Processo maltrattamenti, imputato perde le staffe "farò sciopero della fame" - Tuttoggi

Processo maltrattamenti, imputato perde le staffe “farò sciopero della fame”

Sara Minciaroni

Processo maltrattamenti, imputato perde le staffe “farò sciopero della fame”

L'imputato è stato allontanato e poi ha iniziato a gridare. E' in carcere dalla vigilia di Natale
Mer, 13/05/2015 - 15:03

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Il giudice lo ammonisce, lui insiste e viene espulso dall’aula. Dalla camera di sicurezza iniziano a levarsi delle grida. Forti, sempre più forti, “basta, basta” si sente dal corridoio mentre gli agenti della penitenziaria cercano di calmarlo, ma l’imputato ha dato in escandescenze e ci vorrà un po’ prima di riportarlo alla calma. Ma ilc olpo di scena è sul finale “farò lo sciopero della fame e della sete, non lo so se ci rivedremo”

Una mattinata difficile. L’udienza per il processo penale a carico di un perugino di 44 anni è iniziata nel peggiore dei modi. Il reato quello di maltrattamenti in famiglia che ha portato all’arresto dell’imputato il giorno della vigilia di Natale ha spinto i difensori della moglie, vittima presunta di quelle violenze, a richiedere l’uso di un séparé durante  la sua deposizione. Ma questo lo fa arrabbiare e il giudice Giuseppe Narducci nota quelle espressioni sprezzanti e le contesta minacciando di farlo uscire dall’aula. Alla fine lo espelle, quando risponde alle domande che il pm sta ponendo alla testimone. E’ a questo punto che portato in camera di sicurezza inizia a gridare. Urla fortissime che arrivano fino nei corridoi di via XIV Settembre. Ci vuole un po’ per placarlo e poi il processo ricomincia. Il clima è comunque teso, e al momento del rinvio l’imputato annuncia che inizierà lo sciopero della fame e della sete.

I domiciliari in albergo poi in carcere da 5 mesi. E ‘in carcere da 5 mesi il 44enne arrestato per maltrattamenti a moglie e figli, la vigilia di natale. Poi pochi giorni dopo l’uomo ottiene gli arresti domiciliari, da scontare in un bed and breakfast a San Feliciano. Al suo arrivo davanti alla struttura però l’uomo, la trova chiusa. Non sa dove andare e nell’attesa che i carabinieri cerchino una sistemazione alternativa, il perugino inizia a chiamare la moglie. Telefonate a raffica, troppe per una persona già accusata di maltrattamenti e atteggiamenti persecutori. Tredici chiamate in pochi minuti e la moglie che chiama la polizia. Intanto, i carabinieri lo mandano a dormire in un albergo ma appena il pm Gemma Miliani viene a sapere delle tredici telefonate alla vittima dei suoi maltrattamenti, il magistrato chiede al gip Luca Semeraro di rispedirlo in carcere. Dove ancora è detenuto in attesa di giudizio.

AGGREDISCE MOGLIE IN CHAT / ARRESTATO DALLA POLIZIA

La violenza. A farlo finire in carcere le accuse di violenza per un episodio in cui l’uomo trova la moglie al computer e poi per rabbia si accanisce su di lei, mentre i figli cercano di difendere la madre e poi una serie di episodi emersi al momento delle indagini della polizia.

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