Festival di Spoleto, in viaggio per il mondo sulle note di Naomi Berrill

Festival di Spoleto, in viaggio per il mondo sulle note di Naomi Berrill

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Mentre si percorre un viaggio si affrontano e superano difficoltà, si conoscono culture nuove e si vivono emozioni differenti e alla fine ci si trova più ricchi e forti. È di certo questo il senso del viaggio in musica fatto insieme a Naomi Berrill ieri sera, 11 luglio, nell’incantevole cornice del Chiostro di San Nicolò.

Il concerto inserito nel programma dello Spoleto Festival dei Due Mondi 62 è stato un’anteprima di Suite Dreams, il terzo album in quattro anni, realizzato di origini irlandesi. Quest’ultimo sarà disponibile solo a settembre

Sul palco solo la giovane musicista e il suo violoncello. Voce e musica che hanno riempito lo spazio della platea, in silenzioso e partecipe ascolto.

“Una musica è bella perché è bella non perché è appartenente a un genere” così ha spiegato tra una canzone e un’altra la stessa Berrill in un corretto italiano, visto che da anni la musicista vive e lavora a Firenze. Concetto confermato dall’eclettica scaletta del concerto: dal jazz, al folk, dal swing, alla musica barocca.

Molti i brano composti dalla stessa Berrill e parte sia del nuovo album, dedicato principalmente al legame tra musica e danza, che delle due precedenti opere. Ma molte anche le interpretazioni di brani di altri artisti e compositori, sempre rielaborati e arricchiti: quando da parole, quando dalle note del violoncello.

Salti spazio-temporali notevoli, partendo con le danze folk irlandesi e brani tradizionali recuperati in Ungheria, tradotti e e reintepretati, passando dal Swing 42 di Django Reinhardt e di Baubles, Bangles & Beads. E ancora nella Russia dell’800 con uno Scherzo di Alexander Borodin, tornando ancora indietro al Barocco di uno dei primi compositori donna, Barbara Strozzi, fino a tornare alla contemporanea Nina Simone. Per posarsi infine sulle note di Feeling Groovy dei Simon and Garfunkel e di Lucille di Jimi Hendrix.

Tutto a cavallo di una sola voce e delle quattro corde di un violoncello. Un viaggio decisamente interessante e coinvolgente.

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