Pd, Direzione col “Leonelli congelato”

Pd, Direzione col “Leonelli congelato”

Tregua armata: “Non è il momento della resa dei conti”. Vertice di maggioranza in Regione. Le Caporetto dell’Umbria: i numeri

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Il Pd umbro prova a serrare le fila dopo la scoppola del 4 marzo. Compito arduo, quando in molti pensano a salvare quanto c’è da salvare nel proprio orticello, più che ai mercati generali. E poco importa se, avanti di questo passo, resterà solo qualche rapa e qualche cetriolo.

“Non è il momento della resa dei conti” predica Marini. Che al momento è tra i pochi esponenti Pd che ha ancora qualcosa da perdere. Insieme ai sindaci, che domenica si sono visti più per studiare la difesa che per guidare un nuovo assalto. In molti sanno infatti che, se si votasse oggi, difficilmente salverebbero la fascia tricolore dalle mani di leghisti e pentastellati. Hai voglia, poi, a chiamarle orde barbariche.

Non è il momento della resa dei conti, nel Pd, perché non conviene a nessuno. Bocci si lecca le ferite, non più al sicuro nemmeno nella sua Valnerina. Non ha giocato la carta della minaccia di staccare la spina al governo regionale quando Marini e Leonelli gli hanno sbarrato la strada verso il collegio di Perugia. Farlo ora sarebbe una vendetta, incomprensibile per la base.

Le parole pronunciate da Barberini non sono piaciute. A nessuno, o quasi. “Il rimpasto può riguardare anche te” gli avrebbe detto la presidente Marini, secondo quanto riferito da alcuni. Possibile… che abbia usato la parola rimpasto? Dopo la conferenza stampa della governatrice, l’attenzione si è spostata comunque sui possibili nuovi assetti della Giunta regionale e sul modo in cui le cinque “eccellenze” uscite sconfitte dalle sfide uninominali potranno essere recuperate.


Regione, Marini: “Il cambio di assetti non è un tabù. Ma non chiamatelo rimpasto”


Per Giampiero Giulietti si è parlato anche di un possibile futuro da segretario regionale del partito, visto che la via per tornare a Palazzo Bourbon, magari per interposta persona, non è poi così agevole. Le strade di quella che un tempo era la Stalingrado dell’Umbria sono infatti piene di trappole, tra guerriglieri leghisti e fuoco amico. La guida del Pd umbro, anche pro tempore, ad uno sconfitto in un collegio dato per “sicuro”, non verrebbe però compresa. E poi, è considerato troppo vicino alla presidente Marini, colei che ha dato le carte in questa fase, forte del nuovo asse con Roma. Come del resto perde quota l’ipotesi di affidarsi ad una parlamentare eletta, senza troppi sforzi, come la turbo-renziana Anna Ascani.

Più agevole, per non scatenare la guerra interna, la mossa di una reggenza collegiale, composta da personalità non sgradite all’una ed all’altra fazione. Una figura come quella della presidente del Consiglio regionale Donatella Porzi, per intenderci, la più mariniana dei bocciani. Anche Walter Verini potrebbe tornare utile, in quest’ottica.

Reggenza rinviata

Ma la mossa della Direzione nazionale, che rimanda di una ventina di giorni (all’Assemblea) il percorso da seguire per definire i nuovi assetti del partito, coinvolge anche i livelli regionali. Segretari regionali tutti “congelati”, Leonelli compreso. La reggenza, dunque, per ora non serve. In Umbria tuttavia il Congresso doveva essere fatto, al di là della sconfitta. La scelta di un Congresso nazionale straordinario potrebbe però modificare modalità e tempi di approdo.

