IL SAPPE LANCIA L'ALLARME: STRUTTURE PENITENZIARIE SOVRAFFOLLATE. BENE IN UMBRIA - Tuttoggi.info

IL SAPPE LANCIA L'ALLARME: STRUTTURE PENITENZIARIE SOVRAFFOLLATE. BENE IN UMBRIA

Redazione

IL SAPPE LANCIA L'ALLARME: STRUTTURE PENITENZIARIE SOVRAFFOLLATE. BENE IN UMBRIA

Gio, 19/02/2009 - 11:12

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Il Sappe – Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria – con un comunicato stampa rilancia il noto problema del sovraffollamento delle strutture penitenziarie nazionali. Nella nota il Segretario Generale, Donato Capece, sostiene la necessità di una strategia congiunta tra il Ministero della Giustizia e il Governo in grado di proporre soluzioni concrete e in tempi brevi. Il sindacato sostiene che, attualmente, gli ingressi in media nelle strutture penitenziarie sono di circa mille unità al mese e pertanto, si prevede nell'arco di qualche settimana di saturare la capienza delle strutture nazionali.

Nella nostra regione però, dove sono presenti quattro strutture penitenziarie (Orvieto, Spoleto, Terni e Perugia Capanne), la situazione sembra essere in netta controtendenza rispetto all'analisi dei dati proposti dal Sappe:

Orvieto: capienza regolamentare 105, detenuti presenti 88.

Spoleto: capienza regolamentare 454, detenuti presenti 271

Perugia: capienza regolamentare 311, detenuti presenti 271

La struttura ternana, invece, registra un sovraffollamento corrispondente a 69 unità, su una capienza regolamentare di 216 unità. Il dato non è da sottovalutare e giustifica in questo caso il grido di allarme lanciato dal sindacato.

Per questa, ed altre ragioni, in questa settimana il SAPPE terrà decine di riunioni e incontri nel territorio nazionale.

Ecco il comunicato :

“Sono settimane, mesi, anni che denunciamo come la mancanza di una strategia d'intervento sul sistema penitenziario nazionale avrebbe riportato in poco tempo le carceri italiane a livello allarmanti di affollamento. Con la costante media di circa 1.000 ingressi al mese, tra poche settimane avremo nei nostri penitenziari 60mila detenuti e organici del Corpo di Polizia Penitenziaria carenti ben oltre le 5mila unità. Il Governo vorrebbe risolvere il sovraffollamento penitenziario costruendo nuove carceri, ma questi vuole dire necessariamente assumere nuovo Personale, di Polizia e del Comparto Ministeri (oggi entrambi nettamente sotto organico). Vuol dire stanziare fondi e risorse. Se le attuali dotazioni organiche sono già insufficienti per gestire l'esistente, chi metteranno a lavorare nelle nuove strutture penitenziarie?” E' l'allarme che lancia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa Organizzazione di Categoria dei “Baschi Azzurri”, che da questo pomeriggio e per tutta la settimana terrà in Campania decine di riunioni ed incontri sindacali con il personale in servizio nei penitenziari della Regione. “Ministero della Giustizia e Governo devono adottare con urgenza provvedimenti concreti per deflazionare le strutture penitenziarie del Paese. E' davvero necessario ricostruire il sistema carcerario del Paese, a cominciare dalle espulsioni dei detenuti stranieri che sono ancora numericamente insignificanti. Ma è necessario farlo presto, in tempi rapidi. Si rendano stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi e si affidino a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale, potenziando quindi l'area penale esterna e prevedendo per coloro che hanno pene brevi da scontare l'impiego in lavori socialmente utili all'esterno del carcere con l'introduzione del sistema di controllo del braccialetto elettronico in dotazione al Corpo di Polizia penitenziaria. Una nuova politica della pena, che preveda un 'ripensamento' organico del carcere e dell'Istituzione penitenziaria con al centro un nuovo ruolo professionale ed operativo della Polizia penitenziaria, adottando eventualmente anche procedure di controllo mediante dispositivi tecnici come il braccialetto elettronico, è necessaria e indifferibile. Ed è assolutamente urgente, viste le ormai quasi 60mila presenze nei nostri penitenziari”.

(C.F.)


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