Referendum “no trivellazioni” | Dieci Regioni in Cassazione, l’Umbria no

Referendum “no trivellazioni” | Dieci Regioni in Cassazione, l’Umbria no

Dal centro destra, “tuteliamo l’ambiente” | Duro il Prc

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E’ ancora aperta la questione sul referendum “no trivellazioni”, sbarcato in Regione Umbria dopo il varo dello Sblocca Italia. Il portavoce del centro destra e liste civiche, Claudio Ricci, in una nota condivisa dai consiglieri regionali Mancini e Fiorini-Lega, Nevi-FI, Squarta-FDI e De Vincenzi-RP, interviene sulla questione relativa all’adesione della Regione Umbria al referendum “no trivellazioni”. Ricci ricorda di aver sostenuto come coalizione, “con gli atti numeri 125 e 126 posti all’attenzione dell’Assemblea legislativa”, la volontà che la Regione Umbria potesse aderire alle procedure per l’indizione del referendum inerente le autorizzazioni minerarie di ricerca e coltivazione per petrolio e gas naturale, “come fatto peraltro da numerose regioni italiane”.

“La seduta di oggi – sottolinea Ricci – era l’ultima utile per l’approvazione e ieri si è svolta la riunione della Seconda Commissione che, però, non ha formulato un parere. Alla fine l’Assemblea legislativa non è stata in condizione di pronunciarsi sull’atto a causa delle indecisioni della maggioranza”. “Il referendum è molto importante – sottolinea Ricci – in quanto con esso si vuole mantenere in capo alle Regioni la possibilità, secondo la volontà delle comunità locali, di intervenire in modo cogente nelle autorizzazioni minerarie senza che lo Stato abbia la esclusiva potestà di decidere. Questo – conclude – consentirebbe di tutelare meglio l’ambiente regionale nonché concertare, con le aziende interessate agli scavi, eventuali ‘risorse compensative’ da destinate alle comunità locali”.

Più duro il Prc: “mentre nella mattinata del prossimo 30 settembre dieci Regioni depositeranno in Cassazione la richiesta di referendum sulle trivellazioni impugnando su questo tema lo “Sblocca Italia”, il Pd umbro ha deciso che la strategia energetica del nostro paese non riguarda gli umbri. E lo ha fatto facendo scadere i termini grazie ad un balletto stucchevole di rimandi tra Consiglio Regionale e commissione competente. Per la verità il segretario-capogruppo Leonelli è stato chiaro: la materia non interessa direttamente l’Umbria e si tratterebbe di una presa di posizione contro un provvedimento governativo. Cioè Leonelli non solo ci ricorda che l’Umbria non ha il mare, ma chiarisce una volta per tutte che il governo regionale è nei fatti un proconsolato renziano. Peggio. La situazione conferma che l’Umbria è governata da un monocolore Pd disinteressato a difendere l’autonomia regionale e che gli attuali alleati sostengono una maggioranza senza che ce ne sia bisogno e senza contare nulla al di là di dichiarazioni di buona volontà e di circostanza. Noi pensiamo invece che le scelte energetiche nazionali riguardano eccome gli umbri perché le trivellazioni sotto i mari italiani e lungo l’appennino non solo sono del tutto inutili, ma metteranno in forte crisi la pesca e il turismo. All’Umbria e all’Italia serve invece una politica che punti alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica. Detto questo, visto che il Pd umbro ha deciso di non disturbare il manovratore, c’è da scommettere che anche su sanità, trasporti e stato sociale finirà molto male. Per questo ci rivolgiamo a tutte le forze politiche e sociali della sinistra umbra per prendere un’iniziativa unitaria contro questo governo regionale completamente subalterno al Pd e a Renzi”.

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