L'Organizzazione delle Nazioni Unite ha proclamato il 2010 “Anno Internazionale della Biodiversità”, con lo scopo di richiamare l'attenzione della comunità internazionale sui riflessi di tipo non solo ambientale, ma anche economico e sociale legati alla tutela e conservazione delle diverse forme biologiche presenti sul pianeta e di stimolare i singoli Stati membri ad intraprendere politiche di sviluppo ispirate ai principi di sostenibilità ambientale.
L'ONU, in occasione del summit di Rio de Janeiro del 1992, aveva adottato la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) che impegnava i Paesi membri a ridurre sensibilmente, entro il 2010, il tasso di perdita di biodiversità sul pianeta, mediante azioni di conservazione di specie, di popolazioni, di habitat e di ecosistemi e di azioni basate sull'uso sostenibile delle risorse naturali.
Lo stesso Kofi Annan, in qualità di Segretario Generale dell'ONU, nel 2002, in occasione del 10° anniversario della CDB, affermava “La diversità biologica è essenziale per il benessere umano, per la sussistenza e l'integrità culturale di tutti i popoli della Terra. La Convenzione sulla Diversità Biologica è uno strumento fondamentale a livello globale per la conservazione e l'uso sostenibile della biodiversità.”
Negli anni successivi al 1992, numerosi Paesi hanno aderito alla Convenzione, definendo veri e propri piani d'azione come ha fatto l'Unione Europea nel 2006 e come sta facendo il nostro Paese con una serie di iniziative finalizzate ad approvare, entro il 2010, una vera e propria Strategia Nazionale per la Biodiversità.
L'Italia è il Paese in Europa con il più elevato numero di specie animali (oltre 55.000) e vegetali (oltre 6.700), nonché di numerosi endemismi, grazie anche alla presenza di estesi territori protetti, costituiti in prevalenza dai parchi e dai siti della Rete Natura 2000.
L'Umbria concorre in modo significativo a raggiungere tali valori e la stessa Regione ha inteso istituire nel 2009 un “Osservatorio ufficiale sulla Biodiversità”.
In tale contesto assumono un particolare significato le Comunità Montane umbre che, in ragione di funzioni, compiti e deleghe ricevute dalla Regione, svolgono un ruolo rilevante nel campo della tutela delle risorse naturali ed ambientali:
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gestiscono i parchi e le aree naturali protette;
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predispongono i piani di gestione della Rete Natura 2000;
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svolgono le funzioni amministrative nel campo della gestione delle foreste e delle piante tutelate, nel campo dei funghi e dei tartufi, nel campo idrogeologico e del settore agricolo;
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operano direttamente con propri dipendenti per la salvaguardia idrogeologica ed ambientale, nonché per la valorizzazione delle aree rurali, alto-collinari e montane;
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collaborano operativamente nelle campagne antincendio regionali.
Il 2010, anno della biodiversità, diviene così un'occasione per riflettere sul ruolo delle Comunità Montane umbre e sulle prospettive loro assegnate dalle accresciuta importanza dei temi ambientali legati alla tutela, salvaguardia e valorizzazione delle diversità biologiche della nostra Regione.