Libri antichi e reperti archeologici in azienda, denunciati perugino, eugubino e spoletino - Tuttoggi

Libri antichi e reperti archeologici in azienda, denunciati perugino, eugubino e spoletino

Sara Fratepietro

Libri antichi e reperti archeologici in azienda, denunciati perugino, eugubino e spoletino

Verifiche della Finanza in un'azienda portano a scoprire libri antichi e reperti archeologici con la collaborazione di carabinieri e Soprintendenza. Denunciati in 3
Gio, 30/07/2020 - 10:24

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Libri antichi e reperti archeologici in azienda, denunciati perugino, eugubino e spoletino

Libri antichi del 1700 e 1800, comprese lettere in pergamena, reperti archeologici e medievali e perfino 250 monete antiche. Tutto materiale posseduto illecitamente e scoperto grazie ad una intuizione della Guardia di finanza durante una “visita” ad una azienda di Perugia.

Nei guai sono finiti così un imprenditore perugino di 77 anni, P.F. le sue iniziali, ma anche un 42enne di Gubbio (R.L.) e il 63enne di Spoleto B.R. (quest’ultimo già noto per altre vicende legate al commercio di oggetti di dubbia provenienza). Tutti sono stati denunciati a piede libero per ricettazione dai carabinieri del comando tutela patrimonio culturale.

La verifica fiscale e i libri antichi esposti in azienda

Tutto è iniziato da una verifica fiscale nella sede di una società di Perugia. Le fiamme gialle, durante i controlli nei confronti dell’imprenditore, hanno notato alcuni libri “antichi” ordinatamente esposti sugli scaffali di una libreria collocata nell’ufficio di rappresentanza della ditta.

Per scrupolo e con l’intento di appurarne il possibile interesse culturale, quindi l’eventuale pregio e valore economico, i finanzieri hanno ritenuto di coinvolgere la componente specializzata dell’Arma operante sul territorio, ovvero il Nucleo Tutela patrimonio culturale perugino che, ricevuta la segnalazione, ha immediatamente raggiunto i militari della Guardia di finanza sul posto, portando in ausilio anche un funzionario della Soprintendenza. A coordinare le indagini, che si sono protratte quindi per vari mesi, è stata la Procura della Repubblica di Perugia.

La collaborazione della Soprintendenza

A coadiuvare gli inquirenti, anche un funzionario della Soprintendenza Archivistico Bibliografica per l’Umbria e le Marche, che ha avuto il compito di visionare direttamente e valutare nell’immediatezza il materiale bibliografico oggetto di segnalazione. L’accertamento, seppur speditivo, ha confermato i sospetti, sia in relazione alla natura pubblica del materiale, riscontrata dal funzionario attraverso l’individuazione di annotazioni ed ex libris presenti all’interno dei testi (segnature che ne hanno inequivocabilmente certificato l’appartenenza a fondi bibliografici pubblici); sia sotto il profilo degli approfondimenti investigativi, compiuti attraverso la consultazione della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti – il più completo database di opere d’arte rubate esistente al mondo gestito ed in uso esclusivo al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – che ne ha confermato l’illecita provenienza in quanto censiti fra i beni culturali da ricercare.

Trovate pergamene e libri antichi

Sono stati così sottoposti a sequestro: una “Bolla in pergamena datata 1749 di Papa Benedetto XIV” e una “Lettera datata 1787 del Vescovo di Spoleto Francesco Maria Locatelli”, entrambe provenienti dalla Collegiata di San Michele Arcangelo di Bevagna ed asportate in data imprecisata;un “Dizionario Geografico portatile, tomo II, secolo XVIII”, rubato nel 1987 dalla Biblioteca Nazionale di Zagabria; 21 volumi, editi a Venezia nel 1820, costituenti la raccolta libraria “Le opere di Buffon”. Per questi ultimi, gli accertamenti non hanno ancora consentito di ricondurli ad alcuna appartenenza pubblica o privata, essendo purtroppo state alterate, attraverso l’abrasione operata su tutti i volumi, le originali annotazioni dei fondi bibliografici di appartenenza, che avrebbero permesso l’immediata loro individuazione, sostituite con ex libris riferiti ad una inesistente libreria fiorentina, realizzati ad arte e con il preciso intento di occultarne la provenienza e quindi il riconoscimento.

La perquisizione a casa: scoperti reperti archeologici e monete

Ottenuta conferma circa la provenienza delittuosa del materiale bibliografico che veniva immediatamente sequestrato, l’autorità giudiziaria, convalidando il sequestro e concordando con le valutazioni investigative circa il probabile possesso di altro materiale di dubbia provenienza da parte del titolare della ditta, ha emesso un decreto di perquisizione eseguito presso la sua abitazione che, come ipotizzato, ha permesso di rinvenire e sequestrare altri beni culturali illecitamente detenuti.

Tra questi numerosi libri antichi a stampa del XVIII e XIX secolo sottratti dalla Biblioteca Queriniana di Brescia. Sono stati sequestrati, inoltre, 54 manufatti archeologici di varia tipologia foggia e materiale, tutti autentici, provenienti da scavi clandestini compiuti in aree del centro Italia, fra cui braccialetti e monili in metallo; vasi, piatti, coppe, statuette e lucerne votive in terracotta, unguentari in vetro e circa duecentocinquanta monete antiche, databili fra il IV – III secolo a.C., di epoca medievale. Fra le tante, la più significativa per l’area umbra è risultata essere, come indicato dal numismatico chiamato ad effettuare l’expertise il “Rarissimo quartino di Benedetto XIV coniato a Gubbio con tipologia utilizzata esclusivamente nel primo anno di pontificato (1740) non documentato nelle collezioni pubbliche della Regione”.     

Successo dell’operazione congiunta

La certosina attività investigativa ha portato quindi alla denuncia per ricettazione di beni culturali di tre persone. L’imprenditore perugino e gli altri due umbri, successivamente individuati quali suoi “fornitori”.

Il buon esito dell’operazione condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza è la conferma che le diverse competenze e le qualificate professionalità sviluppate negli anni nel contrasto dei reati in ambito culturale ed economico-finanziario, unite ad una sinergia operativa, possono consentire il raggiungimento di importanti risultati finalizzati al recupero di beni culturali sottratti illecitamente e di ingenti somme di denaro che, inizialmente, sono “sfuggite” al controllo fiscale. L’illecito commercio di beni culturali, infatti, nella considerazione che le opere d’arte, siano esse antiche o contemporanee, così come i manufatti archeologici o gli antichi libri, da sempre vengono apprezzati quali “oculati investimenti”, non solo dai collezionisti, ma anche e soprattutto da coloro che, avendo disponibilità economiche non sempre “documentabili”, non si fanno scrupoli nell’impegnare tali capitali ricercando e facendo acquisti attraverso il mercato illegale delle “opere d’arte”.