Il vertice di maggioranza in Regione

Intanto, a metà mattinata vertice di maggioranza in Regione con i superstiti di influenza e improrogabili impegni. Con i tre registi dell’incontro a garanzia dei partiti della coalizione (Chiacchieroni, Solinas e Rometti), presenti la governatrice Marini, l’assessore Barberini, la presidente Porzi, Guasticchi e Smacchi. Primo tema all’ordine del giorno: come si va avanti da qui al 2020? Di “rimpasto” non si è parlato. Marini ha ribadito che la sconfitta è per lo più legata ad un trend generale, al di là dunque degli eventuali demeriti percepiti nell’azione di governo regionale. Rometti ha ricordato l’eccessivo protagonismo del Pd in occasione dell’ultima campagna elettorale. Se ha ancora senso parlare di centrosinistra, ci si muova come centrosinistra e non come Pd “più qualcosa”. Con maggiore incisività, comunque. Che è la richiesta avanzata anche da Solinas. Lui ha ribadito la fedeltà all’attuale governo regionale (anche se, all’interno della galassia di Leu, c’è chi mostra insofferenza), ma ha chiesto di spingere con decisione nell’ammodernare la sanità (liste d’attesa, informatizzazione, servizi territoriali), nella gestione dei fondi Ue in agricoltura. E poi, il tema del lavoro e della spinta per far uscire l’economia umbra dal guado, giudicato un po’ da tutti il nocciolo del problema. Però, hanno detto gli alleati, siamo tutti sulla stessa barca, consapevoli che la sconfitta non è solo del Pd. Insomma, se un pericolo può arrivare per Marini da qui a fine legislatura, è da cercare di più tra i “suoi”.

Secondo tema all’ordine del giorno: le alleanze in vista delle prossime amministrative. Se è vero che il voto di protesta penalizza chi è al governo, in tutti i sensi, c’è da tremare. Visti anche i risultati ottenuti in queste politiche nei comuni dove si dovrà scegliere il sindaco. Nel Pd si deve comprendere quanto i territori, questa volta, avranno le mani libere rispetto a regie dall’alto. I socialisti saranno della partita, superate le scorie di questa tornata elettorale. LeU deve organizzarsi come formazione politica; per ora è solo un’alleanza elettorale. Mdp, Sinistra italiana e Possibile tenteranno nelle prossime settimane di formare un coordinamento in Umbria.

Qualora non si trovasse un accordo quadro generale, la coalizione di centrosinistra andrebbe “cercata” territorio per territorio. Ampliata ad eventuali liste civiche. Solinas, comunque, non demorde ed ha per questo chiesto a Marini di convocare un tavolo.

Pd, le tante Caporetto in Umbria

L’analisi dei flussi di voto effettuata dall’Università di Perugia e la ricognizione dei risultati comune per comune elaborata da Mediacom043 appaiono impietose. Anche se il professor Bracalente avverte che l’instabilità del voto e un nuovo astensionismo alle amministrative potrebbe far tornare in gioco il centrosinistra.

Ma all’interno di un arretramento generale, in alcune aree dell’Umbria il Pd appare in uno stato comatoso. L’elaborazione di Mediacom043 mostra un arretramento rispetto alle politiche del 2013 che sfiora il 40% a Umbertide, -39% a Terni (dove i dem lasciano sul campo 8.348 voti), a Gubbio (-35%) e Narni (-33%). Pesante anche il calo a Perugia, dove il Pd perde 7119 voti (-22,7%). Tra le città più grandi, si registra il -29,1% di Todi, il -27,6% di Orvieto, il -25,4% di Spoleto, il -22,6% di Foligno e il -22% di Bastia Umbra. Temperature siberiane.
Il partito risulta in crescita rispetto alle precedenti politiche solo a Sellano, Cascia e Scheggino. E tra i comuni più grandi, la flessione minore si registra ad Assisi (-12,3%). Se addirittura si fa il confronto con le politiche di 10 anni fa, a Terni il partito ha più che dimezzato i consensi percentuali (-59,9%), con arretramenti pesanti anche a Gubbio (-58,7%), Spoleto (-54,3%), Umbertide (-53,8%), Narni (-53,7%), mentre a Perugia il calo è stato del 47,2%.

E non va tanto meglio se si guarda alla coalizione di centrosinistra, o almeno a ciò che ne resta. La coalizione risultata prima in soli 13 comuni: Castiglione del Lago, Città della Pieve, Paciano, Panicale, Piegaro, Cerreto di Spoleto, Montone, Poggiodomo, Scheggino, Umbertide, Allerona, Montegabbione, Parrano. E tra i 49 comuni dove il centrosinistra è arrivato terzo (dietro a centrodestra e pentastellati), compaiono comuni come Assisi, Bastia, Foligno, Gualdo Tadino, Amelia, Spoleto, Terni.

Articolo modificato alle 19:00

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