Marra, sentenza a un passo | Pm "Bindella all'amico disse ho fatto una cosa tremenda" - Tuttoggi

Marra, sentenza a un passo | Pm “Bindella all’amico disse ho fatto una cosa tremenda”

Sara Minciaroni

Marra, sentenza a un passo | Pm “Bindella all’amico disse ho fatto una cosa tremenda”

L'ultima lettera di Sonia. La scuola di Montemorcino, una vita solitaria, "l'uomo nero" e i test di gravidanza nella requisitoria dell'accusa
Gio, 20/10/2016 - 17:45

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Marra, sentenza a un passo | Pm “Bindella all’amico disse ho fatto una cosa tremenda”

“La scomparsa di Sonia non può essere che conseguenza della sua morte, avvenuta il giorno 16 novembre tra le 16.20 e le 19.00 per mano dell’imputato”, così il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone (a latere Giuseppe Narducci) muove la sua arringa verso Umberto Bindella a processo da uomo libero con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. Mancano solo tre udienze alla sentenza che potrebbe essere pronunciata il 24 novembre giorno in cui è previsto il ritiro della Corte in camera di consiglio. Un calendario che prima prevede le richieste della pubblica accusa e di parte civile e poi lo spazio della difesa.

Mai troppo presto – Perchè a dieci anni dalla scomparsa di Sonia Marra non c’è ancora una verità. Un processo in primo grado, ormai alle fasi finali, vede imputato l’ex agente della Forestale che secondo l’accusa avrebbe ucciso Sonia per via di una gravidanza indesiderata e poi avrebbe nascosto il corpo della studentessa pugliese. In un luogo mai individuato. Oggi il pm Petrazzini ha ricostruito tutta la tesi accusatoria.

Dai preti di Montemorcino a Bindella – Quando Sonia è scomparsa, nel novembre del 2006, era segretaria nella scuola teologica di Montemorcino. Gran parte delle indagini si concentrarono dunque sull’ambiente clericale, per poi virare su Bindella che di quell’istituto era uno studente. Cruciali sono i passaggi del pm su un esame che Sonia avrebbe registrato all’uomo, di cui si era invaghita, senza che questi lo avesse mai sostenuto. Perchè, viene detto in aula, Sonia non aveva nemici o motivi per scappare o di cui temere. Ha una famiglia lontana che le vuole bene, “un padre che a due giorni dalla scomparsa versa 200 euro sul conto della figlia perchè, potrebbe averne bisogno” (denaro che rimane in giacenza e che mai nessuno toccherà più), è libera e senza particolari vincoli – viene spiegato – non ci sono particolari ombre nella sua vita.

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La famiglia Marra

Sonia non aveva un’amica del cuore. “Sonia non aveva amici stretti con cui confidarsi. Una ragazza chiusa e solitaria molto spesso da sola. Educata ma schiva. Poco incline alle amicizie. Un ex fidanzato con cui ogni tanto si sente, poi nella vita di Sonia compare Umberto e lei lo rivela ad una ragazza che conosce, come fanno le ragazze. In questa situazione di vuoto affettivo vi è questa unica eccezione”, viene spiegato in aula a voler dimostrare come Bindella nella vita di Sonia sia un evento particolare e insolito.

Una vita solitaria e Bindella come unica figura maschile. Il giorno della scomparsa e quello precedente Sonia parla solo con il padre e il fratello, con suor Vinerba (della quale segue seminari sui rapporti affettivi), una compagna di studi e Bindella. Per quanto riguarda il periodo più ampio i contatti riguardano il fidanzato della sorella, l’amica in puglia, la compagna universitaria. Emerge dunque un quadro secondo l’accusa che conferma legami solo con la Puglia e in Umbria solo con la cerchia ristrettissima (un’amica e la suora) e con Bindella.

Il giorno della scomparsa. I genitori lanciano l’allarme perchè la figlia non risponde al telefono. Il 17 novembre il fidanzato della sorella (che fa il carabiniere) va nell’appartamento di Sonia, qui sente puzza di gas, e chiama i pompieri che entrano dalla finestra e trovano un rubinetto aperto nella casa dove di Sonia non vi è traccia.

Il mistero dell’uomo nero. La vicina di casa di Sonia dice che il 16 novembre affacciandosi vede una persona con un giaccone nero ed una cuffia nera scendere le scale frettolosamente, poi vede lo stesso soggetto che con l’uso delle chiavi entra nell’appartamento di Sonia. Il portone non viene chiuso e la testimone vede filtrare la luce e sente rumore di rovistamento. Dopo pochi minuti lo sconosciuto esce dall’appartamento e la testimone vede che una vettura di colore bianco parcheggiata lì sotto casa quando si riaffaccia è andata via. Chi era? Secondo il pm doveva essere necessariamente l’assassino del delitto compiuto tra le 16.20 (ultima attività del cellulare) e le 19. Un omicida che aveva le chiavi dell’appartamento. E quest’uomo secondo l’accusa non può che essere Bindella. Che cosa doveva essere prelevato e distrutto con tale urgenza da spingere il presunto assassino a far ritorno sul luogo? “Qualcosa che lo avrebbe incastrato. Non possiamo dire se fosse per eliminare tracce della conoscenza o di una verifica che sentiva di dover fare mettendo a repentaglio il proprio anonimato”, dice Petrazzini.

