Il PIL della mafia in Umbria / Unipg lotta contro la criminalità organizzata - Tuttoggi

Il PIL della mafia in Umbria / Unipg lotta contro la criminalità organizzata

Alessia Chiriatti

Il PIL della mafia in Umbria / Unipg lotta contro la criminalità organizzata

Una task force per una “multilevel security” / "Segnalare eventi sentinella" / Non solo droga
Mer, 11/02/2015 - 16:25

Condividi su:


Il PIL della mafia in Umbria / Unipg lotta contro la criminalità organizzata

Tante piccole tessere di uno stesso mosaico: così la commissione di inchiesta su “analisi dei fenomeni di criminalità organizzata e tossicodipendenze” ha provato a definire il sistema Umbria: a riferire questa mattia in audizione a Palazzo Cesaroni erano presenti, insieme ai consiglieri Paolo Brutti, Sandra Monacelli, Rocco Valentino e Gianluca Cirignoni, alcuni professori dell’Università degli Studi di Perugia, ossia Mirella Damiani, Roberto Segatori, Carlo Fiorio, Mauro Bacci e Gaetano Mollo. “A partire dalla costatazione – si legge nel progetto redatto dai professori dello Studium- che anche l’Umbria è ormai diventata terra di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, la finalità del progetto è quella di superare il criterio della delega ai soli soggetti istituzionalmente preposti alla repressione della delinquenza (magistratura, forze dell’ordine, prefetture) i compiti di prevenzione e di contrasto, ma di articolare vari livelli di intervento rapportati ai diversi piani di rischio, con l’intento di coinvolgere in modo progressivo gli enti locali, le associazioni professionali e di categoria, fino alla popolazione in generale”.

Prevenzione, segnalazione e contrasto – Un sistema, quello umbro, che dovrebbe provare a fare rete, riunendo insieme le istituzioni, l’università, le associazioni, gli abitanti che possono attivarsi denunciando fatti rilevanti. Il tutto per segnalare “eventi sentinella” per fermare alla nascita, in maniera preventiva, le infiltrazioni malavitose e contrastare un fenomeno purtroppo dilagante. Prova ne sono le tante operazioni di carabinieri e polizia negli ultimi anni su Perugia e provincia. Come? Attraverso un’azione di “multilevel security”, alimentata dalla filosofia contro lo scollamento dei vari settori della società, più o meno attivi sul territorio. Nella filiera, è dunque necessario corresponsabilizzare tutti i soggetti, non solo quelli già coinvolti. “Gli studenti affollano le conferenze di Libera – dice il Prof. Segatori – applaudono di fronte al ricordo di Borsellino, ma poi vanno a comprare la bustina di droga sulle scalette del Duomo, e con il loro portafoglio finanziano la stessa criminalità organizzata contro cui manifestano”.

Le aree a rischio e gli indicatori – Insieme agli eventi sentinella, è necessario, secondo la commissione, prestate attenzione al numero di aree a rischio di infiltrazione mafiosa in ogni regione, che risulta ormai decisamente elevato. Si tratta di ambiti che si prestano ad attività di riciclaggio di denaro sporco, quanto a ricavi da attività direttamente illegali. Esemplificando, si ricordano gli appalti pubblici (specie quelli aggiudicati con ribassi superiori al 20%) e subappalti; il trasferimento di quote d’azienda, o i piani di ristrutturazione coperti da nuovi soci, magari con la permanenza del cedente nell’amministrazione della società; le concessioni edilizie e i cambi di destinazione d’uso di terreni e fabbricati; l’acquisto di quote da parte di soggetti e famiglie già “attenzionati” in provvedimenti di rilevanza penale; la sponsorizzazione di campagne con un importo elevato; la gestione di locali notturni e di sale videogiochi; la prostituzione e lo spaccio; gli attentati, gli incendi dolosi e le rapine gravi. In Umbria poi non si parte da zero: la Guardia di Finanza e gli Osservatori delle forze dell’Ordine sono molto attivi a riguardo.

L’economia – Ma quanto incide la criminalità organizzata, e il sistema droga, sul PIL dell’Umbria? Il fenomeno della criminalità organizzata presenta dati importantissimi e allarmanti: uno su tutti quello riportato da ISTAT ed EUROSTAT e mostra che droga, gioco d’azzardo e prostituzione valgono in Italia quasi dieci volte in più che Germania, un terzo in più che nel Regno Unito e il doppio rispetto alla Slovenia. E di questa economia illegale, quantificata per l’Italia per il 2011 per più dell’11% del PIL, la commercializzazione di droga contribuisce quasi per il 70% (10,5 miliardi di euro su 15,5 miliardi complessivi). “L’assenza della criminalità è un bene pubblico – si legge nel progetto della Commissione – come l’aria, cioè un bene di cui tutti beneficiano ma che non può essere venduto ai singoli, e quindi per il suo conseguimento e mantenimento è necessaria l’azione collettiva. La conoscenza e quindi il progetto didattico che si propone è un primo passo in questa direzione”.

Le probabili soluzioni di un problema così scottante vanno dalla stessa attuazione della multilevel security alla sensibilizzazione all’interno delle scuole e dell’università, intervenendo sulla stessa offerta didattica con contenimento diretto e sistematico per richiamare l’attenzione sul problema. E ancora: far transitare le informazioni, coinvolgere come detto la popolazione, far passare il messaggio ai giovani che sì sono nell’età di poter trasgredire, ma che il rischio non è solo per la salute, ma anche che si diventi collusi e finanziatori della malavita.

Il presidente Brutti ha ricordato come questa collaborazione sia nata nell’incontro che la Commissione ha avuto con il rettore Moriconi nei mesi scorsi, e si è impegnato affinché il “progetto venga portato in Aula e votato dal Consiglio regionale prima della fine della legislatura”. Inoltre Brutti ha proposto il coinvolgimento delle Prefetture affinché il “lavoro fatto non venga disperso visto che il progetto è a media e lunga scadenza. Chiederò un impegno istituzionale su questi temi anche in futuro perché il fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel nostro territorio è di estrema gravità e in via di allargamento”.

Alla riunione era presente anche Luca Sabatini di Confindustria-Umbria che ha lodato l’iniziativa, dando la “piena e totale collaborazione” dell’associazione ad un processo che possa portare “il sistema umbro a maturare la consapevolezza che il crimine organizzato sta puntando sul nostro territorio” e chiedendo una “maggiore vicinanza di tutte le istituzioni agli imprenditori in difficoltà”.
Il consigliere Gianluca Cirignoni (gruppo misto) ha espresso apprezzamento per i progetti presentati, sottolineando l’importanza che “la Commissione antimafia ci sia anche nella prossima legislatura”. Per Sandra Monacelli (Udc)la vera svolta è culturale, anche perché oggi c’è una nuova emergenza: quella della rete che porta alla diffusione del consumo di droga e della ludopatia direttamente dentro le case dei giovani, spingendo ad un consumo solitario”. Giancarlo Cintioli (Pd) ha proposto di intensificare i rapporti tra la Commissione e l’Università con la “predisposizione di un progetto di formazione e informazione nelle scuole, facendolo approvare dall’Assemblea legislativa prima del suo scioglimento”. In conclusione il presidente Paolo Brutti ha sottolineato la necessità di “puntare su un adeguato lavoro di intelligence che manca nella nostra Regione e sull’aumento del livello di informazione tra la società civile e le istituzioni. In Umbria possiamo puntare d un protocollo di legalità come quello stipulato tra la Prefettura e il Comune di Milano che ha dato risultati importanti”.

©Riproduzione riservata

Aggiungi un commento