Era scontato che, all’indomani della sentenza del Palazzo della Posterna, si assistesse alla solita diatriba fra vincitori e vinti. Fra quelli pronti a salire sul carro in corsa e quelli a giurare ‘io non c’ero’. E se c’ero dormivo. Un teatrino che rischia di andar avanti ancora per giorni, appannaggio esclusivo di certa politica. Chi se la prende con il Comune e chi con gli ambientalisti, chi infilza i progettisti e chi i dipendenti comunali, chi i giornalisti e chi magistrati. E via dicendo. In un gioco allo sputtanamento continuo che intorbidisce le acque e non porta il cittadino ad avere un briciolo di idea su come si sono realmente svolte le cose. E così, dopo la conferenza stampa dell’inedito duo di Alfredo Andreani (ex diesse, oggi Idv) e Giampiero Calabresi (ex Pdci) – che avevano senza mezzi termini parlato di una sentenza che mette ‘fine del saccheggio della città’ – arriva nel pomeriggio (di ieri per chi legge) una nota del Comune che smentisce i due: “alla luce però delle dichiarazioni rilasciate da alcuni ex amministratori e riportate questa mattina dagli organi di stampa, è necessario precisare il contenuto dell’atto di adozione del Piano Particolareggiato di Esecuzione per ristrutturazione urbanistica di iniziativa pubblica del ‘Progetto di mobilità alternativa’. L’adozione di tale piano è avvenuta con Deliberazione del Consiglio Comunale n° 135 del 12 ottobre 1998 con la quale veniva preso in esame, per quanto riguarda il comparto della Posterna, non solo l’indice di edificabilità, ma anche la possibilità di costruire un ‘edificio da destinare ad edilizia privata prevista come ingombro massimo tra le rampe di accesso al parcheggio, Via delle Mura Interne o delle Grazie ed i percorsi pedonali’. La ‘dimensione volumetrica massima’ venne predefinita in mc. 15.000, con un’altezza massima di 18 metri”. Dunque Andreani e Calabresi – che ieri avevano assicurato di aver sì votato l’indice di edificabilità, ma di non aver mai conosciuto dove sarebbe stata costruita – vengono smentiti dalla stessa amministrazione.
Nel continuo botta e risposta, sarebbe difficile anche per il lettore più attento individuare da che parte è la ragione. Anche per i media che, convocati alla conferenza stampa di ieri l'altro, hanno ascoltato le denunce e difese di Andreani e Calabresi. Ma è andando a spulciare gli atti che si può mettere un paletto fermo; almeno a quanto successo quel 12 ottobre di 12 anni fa così come riportato nel Verbale che Tuttoggi.info è in grado di mostrare (vd foto).
L’adozione del Piano – che tutti i consiglieri comunali sapessero dove si sarebbe costruito lo si intuisce sin dalla prima pagina. Quando l’ex assessore Frascarelli introduce il “Piano di mobilità alternativa”. “….questo piano particolareggiato prende in visione tutta la zona che va nella Posterna, i cui proprietari dei terreni sono il sig De Megni, prevalentemente, e il dott. Falcinelli e in questa zona, particolarmente degradata, ha ipotizzato una serie di iniziative al fine di riqualificare la zona, dare alla stessa zona prospettive di sviluppo, sia residenziale, che commerciale, che di servizi. Lo studio prevede un aumento di volumetria di 16mc con 15.000 mc da destinare all'edilizia privata e 1.600mc a coronamento della struttura del parcheggio proprio da adibire ai servizi. Lì già l'interessato (De Megni, n.d.r.) ha la possibilità di costruire 7.000 mc secondo le norme vigenti…”. Dunque è l’area di De Megni-Falcinelli quella interessata all’ampliamento della volumetria.
