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Crollo chiesa San Giacomo, Cassazione cambia l’accusa: reato prescritto

Redazione

Crollo chiesa San Giacomo, Cassazione cambia l’accusa: reato prescritto

Annullata la sentenza della Corte d'appello, il reato contestato a Felici e Falcini è la rovina di edifici, che è contravvenzionale e prescritto
Lun, 11/11/2019 - 07:42

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Crollo chiesa San Giacomo, Cassazione cambia l’accusa: reato prescritto

Il reato contestato in primo e secondo grado per il crollo della chiesa di San Giacomo di Spoleto, avvenuto il 23 novembre 2010, non era quello giusto.

Lo ha stabilito la Quarta sezione penale della Suprema corte di Cassazione, che ha annullato la precedente sentenza senza rinvio, dichiarando anche l’intervenuta prescrizione del reato a carico degli unici due imputati che erano rimasti per la vicenda: il direttore dei lavori, geometra Daniele Felici, ed il titolare della ditta appaltatrice, Nicola Falcini. Entrambi erano stati condannati prima dal tribunale di Spoleto e poi dalla Corte d’appello di Perugia ad 1 anno di reclusione (con pena sospesa) per il crollo che 9 anni fa miracolosamente non provocò feriti.

A difendere anche davanti alla Suprema corte Daniele Felici è stato l’avvocato Salvatore Finocchi. Dopo la relazione del Relatore del procedimento, dopo la requisitoria del Procuratore Generale sui motivi del ricorso e dopo la discussione della difesa, la Quarta Sezione Penale ha accolto il primo motivo del ricorso per Cassazione avanzato dall’avvocato Finocchi, che riteneva sussistente un reato diverso da quello contestato, “per cui la Corte di appello di Perugia era incorsa nella violazione dell’art. 606 comma 1 lett. b) del codice di procedura penale per erronea applicazione della legge (delitto contestato di cui all’art. 449 del codice penale in relazione all’art. 434 c.p. – crollo di una costruzione e cagionamento di un disastro colposo)“.

La difesa aveva sempre sostenuto infatti che il fatto doveva essere riconducibile al reato di rovina di edifici (art. 676 del codice penale), reato di tipo contravvenzionale.

La difesa, a confutazione della motivazione della Corte d’appello aveva precisato che, poiché il concetto di crollo totale di una costruzione implica la disintegrazione delle strutture essenziali della stessa, non era sufficiente per integrare il reato contestato il pericolo di un qualsiasi distacco e che il crollo avrebbe dovuto assumere la fisionomia di un disastro. Poiché tutto ciò non era avvenuto, sosteneva la difesa, che la Corte d’appello era incorsa nell’erronea applicazione di legge essendo nel caso in oggetto invece applicabile l’ipotesi di cui all’articolo 676 del codice penale.

La Suprema Corte di Cassazione ha accolto tale motivo e ha annullato la sentenza resa dalla Corte di Appello di Perugia del 31/01/2018, senza rinvio e derubricando il reato contestato nella contravvenzione di cui all’art. 676 c.p. ha dichiarato tale contravvenzione estinta per l’intervenuta prescrizione.

“La difesa – evidenzia Finocchi – esprime soddisfazione per la decisione resa dalla Suprema Corte di Cassazione che ha, riesaminando il caso sotto il profilo del diritto, ritenuto corretto il motivo avanzato dalla difesa, in ordine a una diversa ipotesi di reato”.

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