Sonia non risponde più al telefono, il padre preoccupato allerta la sorella a Roma. Il giorno seguente (il 17) Apa (fidanzato della sorella di Sonia) va a verificare l’appartamento della cognata e e si sente puzza di gas. Arrivano i vigili del fuoco ed entrano da una finestra e notano che un rubinetto della cucina è parzialmente aperto ma non ci sono tracce di colluttazioni. Apa si ricorda che Sonia gli ha fatto il nome di Bindella e lo racconta ai colleghi carabinieri presso i quali sporge denuncia. I carabinieri chiamano Bindella ma lui è fuori, a Camerino, per un master ed è partito quella mattina stessa. Sono quattro le chiamate dei carabinieri a Bindella. “Nessuno ci ha saputo dire – dice il pm – se non l’imputato, che cosa si siano detti con Bindella”.

Negli ultimi periodi sonia era taciturna cupa e come preoccupata, “una volta mi disse che le erano successe delle cose che non le erano successe in tutta la sua vita” ha raccontato una conoscente e inoltre Sonia aveva comunicato il timore di essere incinta a suor Vinerba, “Mi disse di essere stupita di se stessa perchè in un mese aveva fatto più cose di quante non avesse fatte con il fidanzato con cui era stata per 4 anni”. Commento analogo lo riporta anche l’amica pugliese “quando Sonia seppe che l’amica voleva prendere i voti le rispose, beata te che hai scelto”.

Manca il luogo. Abbiamo elementi per circoscriverlo nell’ambito perugino. Sappiamo che ci sono 2 ore e 40 circa in cui Sonia si deve essere allontanata. Ma dove era Bindella in quel momento? Bindella dice che si trovava a Santa Maria degli Angeli e che alle 19 ha seguito un corso di lingue al capitini e poi aver incontrato il suo Galluccio agente della Gdf per un paio d’ore.

“Ho fatto una cosa cattiva”. Giorgio d’Ambrosio era un collega di Bindella, è lui a raccontare ai carabinieri di una telefoata nella quale Bindella avrebbe pronunciato una frase compromettente. Nelle 200 pagine della sua testimonianza dice che i suoi problemi sono costituiti dal fatto di una collocazione temporale e che ha il timore che in qualche caso lui possa farsi suggestionare e riferire cose di cui non ha certezza. Ma D’Ambrosio racconta che Bindella gli disse di aver fatti “una grossa cazzata, un casino” e che si trattava di “una cosa cattiva”. Dodici giorni dopo la scomparsa dunque D’Ambrosio sospettava dell’amico. “Ma l’hai messa incinta?”, chiede a Bindella in quella telefonata riferendosi a Sonia, “una cosa cattiva, non immagini più grande di me e di te”. Cosa fosse quella cosa d’Ambrosio spiega di non averlo mai chiesto e di non aver mai più chiamato Bindella ma anche di aver nutrito sempre il sospetto che lui potesse essere collegato alla scomparsa di Sonia.

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L’ultima lettera di Sonia

Movente. Perchè Bindella avrebbe dovuto uccidere Sonia? I tabulati telefonici dimostrano inequivocabilmente che Sonia scriveva messaggi a Bindella, viene detto “Abbiamo anche la lettera che Bindella ha portato ai carabinieri. Lettera in cui Sonia ammette la propria infatuazione per Bindella e che anche se non incoraggiata ha intenzione di continuare a frequentarlo. Gli attribuisce dei meriti e gli chiede solo di poterlo continuare a frequentare. Si scusa di un invito a cena nel quale lui non si è presentato e lei ammette di averla dovuta consumare da sola”.

L’esame regalato. C’è nella vicenda l’episodio raccontato dal collega di Bindella,Percepì che bindella stava prendendo in giro questa ragazza e che parlava di Sonia in maniera spregiativa. Raccontava che questa ragazza gli aveva registrato un esame senza che lui lo avesse sostenuto. E portò dei biscotti preparati da lei dicendo, mangiateli voi io nemmeno li voglio mangiare”. Non un interesse sincero verso la giovane dunque ma,secondo l’accusa da parte di Bindella solo finalizzato ai benefici.

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Dalla lettera di Sonia a Bindella

Il test di gravidanza. Bindella ha sempre negato di avere avuto rapporti completi con Sonia. Racconta solo di un episodio fugace dove non si arrivò mai alla penetrazione. Ma secondo il pm questo non può essere e fa riferimento ad una confidenza che Sonia fece ad un’amica nella quale raccontava che “lo avevano fatto” ed “era stato bellissimo”. Stessa conferma arriva da suor Vinerba sempre per testimonianza di Sonia. Sonia le riferì come quegli incontri furono “più soddisfacenti rispetto a quelli che aveva avuto con il suo fidanzato”. E comunque tali da ingenerare in Sonia il sospetto di una gravidanza. E’ lo stesso imputato ad ammettere di aver assecondato Sonia nel sottoporsi a più test di gravidanza “perchè non si fidava di lei” voleva essere anche lui presente. Ma qui l’ennesimo dubbio dell’accusa “perchè doveva avere un qualche interesse verso quei test se non aveva mai avuto rapporti sessuali completi con la ragazza?”.

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