Riordino Tribunali, parlamentari Verini e Ginetti (PD) pensano ad aggiornamento decreto - Tuttoggi

Riordino Tribunali, parlamentari Verini e Ginetti (PD) pensano ad aggiornamento decreto

Redazione

Riordino Tribunali, parlamentari Verini e Ginetti (PD) pensano ad aggiornamento decreto

Ven, 24/05/2013 - 18:39

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Non mancherà di suscitare clamore la presa di posizione dei parlamentari umbri del Pd, Walter Verini e Nadia Ginetti che in forza del loro nuovo ruolo nelle commissioni di camera e senato vorrebbero riprendere in mano la discussione su un tema che aveva mobilitato interi pezzi di regione e delle categorie interessate con un dibattito dai toni accesissimi e che ora sembra riprendere vita e polemica proprio quando tutto sembrava definitivamente accettato e risolto.

Razionalizzare la geografia giudiziaria del Paese, ferma all’Unità d’Italia, è un’esigenza condivisa – recita la nota stampa del Pd regionale a margine dell'incontro sul tema Giustizia di questa mattina- ma non si può fare senza tener conto delle specificità territoriali, pena il rischio di mancare gli obiettivi di vicinanza ed efficienza del sistema posti dal decreto sul riordino e riorganizzazione dei tribunali. Ne sono convinti i parlamentari umbri del Pd Walter Verini e Nadia Ginetti, impegnati nelle specifiche commissioni di Camera e Senato a sollecitare un “aggiornamento della riforma” sulla base dei rilievi e delle proposte già approvate nell’agosto scorso in commissione e sulla scorta di quanto contenuto nella legge delega. Se ne è parlato questa mattina, nel corso di un incontro con la stampa organizzato presso la sede del Pd Umbria, alla presenza del Segretario Regionale Lamberto Bottini e della Responsabile del Dipartimento Giustizia Antonella Salustri. “La giustizia – ha detto Bottini – è un terreno centrale per quanto riguarda le riforme che attendono questo governo”. Sì alla revisione della geografia giudiziaria, quindi, ma “affermando criteri di economicità e di funzionalità, perché una giustizia che funziona significa anche un Paese più civile”. Per questo “il decreto – secondo Salustri – necessita di opportuni correttivi”. Perché se le priorità rimangono razionalizzazione e decongestionamento dei tribunali, non si può non tener conto la “della specificità del bacino di utenza e della dimensione territoriale – si legge nella proposta di risoluzione di cui Verini è primo firmatario – della situazione infrastrutturale” oltre che “della presenza di criminalità organizzata”. In questo senso, il decreto evidenzia delle incongruità che “riguardano anche alcuni accorpamenti territoriali che, comportando forti disagi organizzativi e funzionali, avranno incidenza negativa per l'efficienza del servizio giustizia”. Si propone, dunque, di “prevedere – sottolinea Verini – un qualche tempo di aggiornamento della riforma per verificare dove l’operatività della norma potrebbe contrastare gli obiettivi della riforma”. Nella risoluzione si chiede, intanto, di “mantenere i tribunali subprovinciali soppressi quali sezioni distaccate”; di “mantenere quelle sole sezioni distaccate, attualmente esistenti, che per carico di lavoro riferito alle sopravvenienze, bacino di utenza, estensione territoriale (in alcuni casi più ampio della sede accorpante), caratteristiche specifiche della collocazione geografica, risultano oggettivamente necessarie per ovviare, soprattutto nella prima fase di attuazione, a disagi organizzativi per la popolazione e funzionali per il servizio giustizia”; di “garantire il mantenimento delle sedi di giudice di pace presso le sezioni distaccate di tribunale che verranno soppresse, al fine di assicurare l'applicazione del principio della giustizia di prossimità, per garantire in concreto l'accesso alla giustizia da parte degli utenti che ne abbiano diritto, ovvero, nel caso in cui ciò non sia possibile, prevedere almeno la presenza di un ufficio del giudice di pace avente sede nel comune della sezione distaccata soppressa, per ciascuna provincia in cui intervenga la soppressione di una o più sezioni distaccate”. E sarà, evidentemente, indispensabile che i maggiori costi non ricadano sulla casse dei Comuni interessati, ma bensì sul competente ministero. “Abbiamo interesse – ha detto Ginetti – che le riforme raggiungano gli obiettivi e siano condivise”, in particolare con gli operatori e gli utenti del settore giustizia. Ecco che, allora, la revisione del decreto nella direzione indicata dalla risoluzione elaborata dai membri della commissione giustizia della camera potrebbe risolvere alcune delle criticità emerse nei mesi scorsi in Umbria. Qualche esempio? La soppressione del tribunale di Orvieto, gli accorpamenti inopportuni di Todi con Spoleto e dei Comuni di Piegaro, Paciano e Città della Pieve con Terni.

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