Pronto soccorso ingolfati, le contromisure della Regione

Pronto soccorso ingolfati, le contromisure della Regione

Aggregazioni territoriali con i medici generici, potenziamenti e servizi specifici per i bambini

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Contro l’affluenza incontrollata nei pronto soccorso dell’Umbria la Regione prova a rispondere potenziando i servizi sul territorio con i medici di medicina generale. Rispondendo nel question time al consigliere Andrea Smacchi (Pd) che aveva proposto di “valutare l’opportunità di predisporre negli ospedali umbri degli ambulatori delle non-urgenze, e ambulatori pediatrici per i più piccoli per la diagnosi e la cura degli utenti in codice bianco, in aggiunta e ad integrazione delle aggregazioni territoriali di medici nelle Case della Salute”, l’assessore Luca Barberini ha spiegato cosa ha fatto e cosa farà nel prossimo futuro la Giunta regionale per prevenire il problema dell’affollamento.

Sono partite 20 Aggregazioni funzionali territoriali sulla Asl 1 e 16 sulla Asl 2, composte da 20 medici di medicina generale con la collaborazione di medici che svolgono continuità assistenziale, anche con il potenziamento degli orari dei medici e garantire ambulatori aperti anche in pausa pranzo, il sabato mattina e nei prefestivi dalle ore 8 alle 14, quindi assicurando una copertura h 24 per tutti i giorni della settimana con una rotazione dei medici e dare risposta ai casi non urgenti attraverso le Aggregazioni funzionali territoriali.

Altra possibilità che è oggetto di studio, già affrontata da altre Regioni – ha informato l’assessore – è di aprire ambulatori per la non-urgenza dentro gli ospedali, ma la legge presentata a questo scopo è stata impugnata dal governo, perché afferente a materie che sono di competenza riservata dello Stato.

Altra soluzione per le piccole emergenze pediatriche: la Regione sta lavorando per provare a organizzare una sorta di articolazione simile alle Aft, che permetterebbe di avere risposte riservate all’età pediatrica, con il coinvolgimento dei pediatri ed una presenza più articolata sul territorio, evitando l’accesso al pronto soccorso.

Altro ancora è il potenziamento delle attività nei pronto soccorso, come riferito da Duca sulla sperimentazione avviata. Quello che preoccupa è proprio la mancanza di pediatri e la difficoltà di aumentare l’offerta per dare risposte più forti: nelle ultime selezioni per pediatri sono pervenute zero domande alla Asl 2 e una sola alla Asl 1, “sintomo evidente – ha concluso Barberini – di una programmazione carente sulle specializzazioni fatta dallo Stato”.

Smacchi ha replicato affermando che “l’unico dubbio resta quello relativo ai tempi di attuazione in alcune zone delle Aggregazioni funzionali territoriali. In alcuni Comuni sono partite, in altri no, e si pensa che possano partire entro un anno o due. La situazione però dice che i tempi per avere una risposta da chi si trova in ‘codice bianco’ non sono nemmeno determinabili, diversamente da quanto avviene per i codici verdi e gialli, rispettivamente circa un’ora e meno di di mezzora, mentre i codici rossi ricevono cure immediate. Ogni giorno ci sono 125 accessi al pronto soccorso, il 10 per cento dei quali potrebbe essere smistato in una Aft, mentre ulteriore ritardo viene causato dai pre-ricoveri perché bloccano le attività in attesa che si trovi un posto letto, sottraendo assistenza agli altri pazienza”.

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