"Droga affare delle mafie" / Don Ciotti a Perugia con Libera - Tuttoggi

“Droga affare delle mafie” / Don Ciotti a Perugia con Libera

Alessia Chiriatti

“Droga affare delle mafie” / Don Ciotti a Perugia con Libera

Dossier sull'Umbria / Nel cuore verde si muore anche di droga
Mer, 30/04/2014 - 17:05

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“Droga affare delle mafie” / Don Ciotti a Perugia con Libera

Sono 3600 le organizzaioni criminali presenti in tutta Europa: un dato, che, per quanto allarmante, dovrebbe far sentire noi italiani meno soli. A darlo è Don Ciotti, a Palazzo Donini di Perugia oggi per la presentazione del dossier di Libera su “La droga in Umbria”. Un mercato che resta uno tra i più importanti e fruttuosi per le mafie operanti sul territorio italiano e internazionale: i corrieri, i singoli spacciatori, i consumatori, dai ragazzini agli adulti, non sono che le pedine di un inferno nascosto, e neppure tanto. Il cuore verde d’Italia, in particolare per le notizie di cronaca, rimane al centro del problema, con i suoi numeri indicativi, raccontati appunto nei diversi contributi raccolti dal dossier a cura del giornalista Fabrizio Ricci, la cui prefazione è affidata a Don Ciotti: “negli ultimi sedici anni – si legge – i morti per overdose in Umbria si sono sempre aggirati intorno ai 25, con un picco massimo di 35 nel 2007 – anno “nero” per Perugia e per l’Umbria, quello dell’omicidio di Meredith Kercher – e un calo molto marcato nel 2009 con 18 vittime. Poi nel 2010 il numero di morti è tornato a crescere (24), per salire ulteriormente nel 2011 e riscendere leggermente nel 2012″.

Il mercato – Ma perchè l’Umbria e perchè Perugia? Stupisce a volte il fatto che sia una regione di 900mila abitanti, seppur popolata da tanti studenti, ma in fondo non collegata benissimo con il resto d’Italia, ad essere spesso etichettata come “la capitale della droga”. Perchè non Firenze, o Ancona? E’ forse ancora una percezione sbagliata, frutto di studi e analisi altrettanto sbagliati? A dircelo, come racconta lo stesso dossier, è la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia (Dna) per il periodo dall’1luglio 2011 al 30 giugno 2012, dove si legge:

“è evidente l’elevata appetibilità delle aree del centro nord d’Italia, caratterizzate da contesti ricchi e sedi di importanti crocevia per lo spaccio delle sostanze stupefacenti: emblematico a tal proposito il caso di Perugia”.

Un “passaggio”, un crocevia appunto anche per spacciatori di nazionalità albanese, nigeriana e tunisina. Senza nessuna forma di discriminazione, il massiccio afflusso di immigrati dai paesi stranieri va a gonfiare le fila dello spaccio “aggiungendosi ai connazionali già presenti nel comparto”. Perugia diventa dunque un punto di approdo, senza reale volontà di radicamento sul territorio. Sempre seconda la Dna Perugia è al terzo posto in Italia per indagati di nazionalità tunisina, “collocandosi, con il 13,68%, dietro Milano (29,34%) e Firenze (19,37%)”.

Un affare mafioso – Lo spaccio e tutto il mercato della droga è per Don Ciotti “roba delle mafie”. “Il pregio della Regione Umbria è stato che insieme alle associazioni, alle istituzioni e ai cittadini, ha realizzato un rapporto lucido, onesto e trasparente, un atto di denuncia e anche di proposta, specchio di una situazione grave in Italia. Il problema della tossicodipendenza in generale – ha sottolineato don Ciotti – è peggiorato, anche perchè non ci sono soldi per via della crisi economica, mancano risorse essenziali per garantire i servizi. Ma – ha proseguito il sacerdote – va tenuto nel debito conto il gioco criminale delle mafie dietro allo spaccio. La sola ‘Ndrangheta con la droga fattura 53 miliardi di euro: cerca quindi mercato e in questa crisi tutte le mafie riciclano, comprano, fanno investimenti. Da ciò – ha concluso don Ciotti – nessuna regione italiana è esente. Allora ci vuole una vera rivolta delle coscienze, ci vogliono informazione e prevenzione, ci vogliono servizi e politiche sociali”. Lo spettro di camorra e ‘ndrangheta aleggia sull’Umbria: ne parla Libera, come le operazioni di polizia e carabinieri. Loro si chiamano “Naos”, “Columna”, “Windshear”, “Argo”: colpi sferrati alle “connection” mafiose tra Campania, Umbria, Sicilia, Canada, Colombia.

Non solo droga – Il problema esiste, inutile fare gli struzzi. Ma per risolvere forse è necessario un approccio diverso, senza voler demonizzare il territorio e chi vi abita. Basta allora parlare di “società civile”: bisogna, secondo le parole del sacerdote, fare largo alla”società responsabile”. Perchè non esiste solo la droga: si accumulano invece i problemi legati all’analfabetismo, con 6 milioni di italiani senza istruzione, i richiami dall’Europa a causa della dispersione scolastica di cui soffre il nostro paese, dopo quelli sulle carceri. Torna lo spettro dell’AIDS, contro la quale non c’è prevenzione. “Ci sono spese che non possono essere tagliate”, ribadisce Don Ciotti, che nel suo intervento ha voluto dare un quadro più completo del problema, senza parlare ancora di “Piazza del Bacio e dei suoi spacciatori”, ben nota alle cronache perugine.

I commenti – Alle parole di Don Ciotti si aggiungono poi quelle della Presidente Catiuscia Marini, del Sindaco Boccali, del Prefetto Reppucci. “Un dossier coraggioso e trasparente – nelle parole della Presidente – che ci consente una lettura del fenomeno droga in Umbria nella sua oggettività, senza paure, con l’obiettivo di rappresentare e leggere questa realtà a tutto tondo. L’Italia in questi anni ha purtroppo privilegiato un approccio “penale” al fenomeno droga, invece che sociale. E non è un caso se anche in Umbria la popolazione carceraria vede una presenza di tossicodipendenti tra il 60 e 70 per cento. Ma questo fenomeno lo si deve combattere non solo attraverso la repressione, ma anche e soprattutto con politiche sociali adeguate e con azioni di prevenzione”. Reppucci ha invece parlato di “società liquida” alla Baumann, rivendicando anche quanto la percezione dell'”insicurezza” faccia di una città come Perugia una sorta di Purgatorio abitato da chi vorrebbe riprendersi le piazze, ma continua a combattere contro quei tiranni che le hanno vilmente occupate. Non è mancato l’appello del sindaco uscente Boccali, la sua rivendicazione contro l’immagine di una Perugia uscita con le ossa rotte dopo quel lontano 8 febbraio 2012.


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