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Omicidio di Ramazzano: Tre ergastoli per le “belve assassine” – Vent'anni per il basista

Redazione

Omicidio di Ramazzano: Tre ergastoli per le “belve assassine” – Vent'anni per il basista

Gio, 27/06/2013 - 18:22

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Dietro le sbarre a vita. Tre ergastoli per Iulian Ghiorghita, Aurel Rosu e Dorel Gheorghita, i tre giovani rumeni accusati di aver commesso una serie di rapine nei dintorni di Perugia tra cui quella in cui a Ramazzano, nella villetta dei genitori, fu ucciso il banchiere perugino Luca Rosi. Era il 2 marzo 2012. Una condanna a venti anni invece è arivata per Catalin Simionescu, presunto basista. Lo ha deciso oggi il gup di Perugia Lidia Brutti che li ha giudicati con rito abbreviato. Alla lettura della sentenza, erano presenti i genitori, la sorella e la fidanzata della vittima, tutti scoppiati in lacrime alla lettura del dispositivo. Commozione palpabile, per una vicenda che ha sconvolto tutta la comunità.

Oltre quattro ore di camera di consiglio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dai pm Antonella Duchini, Mario Formisano e Giuseppe Petrazzini, tre uomini immobilizzarono Luca Rosi, la madre, la fidanzata e il nipotino allo scopo di farsi consegnare denaro e preziosi che sarebbero stati chiusi all'interno di una cassaforte. Quando il banchiere reagì opponendosi ai rapinatore per evitare che tentassero una violenza sessuale nei confronti della fidanzata, uno di loro senza pietà sparò un colpo di pistola. Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, i malviventi infierirono sull'uomo che aveva fra l'altro le mani legate, seguendolo fino alla camera da letto mentre tentava di sfuggire alla morte. Un’esecuzione crudele, senza scrupoli, per la quale tutti e tre sono stati condannati allo stesso modo, senza distinzioni, tutti ugualmente concorrenti nella morte del giovane Luca.

Le indagini degli inquirenti portarono all’individuazione di gruppo di rumeni, attraverso le piste seguite in quei mesi per tutta una serie di furti che erano stati messi a segno nella zona. Una di quelle rapine fu ai danni di un noto imprenditore, in quell’occasione la governante venne stuprata. Elementi di indagine portarono all’individuazione del basista e di lì rapidamente il cerchio si strinse attorno a tutta la banda.

Alla lettura della sentenza la famiglia si è sciolta in lacrime. Il padre, Bruno Rosi che qualche tempo fa ci aveva confessato di avere il timore di una sentenza troppo clemente ha dichiara: “Era quello chesperavamo, giustizia ora è fatta”.

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