Sanitopoli, parla il primario “troppo bravo”

Sanitopoli, parla il primario “troppo bravo”

Ai finanzieri che lo hanno interrogato ha spiegato il metodo per far fuori chi non deve vincere

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Certo quel Nardi…“. “Quel” Nardi è il dottor Giuseppe Nardi, oggi primario di Anestesia all’ospedale di Rimini. Prima, però, aveva partecipato anche al concorso per direttore della struttura complessa all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, bandito con delibera del direttore generale nell’aprile del 2015.

Nel marzo del 2018 vengono valutati i curricola dei candidati. Per quel posto, secondo i pm di Perugia che hanno ascoltato le intercettazioni, l’assessore Barberini vorrebbe un interno, Fabio Gori. Per lui si muove Paolo Leonardi. C’è anche un’altra candidata interna, la dr.ssa Tesoro, per la quale, scrive il gip, Duca “sembrerebbe essere stato avvicinato dall’assessore regionale al bilancio Bartolini“.

Ma c’è un problema. Il dottor Giuseppe Nardi, che ha un punteggio più alto, 40. “Invece che 40 lo portamo a 39, per avvicinarlo a quell’altri 3 nostri… omissis… gestire un punto non è un problema…” dice Duca.

L’auspicio dei vertici dell’ospedale è che Nardi non si presenti. E comunque, quel punteggio di 40 deve essere abbassato. “Si è una boiata, adesso l’abbasso” dice il direttore sanitario Pacchiarini. Che poi aggiunge: “… e caso mai ta Gori invece che 34,90 portarlo a 35,10… 20 centesimi in più perché accorciamo il gap con questo se se presentasse…“.

Questo“, Nardi, non si presenta ed il posto è di Gori.

Ma il dottor Giuseppe Nardi, dalla guardia di finanza, ha raccontato il perché non si è presentato. Ed il sistema utilizzato per favorire gli interni. E lo ha ribadito anche ai microfoni del Tg1: “Non mi sono ritirato, non mi hanno avvisato” accusa. Spiegando che la commissione era stata nominata per due anni, con scelte che però costringevano sempre a rimandare la prova. Passa così tanto tempo che Nardi si disinteressa di quel posto e lo cerca (e trova) altrove. “La data del gran premio – dice intervistato anche da Repubblica – viene rimandata così tante volte che nessuno la chiede più, se non chi deve vincere“.

Una strategia che pare sia nota nell’ambiente del pubblico impiego.

 

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