POPOLARE SPOLETO, FIGURACCIA DEL GOVERNO CHE NON RISPONDE ALL’API: “BANKIT PRESA PER IL NASO” (Video, guarda) - Tuttoggi

POPOLARE SPOLETO, FIGURACCIA DEL GOVERNO CHE NON RISPONDE ALL’API: “BANKIT PRESA PER IL NASO” (Video, guarda)

Redazione

POPOLARE SPOLETO, FIGURACCIA DEL GOVERNO CHE NON RISPONDE ALL’API: “BANKIT PRESA PER IL NASO” (Video, guarda)

Ven, 06/05/2011 - 10:18

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Carlo Ceraso
Il Governo Berlusconi torna in Aula sul ‘caso’ Banca Popolare di Spoleto ma di fatto non risponde all’interrogazione presentata da Alleanza per l’Italia (primo firmatario il senatore Francesco Rutelli) che chiedeva un intervento dell’esecutivo dopo le note vicende scaturite a seguito della relazione della Banca d’Italia. Gli uffici del sottosegretario Alberto Giorgetti hanno invece eluso sotto ogni punto di vista una risposta, anzi, quella fornita dall’esponente di Governo è sembrata una brutta copia di quanto aveva già dichiarato alla Camera la sottosegretaria Viale ad una interrogazione dell’on. Barbato (IdV). Una copia neanche aggiornata, visto che agli uomini del ministro Tremonti non risultano neanche le dimissioni dell’ex vicepresidente vicario (l’avvocato Marco Bellingacci) che si è dimesso sabato scorso soddisfacendo così almeno una parte delle richieste avanzate da Bankit. L’unica novità, peraltro scontata, è che la Vigilanza, a quanto riferito all’Aula, “ha avviato la procedura sanzionatoria amministrativa per le carenze emerse nel corso dei citati accertamenti ispettivi”, sanzioni che, a quanto ha appreso Tuttoggi.info, non sarebbero invece state ancora comminate.
IL GOVERNO – basta leggere il resoconto stenografico del Senato per comprendere che il Ministero dell’economia ha evitato una risposta piena sulla vicenda: 23 righe quelle destinate a ricordare ciò che si deve o non deve fare, appena 9 quelle dedicate all’oggetto dell’interrogazione. Leggiamo quanto ha dichiarato il sottosegretario Giorgetti: “Sentita anche la Banca d'Italia, tramite la segreteria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, occorre premettere che, al fine di assicurare la sana e prudente gestione delle banche e delle società finanziarie capogruppo di gruppi bancari, l'articolo 26 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) prevede il possesso di specifici requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza in capo ai soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo delle stesse. La verifica dei citati requisiti è rimessa in prima istanza agli stessi intermediari; infatti, spetta al Consiglio di amministrazione, al Consiglio di sorveglianza o al Consiglio di gestione dichiarare la decadenza per difetto dei requisiti di onorabilità nel caso di condanna definitiva per i reati previsti dall'articolo 5 del decreto ministeriale 18 marzo 1998, n. 161, entro 30 giorni dalla nomina o dalla conoscenza del difetto sopravvenuto. In caso di inerzia degli intermediari, interviene la Banca d'Italia pronunciando la decadenza degli esponenti privi dei requisiti. Analoghe modalità sono previste per la sospensione temporanea della carica, ai sensi del citato articolo 26 del Testo unico bancario e dell'articolo 6 del citato decreto ministeriale n. 161, in caso di condanna con sentenza non definitiva per uno dei reati previsti dal predetto articolo 5, ovvero nel caso di applicazione di misure cautelari di tipo personale. In proposito, giova segnalare che il Governatore della Banca d'Italia, nelle considerazioni finali espresse nel maggio 2010, ha dichiarato che la normativa sui requisiti degli esponenti aziendali è un fondamentale presidio della sana e prudente gestione degli intermediari e una garanzia per la stabilità degli stessi; in tale ottica, ha auspicato l'introduzione nel nostro ordinamento, in linea con quanto previsto in altri Paesi, di un potere di rimozione in capo all'organo di vigilanza