Covid, superati 19mila positivi. Coletto: "Picco a fine luglio". Fora critico

Covid, superati 19mila positivi. Coletto: “Picco a fine luglio”. Fora critico su gestione ospedali

Redazione

Covid, superati 19mila positivi. Coletto: “Picco a fine luglio”. Fora critico su gestione ospedali

Gio, 07/07/2022 - 16:29

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Appello di Coletto a quarta dose di vaccino per over 80 e fragili. Su gestione dei positivi e chiusura delle Usca critiche da opposizioni

Superati i 19mila attualmente positivi al Covid in Umbria anche se da un paio di giorni si registra un lieve calo per quanto riguarda i ricoverati (oggi 213 a fronte dei 220 di due giorni fa).

Ricoverati che, come già evidenziato, sono per lo più in ospedale per altri motivi e che scoprono di essere positivi grazie ai continui tamponi effettuati nelle strutture ospedaliere.

I dati odierni sui positivi in Umbria

I dati aggiornati alle ore 8 di giovedì 7 aprile 2022 evidenziano 1.872 nuovi casi positivi e 982 guariti, a fronte di 5.528 tamponi effettuati (4.849 rapidi, 679 molecolari). I ricoverati negli ospedali calano a 213 (-5 rispetto al giorno precedente). Uno in meno i ricoverati in terapia intensiva (6 in tutto), con un nuovo decesso, però, dopo diversi giorni. Tra i ricoverati, poi, 132 si trovano in area medica Covid e 75 in altri reparti ospedalieri.

I dati settimanali del nucleo epidemiologico

Per quanto riguarda l’analisi settimanale, la curva epidemica, come pure la media mobile a 7 giorni, in Umbria mostra un trend in aumento rispetto alle settimane precedenti. L’incidenza settimanale mobile per 100.000 abitanti al 5 luglio è pari a 1.232. L’RDt sulle diagnosi calcolato per gli ultimi 14 giorni con media mobile a 7 giorni è stazionario con un valore di 1,4.

L’andamento regionale dell’incidenza settimanale mobile per classi di età mostra un trend in aumento in tutte le classi d’età. I distretti presentano tutti un trend in aumento e alcuni superano il tasso di incidenza settimanale di 1000 casi per 100.000 abitanti. Rispetto alla settimana precedente si osserva un aumento nell’impegno ospedaliero regionale. Al 7 luglio i ricoverati sono 213 di cui 6 in terapia intensiva.

Coletto: “Fragili e over 80 si vaccinino con quarta dose”

I dati elaborati dal Nucleo epidemiologico regionale sono resi noti dall’assessore regionale alla Salute, Luca Coletto, che rinnova l’invito a tutti i soggetti fragili e agli over 80 di non procrastinare i tempi della vaccinazione con quarta dose: ”Nell’ultima riunione del Cts – ha detto Coletto – è emerso che la variante Omicron nelle persone non vaccinate può aprire la strada per sviluppare effetti importanti e che l’analisi effettuata dai medici sulle persone ricoverate negli ospedali umbri evidenzia che sono pochissimi i ricoverati con quarta dose di vaccino. Alla luce di tutto ciò, – ha aggiunto – i medici del Cts ritengono che sia di grande importanza vaccinarsi in questa fase in cui ancora non è stato raggiunto il picco dell’ondata in corso, previsto per la fine di luglio”.

La pressione dei casi positivi sugli ospedali

Ritornando agli ospedali l’assessore ha precisato che, “l’Umbria ha lavorato da subito sulla flessibilità del sistema ospedaliero, rimodulando l’offerta in relazione all’incidenza e alle necessità assistenziali di ricovero, tenendo presente che molti sono ricoverati per altre patologie, ma essendo positivi necessitano di isolamento”.

Coletto ha proseguito fermando l’attenzione sul fatto che “allo stato attuale un soggetto infetto può contagiare molte persone a stretto contatto, per cui in questa fase di crescita esponenziale dei contagi, oltre alla somministrazione della quarta dose per la fascia stabilita dal ministero, è opportuno l’utilizzo delle mascherine al chiuso e all’aperto in condizioni di grandi assembramenti. Questi due strumenti al momento, sono gli unici a disposizione per preservarci e per non sovraccaricare le strutture ospedaliere che devono tornare all’attività ordinaria”.

