Occhio a Facebook, lavoriamo in Regione

Occhio a Facebook, lavoriamo in Regione

Massimo Sbardella

Occhio a Facebook, lavoriamo in Regione

Sab, 25/09/2021 - 16:41

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Le nuove regole sull'uso dei social (istituzionali e privati) approvate dalla Giunta scatenano polemiche, tra errori grossolani e denunce di attacchi alla libertà di espressione

Occhio a Facebook, lavoriamo in Regione. Polemiche sulla delibera con la quale la Giunta regionale dell’Umbria ha introdotto la “Social Media Policy” della Regione Umbria, cioè l’insieme delle regole e delle norme di comportamento per la gestione delle pagine social dell’Ente, ma anche del comportamento che dipendenti, collaboratori, fornitori e addirittura chi ha incarichi istituzionali deve tenere sui propri profili privati. Una forma di censura, quest’ultima, che l’Esecutivo si è detto pronto ad eliminare, imputando ad un errore quel riferimento ai rappresentanti istituzionali.

Il copia e incolla dalla policy della Asl 1

Ma di errori, a ben vedere, ne emergono diversi. A cominciare dal copia e incolla fatto maldestramente dalle policy della Asl Umbria 1 e di Umbria Salute. Tanto che in un passaggio si fa addirittura riferimento alle procedure per la concessione del logo della Asl (e non della Regione).

Ma in generale il provvedimento, che si inserisce in un tema molto spinoso tra la libertà di espressione sancito dall’art. 21 della Costituzione e la “lealtà” di un dipendente all’azienda per la quale lavora (concetto, questo, molto discusso anche nel settore privato) pare avere molte falle. Tanto che le opposizioni in Consiglio, che con il portavoce Paparelli hanno evidenziato errori e incongruenze, non si accontentano dell’aggiustamento sul passaggio relativo ai rappresentanti istituzionali, ma chiedono che la delibera venga revocata.

“Viene fatto divieto – lamenta Paparelli – di diffondere informazioni, commenti o immagini, atti a ledere “genericamente” l’immagine dell’Amministrazione regionale, ovvero della maggioranza che la governa”.

C’è poi il problema di chi dovrebbe essere chiamato a dettare la linea e a verificare eventuali comportamenti inadeguati. Nella policy è prevista l’istituzione di un Comitato di Redazione composto dal responsabile Comunicazione, dai responsabili delle sezioni che si occupano di comunicazione, dagli operatori che si occupano di comunicazione web e dai membri del social media team. Insomma, la comunicazione istituzionale viene commissariata – lamentano le opposizioni – da soggetti esterni all’Ente.

L’uso dei profili social privati

Perché nella policy c’è anche un paragrafo, il 3.1, che riguarda l’uso privato dei social media. Insomma, come un dipendente o un collaboratore della Regione si comporta quando posta contenuti sul proprio profilo o ne commenta altri.

Così recita testualmente il vademecum: “Eventuali profili del personale della Regione Umbria, collaboratori e consulenti, sono gestiti a titolo personale e in autonomia, nel rispetto del Codice di comportamento dell’Ente e delle indicazioni presenti in questo documento. In ogni caso, vanno sempre tenute presenti le seguenti regole comportamentali:

