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Perugia, quello che le banche non dicono e che invece dovrebbero dire

Redazione

Perugia, quello che le banche non dicono e che invece dovrebbero dire

I problemi di comunicazione delle banche verso i clienti al centro del convegno promosso da Uilca Uil
Lun, 02/10/2017 - 11:38

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Quello che le banche non dicono e che invece dovrebbero dire, la crescita dell’usura in Umbria e in Italia, i segni della nuova banca del futuro che sono già arrivati ma che cresceranno in modo esponenziale, l’impegno della Chiesa umbra e della Ceu (Conferenza episcopale umbra) in difesa dei soggetti più deboli attraverso le iniziative per il contrasto all’usura e a favore del microcredito, l’evoluzione del tessuto bancario in Umbria e i problemi, diventati molto evidenti durante la recessione, che questa evoluzione ha scaricato sul sistema economico regionale.

Sono stati i temi dell’interessante convegno organizzato dalla Uilca-Uil dell’Umbria e che si è svolto presso l’Aula Magna dei Dipartimenti di Economia e Scienze politiche dell’Università di Perugia. Un evento realizzato dalla Uilca Uil in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, Radio Vaticana e Il Caf Uil dell’Umbria.

L’obiettivo dell’appuntamento era quello di presentare il quadro della situazione e di fornire strumenti per approcciarsi in modo adeguato con le banche e più in generale con gli strumenti finanziari, diventando in grado di farsi e fare domande che possono evitare rischi seri, come purtroppo avvenuto in questi anni e a ricordarlo ci sono i risparmi bruciati di clienti di alcune banche. Per questo nell’Aula Magna erano presenti anche tre classi – le quarte – dell’Istituto superiore Blaise Pascal di Perugia. Gli studenti, nonostante la durata dei lavori, hanno seguito con grande attenzione e partecipazione.

A coordinare i lavori il giornalista economico Giuseppe Castellini, già direttore del Giornale dell’Umbria e del Nuovo Corriere Nazionale. Ha aperto i lavori il segretario regionale della Uilca Uil, Luciano Marini, che ha inquadrato i temi del convegno ed è entrato nel dettaglio dei nodi da sciogliere affinché il rapporto tra banche e cittadini diventi più trasparente e caratterizzato dalla fiducia reciproca. Marini, tra l’altro, ha affermato che “in realtà, sino ad ora, nel nostro Paese i centri decisionali delle banche, il top management e i banchieri non hanno mai voluto risolvere tale essenziale ‘problema di comunicazione’ tra chi rappresenta l’offerta di prodotti e servizi bancari e gli utenti, le persone, la clientela che si reca in banca per rappresentare la propria ‘domanda’ di tali servizi. Un ritardo deontologico che per noi è grave, non rispettoso dei diritti costituzionali della persona nella sua qualità di utente e cliente”.

Partendo da queste premesse Roberto Telatin, responsabile del Ceentro studi della Uilca nazionale, ha spiegato in dettaglio come sta cambiando, sulla spinta della tecnologia, la banca e l’atteggiamento dei clienti. Una nuova era digitale che si è già aperta ma che negli anni a venire avrà prepotenti accelerazioni, con anche il procedere della disintermediazione del credito. Del ‘vecchio’ mondo del credito poco resterà in piedi e questo apre opportunità ma anche rischi, che Telatin ha spiegato con grande chiarezza.

Alberto Bellocchi, magistrato emerito e presidente della Fondazione Umbra contro l’usura, ha illustrato in dettaglio come funziona, in particolare in Umbria, questo fenomeno e le difficoltà di arginarlo. “Un fenomeno – ha detto Bellocchi – che certo non è una caratteristica peculiare della civiltà moderna, ma è antico come il mondo”. Il magistrato ha affermato che l’usura, complice la recessione e la stretta del credito operata dalle banche, in Umbria in questi anni è molto cresciuta. E ha lanciato un nuovo allarme anche sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nella regione, scenta tra quelle dove ‘ripulire’ gli ingenti proventi della attività illecite.

Maria Rita Valli, direttrice del settimanale “La Voce”, edito dalle diocesi dell’Umbria, ha descritto “l’impegno della Chiesa umbra e della Ceu (Conferenza episcopale umbra, ndr) in difesa dei soggetti più deboli”. E in questo quadro ha illustrato le iniziative per il contrasto all’usura e per il microcredito, chiedendosi tuttavia perché le banche operanti in Italia in generale non facciano microcredito, che altrove viene praticato con successo e risolve spesso situazioni che altrimenti precipitano su una china critica, compreso il ricorso agli usurai. “Un’esigenza – ha detto Maria Rita Valli – tanto più forte a causa degli effetti della recessione. Le persone assistite dalla Caritas sono cresciute moltissimo e non si tratta solo di immigrati, ma di italiani che magari hanno perso lavoro e talvolta risparmi e sono in miseria”.

Il professor Luca Ferrucci, economista, docente all’Università di Perugia, ha tenuto una sorta di ‘lectio magistralis’ sull’evoluzione del tessuto bancario in Umbria, caratterizzato dall’estinzione delle banche locali e dall’arrivo dei grandi gruppi. Ferrucci ha avvertito, quando si parla di modelli bancari, a non innamorarsi di ideologie, perché le soluzioni debbono essere sempre pragmatiche, in base ai tempi e alle caratteristiche dell’evoluzione del sistema economico. In Umbria, ad esempio, la perdita di tutti i centri decisionali, con le banche umbre ridotte ad appena 2, si è dimostrato un fatto negativo, perché un ecosistema bancario efficace deve vedere modelli diversi convivere insieme, sviluppando così maggiore concorrenza. Da questo punto di vista, anche il sistema bancario italiano, che è stato superprivatizzato, ha mostrato e mostra le sue falle. Perché, ha spiegato il professore, in assoluto non si può dire se sia migliore una banca pubblica o una privata, “ma a mio parere le cose funzionano quando nell’ecosistema bancario convivono entrambe le realtà e altre ancora. Il pluralismo, in questo caso, è vincente”. D’altronde la Germania insegna, non avendo smantellato le sue Casse di risparmio, che dipendono dai Laender, quindi dal settore pubblico.

I lavori sono stati conclusi da Luciano Marini, che ha anche evidenziato come, negli ultimi 10 anni, la rivoluzione nelle banche abbia portato a una pressione diventata ormai intollerabile sui dipendenti, che ormai fanno anche i venditori di aspirapolvere, con effetti dimostrati sul livello crescente di ansia e la conseguente comparsa di tutta una serie di patologie. Un argomento sui cui peraltro la Uilca Uil dell’Umbria ha realizzato un’indagine sul campo, attraverso questionari anonimi, di grande interesse.

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