Morte di Wind of Passion, chiesta l’archiviazione per tutti gli indagati

Morte di Wind of Passion, chiesta l’archiviazione per tutti gli indagati

Ora gli animalisti dovranno scegliere se impugnare la decisione della Procura della Repubblica di Spoleto | Maxi inchiesta e quasi venti mesi di indagini

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A meno di dieci giorni dalle elezioni per il rinnovo dei vertici quintanari, a Palazzo Candiotti tirano un gran sospiro di sollievo: nel dicembre scorso infatti – ma la notizia è trapelata solo in queste ore – la Procura della Repubblica di Spoleto ha richiesto l’archiviazione per la ‘vicenda Wind of Passion’ il purosangue morto – il giorno successivo – alla giostra della Quintana del giugno 2017 in seguito ad una caduta sulla pista del Campo de li Giochi.

Una notizia che ha rassenerato gli animi, soprattutto degli undici indagati, tra i quali lo stesso presidente dell’Ente Autonomo Giostra della Quintana, Domenico Metelli che si avvia alle urne senze rivali e pronto per la rielezione.


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Alle parti offese, ovvero le associazioni animaliste che avevano scatenato la questione legale, è infatti arrivata la notizia di richiesta di archiviazione da parte del pm Patrizia Mattei (che coordinava l’inchiesta) ai sensi dell’articolo 408 del codice di procedura penale, richiesta contro la quale può essere comunque presentata opposizione davanti al gip del tribunale di Spoleto.

In caso di opposizione, il gip potrebbe disporre un supplemento di indagini da parte della Procura o archiviare l’inchiesta (le ipotesi di reato erano di frode sportiva e maltrattamenti sugli animali). Altrimenti la vicenda giudiziaria si chiuderà senza strascichi ulteriori. Dopo oltre un anno di odissea giudiziaria per il mondo quintanaro, tutto potrebbe dunque esplodere come una bolla di sapone.

“Sono soddisfatto del lavoro fatto ma ora dovrò leggere attentamente le motivazioni che hanno portato la dottoressa Mattei a formulare l’archiviazione” dichiara l’avvocato Raffaele Potalivo, a nome dello staff di legali a difesa degli indagati.

I periti incaricati dalla Procura della Repubblica di Spoleto contestarono le condizioni della pista ed anche l’impiego di una sostanza ritenuta dopante. Nel dossier della Procura spoletina, di circa 1300 pagine, si parlava di presenza di lidocaina nelle analisi, che poteva essere presente anche per possibili contaminazioni ambientali dovute al ricovero. Venne inoltre contestato l’impiego dei purosangue in questo tipo di competizione in base ad una circolare del Ministero. Nel mirino anche i cosiddetti ‘raggi di curvatura’ della pista del Campo de li Giochi, contestata dai quintanari i quali sostengono che si tratterebbe proprio di accorgimenti per ridurne la velocità.

Tutto ebbe inizio da quel tragico giorno del 17 giugno 2017 quando, durante la tornata della giostra della Sfida, il purosangue del rione Giotti cadde e venne trasportato nella clinica veterinaria dell’Università di Perugia dove morì per arresto cardiaco il giorno successivo. Aveva riportato una lesione all’apparato di sospensione del nodello degli arti anteriori.

Il caos esplose poi l’undici luglio successivo quando arrivarono undici avvisi di garanzia a Palazzo Candiotti, a rionali del Giotti ed a membri della commissione tecnica e veterinaria. Un lungo iter giudiziario, con il deposito del voluminoso dossier il 23 aprile dello scorso anno: 30 perizie, sopralluoghi tecnici, verifiche veterinarie, quasi venti mesi di indagini ed oltre ventimila euro di spese legali. Ed ora, gli stessi indagati, qualora tutto dovesse concludersi con un nulla di fatto, potrebbero avanzare una richiesta danni di immagine e lesione della dignità visto il grande clamore mediatico sollevato dalla vicenda.

Intanto i quintanari sono già con la testa verso le elezioni del prossimo 18 gennaio.

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