Droga nelle palle da cricket, Polizia smantella traffico internazionale

Droga nelle palle da cricket, Polizia smantella traffico internazionale

Due gruppi etnici per due tipi di importazioni di stupefacenti | 11 provvedimenti a Perugia


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Cocaina dal sud America ed eroina dai paesi asiatici. Nascosta in vario modo, come nelle palle da cricket, o trasportata all’interno di ovuli poi ingoiati dai corrieri. Non solo: è come se a Perugia il mercato dello spaccio, e con esso i pusher, abbiano invertito la tendenza. Avendo compreso, così mutando, che la droga ‘pesante’, come l’eroina e la cocaina, venduta a 40 o 45 euro al grammo, non generi tanto profitto, e sia dunque più conveniente ripiegare sulla droga ‘leggera’, come marijuana e hashish, spacciata a 10 euro al graPolizia drogammo e al dettaglio a Fontivegge come in altre zone della città. E’ in questo contesto generale che si inquadra la nuova operazione della Squadra Mobile della polizia di Perugia, conclusasi, dopo una lunga indagine iniziata nel 2015, con l’emissione, da parte della Procura del capoluogo umbro, di 11 provvedimenti di custodia cautelare, scattati all’alba di mercoledì 5 aprile: 5 le persone già in carcere, due ancora in libertà fuori dall’Italia e soggetti ad altro tipo di provvedimento di natura internazionale. Altre 4 persone sono state poi sottoposte agli arresti domiciliari.

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE 

La rete fittissima di spacciatori e grossisti della droga agiva, oltre che a Perugia, era dislocata anche in altre province italiane: Torino, Parma, Prato, Pesaro, Roma, Caserta e Napoli. Così come in diversi paesi europei: Francia, Olanda, Svizzera, Spagna, Inghilterra, Germania e Norvegia tra tutti. Due i gruppi smantellati dalla polizia di Perugia, con 60 arresti in tutta Italia: il primo vedeva dei cittadini nigeriani, che facevano arrivare l’eroina in Italia dall’estero con diversi metodi (dal Pakistan, 450 grammi di eroina nascosti in delle palle da cricket o con il sistema degli ovuli nascosti nei corpi dei corrieri). Il secondo gruppo della ‘joint venture’ era composto da cittadini sudamericani, in particolare ecuadoriani e peruviani, stanziali a Perugia, e impegnati nell’importazione di cocaina dall’estero. La droga arrivava in Italia anche attraverso dei pacchi postali, sempre facendo attenzione che ad essere salvaguardato fosse il carico di ‘merce’. Nelle intercettazioni telefoniche si parlava anche di “magliette, spiedini, bandiere” per riferirsi alla droga. Ad essere contestato agli arrestati è l’articolo 73 in concorso, ossia lo spaccio di droga. Per gli accusati non si configura invece l’articolo 74, ossia reato associativo.

Per la Questura non è ancora chiaro il meccanismo che ha portato alla nascita del sodalizio criminale tra due etnie così diverse, tra i nigeriani e i sudamericani quindi, che facevano arrivare sulla piazza perugina fino a mezzo chilo al mese di droga. Certo è che trai due gruppi non c’era così tanta fiducia: un fatto riportato anche dal Questore di Perugia, Francesco Messina, che ha illustrato l’operazione di polizia oggi in conferenza stampa.

Sotto la lente della Questura, c’è ancora Fontivegge: nessun allarme, nessuna eccessiva preoccupazione per la zona della stazione, ha tenuto a precisare il Questore. L’accoltellamento della scorsa settimana, ha detto Messina, non deve quindi far salire l’asticella dell’allerta. Ma Fontivegge, come accaduto per gli arresti della scorsa settimana, può essere un caso di studio, di fronte al fatto che possono insediarsi spacciatori non italiani che cercano di replicare il modello di Tunisi ad una città italiana, prendendo dunque in mano il controllo delle periferie, come accade appunto nella città maghrebina.

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Droga purissima, dunque, ha detto il capo della Squadra Mobile di Perugia, Marco Chiacchiera. L’indagine che ha portato all’operazione di mercoledì, denominata “Cricket” proprio per l’uso delle palle da gioco usate per il trasposto e l’occultamento della droga, prende le mosse anche da un’altra indagine, quella dal Mama.

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Nel 2015, quindi, quando fu smantellata quindi proprio un’associazione nigeriana molto attiva nello spaccio di droga, smerciata in alcuni locali etnici nella zona della stazione di Perugia. In quest’ultima operazione ad essere preso di mira nelle indagini è stato il “boss” nigeriano, esercente di un locale etnico, all’interno del quale però non si sviluppava lo spaccio. Nel corso del blitz all’interno della sua casa, l’uomo ha tentato di disfarsi di un cospicuo quantitativo di marijuana, per un peso di circa 8,5 chili, lanciati dalla finestra all’interno di un sacco. Il carico è stato però immediatamente recuperato e sequestrato.

Particolare il modo di agire di questo boss: nelle indagini la polizia ha scoperto come l’uomo non volesse avere fondi di magazzino e come stoccasse il tutto in pezzi da 10. Il suo canale principale erano gli ecuadoriani, un gruppo di nuove leve da cui il boss si riforniva. Il ‘dominus’ aveva evidentemente necessità di allargare il suo mercato, rivolgendosi anche allo spaccio di droga leggera, più conveniente, non puntando più sulla sola eroina e cocaina. Nel resto d’Italia, l’operazione “Cricket” ha consentito, oltre che l’arresto di 10 corrieri ed il recupero di circa 2,00 chili tra eroina e cocaina, anche l’identificazione di 35 persone facenti parte, a vario titolo, della banda criminale.

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Articolo aggiornato ore 15.06

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