I presenti in Aula – al dibattito presero parte 28 consiglieri, anche se al momento del voto i presenti risultarono 23 incluso l’allora sindaco Alessandro Laureti. A votare a favore del Piano furono in 17, ovvero il primo cittadino e i consiglieri Alfredo Andreani, Silvano Pompili, Bruno Nemmi, Agostino Pensa, Roberto Capitani, Mario Lucidi, Giampiero Calabresi, Amedeo Marcelli, Maria Rita Palazzi, Massimiliano Capitani, Antonio Lattanzi, Aliero Dominici, Alessandro Sinibaldi, Maria Antonietta Albanese D'Angerio, Gilberto Stella e il presidente del consiglio Luciano Belli. Contro furono A.., F.I., Per Spoleto ovvero Anna Forlani, Giacomo Accardi, Vincenzo Rossi, Paolo Filipponi, Angelo Costanzi Petrancola e il compianto Giancarlo Mercatelli. Assenti al momento della votazione Fabrizio Cardarelli, Domenico Santini, Giampiero Panfili, Carla Rambaldi Carlone, Leonardo Piselli, Maurizio Hanke, Enzo Nardi e Sergio Grifoni.
Dal ‘sogno’ al ‘grande giorno’ – scorrendo gli interventi risalta agli occhi quello di Calabresi, ancora nei diesse e che sarà chiamato, di lì a pochi mesi, a far parte della Giunta Brunini 1. “Su questo Piano abbiamo discusso anche per troppo tempo – esordisce l’ex consigliere – …. l’amministrazione Laureti ha il pregio di aver passato il sogno alla realtà, di aver lavorato per la realizzazione di questa proposta”. Indubbiamente, ed è noto, ha cambiato idea, se ieri l’altro, commentando la sentenza di abbattimento parziale del Palazzo, ha urlato al “grande giorno”. Ma c’è di più: dopo aver difeso il progetto perchè non stravolge la città nè storicamente, nè culturalmente, visti i benefici di una “Spoleto senza auto”, Calabresi asserisce che “tutte queste considerazioni ci fanno dichiarare il voto favorevole con la massima convinzione, con la massima soddisfazione, perchè non si tratta di una leggerezza ma di una serietà anche in termini di continuità programmatica che su proposte forti, interessanti che risolvono i problemi annosi della città, l’amministrazione da una continuità. Anche le Amministrazioni successive danno continuità”.
Sarebbe dunque bastato dire che c'è stato, da allora, un ripensamento da parte di Andreani e Calabresi. Per la verità, Calabresi negli ultimi anni ha dimostrato una qualche coerenza appoggiando la battaglia degli ambientalisti contro il cosidetto Mostro delle Mura.
Il Voto – ma torniamo all'autunno del '98. Il consesso da quindi atto che “il Piano Particolareggiato proposto comporta un aumento di volumetria di mc 16.1663,20, di cui mc 1663,20 per struttura di coronamento del parcheggio e mc 15.000 per l’edificio da destinare ad edilizia privata, che rientra nei limiti inderogabili di densità edilizia consentiti di mc/mq 2,92 stabiliti dalla delibera del C.C. n. 33/94….”
In Comune – le ultime 48 ore sono state febbrili per il Palazzo municipale. Se l’amministrazione è tornata a manifestare la “piena fiducia nell’operato della magistratura e la totale trasparenza delle procedure seguite, riservandosi la possibilità di avanzare ulteriori valutazioni solo dopo aver visionato le motivazioni alla base della sentenza”, gli impiegati degli uffici tecnici sono sul piede di guerra. E non solo perchè due di loro sono stati condannati (a 4 mesi ciascuno, pena sospesa, e al pagamento di 25mila euro), quanto perchè avrebbero adempiuto a quanto indicato dal potere politico, come dimostra la stessa delibera di cui sopra. Certo anche per capire la reale posizione dei 2 tecnici bisognerà attendere le motivazioni del giudice.
Non va però dimenticato che il Palazzo, così come approvato nell’ultimo progetto, ha sviluppato una cubatura inferiore a quella indicata dal fu Consiglio comunale (14.200mc). Che non c'entra niente sul gusto estetico dell'opera e neanche sull'impatto che ha nel contesto architettonico (che sia impattante lo ha comunque stabilito la sentenza di primo grado del Tribunale di Spoleto).
Ma è certo che su questa partita si è solo alla prima puntata. Facile immaginare nuove prese di posizione dall'una e dall'altra parte.
“Noi dell'IdV non siamo giustizialisti – aveva detto martedì Andreani – ma abbiamo un alto senso della giustizia; non siamo moralisti ma abbiamo rispetto per la morale”. Ecco, sul ‘caso’ Posterna la giustizia, volenti o nolenti, da lunedì si sa dov’è di casa. Ma la morale?