  • Essere attenti a come ci si presenta I confini tra pubblico e privato, così come tra personale e professionale, sono molto sfumati nelle reti sociali online. Se ci si identifica come dipendenti della Regione Umbria o si è noti per essere tali, questo renderà facile il collegamento all’Ente per cui si lavora, sia da parte dei collaboratori e dirigenti, sia da parte dagli utenti ed è, quindi, necessario assicurarsi che il contenuto associato al dipendente non sia lesivo dell’immagine aziendale. Per evitare questo problema è necessario mettere in chiaro che si sta scrivendo a titolo personale e per proprio conto e non per Regione Umbria. Come minimo si consiglia vivamente di includere un disclaimer simile al seguente: “le opinioni su questo profilo sono mie e non rappresentano le opinioni o le posizioni della Regione Umbria “.
  • Salvaguardare l’immagine della Regione Umbria Ogni dipendente deve evitare di diffondere informazioni, commenti o immagini, volutamente atti a ledere l’immagine o l’onorabilità di cittadini, di colleghi, superiori gerarchici o dell’Amministrazione in generale.
  • Rispettare tutti gli utenti e i colleghi È importante ricordare che la Regione è un’organizzazione complessa i cui dipendenti e utenti riflettono un insieme diversificato di costumi, valori e punti di vista. Non bisogna avere paura di essere sé stessi, ma è opportuno esprimersi con rispetto. Questo include non solo i comportamenti più ovvi (assenza di insulti etnici, personali, oscenità, ecc.) ma anche argomenti che possono essere considerati offensivi o infamatori.
  • Rispettare la privacy dei colleghi I social media e gli altri strumenti online non devono essere utilizzati per le comunicazioni interne tra i colleghi né per la gestione di disaccordi o divergenze né possono essere divulgate foto che identifichino persone senza il loro permesso. Anche in questo modo si contribuisce a mantenere l’ambiente di lavoro confortevole e professionale.
  • Rispettare la privacy degli utenti Rispettare la privacy dei nostri utenti è una priorità aziendale, come previsto dall’apposita normativa. È vietato utilizzare o discutere nei social network eventuali informazioni riguardanti gli utenti per qualsiasi scopo, evitando anche di contattarli per motivi legati al servizio.
  • Proteggere le informazioni e immagini riservate in possesso della Regione Umbria Come da normativa vigente ogni dipendente della Regione Umbria ha l’obbligo di proteggere le informazioni riservate dell’Ente. È vietato rendere pubbliche informazioni aziendali riservate, né pubblicare o divulgare documenti interni informali e non ancora deliberati.
  • Rispetto del copyright, per un uso o utilizzo leale, equo o corretto Per la protezione dei dipendenti e dell’azienda è fondamentale che ci si attenga a tutte le leggi in materia di copyright. Questo significa che non si deve utilizzare il logo o immagini aziendali per uso personale. Inoltre, non è consentito copiare, digitalizzare, modificare o distribuire qualsiasi parte di un lavoro protetto da copyright senza aver prima ottenuto l’autorizzazione scritta del proprietario del copyright.
  • Evitare di speculare su Rumors: È opportuno evitare di speculare su qualsiasi evento o notizia che la Regione Umbria non abbia ufficialmente annunciato. Fughe d’informazioni potenzialmente in grado di ledere gli interessi dell’Ente non saranno permesse. Ogni dipendente quando è stato assunto alla Regione Umbria, ha sottoscritto ed accettato il contratto di lavoro che recepisce il DPR 16 Aprile 2013 n. 62 “Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici”.

Appunto. C’è il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. E comunque c’è sempre il Codice penale, nei casi di reati commessi sui social.

Pavanelli: politiche liberticide

Del caso si è interessata anche la senatrice pentastellata Pavanelli, che parla di “politiche liberticide care alle destre italiane”. In realtà quello del controllo sui social (per i dipendenti) non è solo un problema delle amministrazioni governate dal centrodestra, basti ricordare le polemiche a Milano per il provvedimento assunto lo scorso aprile dalla Giunta Sala a Milano. In Umbria, sembra per errore, il provvedimento ha finito per riguardare anche chi ha incarichi istituzionali.

“Al di là della gravità intrinseca di questo provvedimento – aggiunge l’esponente pentastellata – mi domando se la Regione pagherà qualcuno per controllare gli account social di ogni lavoratore e collaboratore”.

Già. Perché oltre al merito del provvedimento, operativamente ci si domanda: chi dovrà controllare, e in che modo, i commenti fatti privatamente da circa 3 mila dipendenti della Regione tra Giunta, Consiglio, partecipate, collaboratori e fornitori a vario titolo?

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