dei responsabili di gestioni scorrette o altamente rischiose, prima che la situazione si deteriori gravemente e si debbano perciò attivare provvedimenti di rigore. Con specifico riferimento alla vicenda della Banca popolare di Spoleto, la segreteria del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio ha precisato che la Banca d'Italia, in esito agli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti nel 2010, ha chiesto all'intermediario in questione di adottare un articolato piano di interventi che preveda, tra l'altro, un significativo ricambio nella composizione dell'organo amministrativo, a partire dai componenti di vertice dello stesso. In data 15 febbraio 2011, il Presidente e il Vice presidente vicario del Consiglio di amministrazione della Banca popolare di Spoleto hanno rassegnato le proprie dimissioni dai rispettivi incarichi e il primo anche dalla carica di consigliere di amministrazione. La Banca d'Italia, inoltre, ha avviato, nei confronti degli esponenti aziendali della banca in questione, la procedura sanzionatoria amministrativa per le carenze emerse nel corso dei citati accertamenti ispettivi”.
LA REPLICA – a rispondere al governo c’era il senatore Milana che ha denunciato un certo imbarazzo per la risposta: “Signor Presidente, esprimo un certo sconcerto per la risposta del rappresentante del Governo, che si addentra per i tre quarti nella descrizione burocratica degli adempimenti e dedica una piccola parte finale alla vicenda oggetto dell'interrogazione, ricordando che l'ispezione della Banca d'Italia ha chiesto la rimozione dei vertici della BPS (poi dimessisi). L'oggetto della nostra interrogazione era il seguente: cosa può fare il Governo per evitare che la Banca d'Italia venga presa per il naso? Qualche ora dopo le dimissioni, infatti, i suddetti esponenti della banca – nei confronti dei quali c'è sempre la presunzione di innocenza, ma la Banca d'Italia ne ha chiesto la rimozione – sfiduciano il Consiglio di amministrazione della controllante, che detiene il 51,22 per cento della Banca popolare di Spoleto, e si insediano in quella posizione. A questo punto nasce il legittimo sospetto che, per interposta persona, continuino a governare la Banca. È evidente che ci troviamo di fronte a un caso in cui le raccomandazioni dell'organo di vigilanza, nella fattispecie la Banca d'Italia, uno dei più prestigiosi organismi dal Paese, sono state aggirate. Ebbene, ciò che chiedevamo al Governo con questa interrogazione era di ripristinare l'autorevolezza della Banca d'Italia in questa vicenda. Su questo, signor Sottosegretario, non c'è mezza parola: si rimanda al fatto che i vertici della BPS si sono dimessi, e poi, vada come vada. Il Governo invece dovrebbe utilizzare la propria autorevolezza per impedire che fatti del genere avvengano: è chiaro, infatti, che ci troviamo di fronte ad un episodio per qualche verso sconcertante. Io conosco il Sottosegretario, lo stimo, ma lo invito a richiamare anche gli uffici ad un attento intervento sulla vicenda, perché è evidente che quanto accaduto lascia l'amaro in bocca a chi controlla e soprattutto ad un'opinione pubblica che, in quella parte dell'Umbria, guarda a questa vicenda con sconcerto e preoccupazione”.
POTERE DI REMOVAL – la vicenda della Popolare di Spoleto richiama alla mente altri ‘casi’ che da tempo fanno spingere Bankit a richiedere maggiori poteri di intervento. Il Governo proprio in queste ore potrebbe emanare nuove disposizioni sia sul tetto ai bonus dei banchieri (Via Nazionale potrebbe stabilire limiti complessivi al compeso dei manager se le aziende beneficiano di sostegni pubblici), sia sulla possibilità in capo a Palazzo Koch del potere di removal, ovvero la possibilità di rimuovere i manager degli istituti di credito quando si verifichino situazioni per le quali che dimostrino la loro inadeguatezza al ruolo
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