Concludendo l’assessore ha reso noto di essersi “personalmente impegnato nell’ultima seduta della commissione salute, a riportare l’attenzione sui farmaci e quindi a promuovere e incentivare, sempre nel massimo rispetto delle indicazioni di Aifa, le prescrizioni dei monoclonali e degli antivirali proprio per poter curare i pazienti covid con possibilità di acutizzazione a domicilio, limitando al minimo le ospedalizzazioni”.

Fora contesta la gestione da parte della Regione

Ma la gestione dei positivi al Covid negli ospedali viene contestata duramente dal consigliere regionale di opposizione Andrea Fora (Patto civico per l’Umbria).

“Oltre due anni dopo l’inizio della pandemia in Europa – osserva – la sanità umbra è di nuovo in pieno collasso. Tra continui cambi di dirigenti, strutture ospedaliere prive di personale e attrezzature, cronicità non curate, è da oltre due mesi che il picco pandemico sta tornando purtroppo a livelli molto alti e siamo di nuovo a rincorrere l’emergenza, come se la pandemia fosse scoppiata dieci giorni fa”. Fora aggiunge che “è servito sollecitare il Governo affinché stamattina il Ministero della Sanità inviasse una circolare a tutte le Regioni raccomandando di potenziare le misure volte a fronteggiare l’emergenza pandemica, garantendo l’ampliamento dei posti letto di area medica e di Terapia Intensiva dedicati al Covid”.

“Ospedali Perugia e Terni fuori controllo”

“Nel frattempo – prosegue il consigliere di opposizione – i due ospedali di Perugia e Terni sono di nuovo totalmente fuori controllo. Al Santa Maria della Misericordia vengono rianimati pazienti nei corridoi dell’ospedale. L’unico reparto Covid presente è stracolmo di pazienti e abbiamo un ospedale da campo costato oltre 4 milioni di euro con 22 posti letto totalmente inutilizzato. Al 30 giugno sono state interrotte tutte le prestazioni delle Usca, i medici di medicina territoriale che prestavano servizi domiciliari ai pazienti Covid positivi, con la conseguenza che centinaia di malati, soprattutto anziani, sono settimane che non ricevono più alcuna assistenza e affiancamento sanitario nel territorio. Le nuove sottovarianti del Covid si stanno purtroppo diffondendo con grande velocità, con un virus molto mutato che sta portando ad un importante aumento della contagiosità apparentemente in grado di eludere le difese immunitarie dei vaccini e quelle naturali.

A fronte di questa situazione – aggiunge – abbiamo un piano pandemico fermo a due anni fa, con reparti covid stracolmi e pazienti ammassati, quando ci sarebbe stato tutto il tempo per ripensare complessivamente ad un sistema diverso di gestione dell’emergenza, magari mantenendo i pazienti positivi nei reparti di provenienza, adeguando standard e percorsi terapeutici”.

Fora rileva che “purtroppo nella nostra regione la programmazione sembra scomparsa totalmente dai radar della sanità, che nel frattempo si gloria di aver aperto un nuovo reparto al Santa Maria della Misericordia per la neuropsichiatria infantile (servizio assolutamente necessario, ma privo di qualsiasi collegamento con il territorio e con la rete dei servizi socio-sanitari) e di aver aumentato le rette per la residenzialità degli anziani. Con la conseguenza che da diverse settimane ci risulta (e spero di essere smentito) che i servizi socio-sanitari territoriali abbiano rallentato le richieste di inserimento in struttura per anziani con gravi patologie croniche non curabili a domicilio per problemi di budget. E’ inaccettabile che dopo due anni siamo di nuovo a gestire la pandemia come fosse il primo giorno. Ed è inaccettabile che di nuovo tutto il peso del picco pandemico si scarichi sugli ospedali senza che sia stata ripensata minimamente la rete dei servizi sanitari territoriali, il ruolo e i servizi delle strutture sanitarie territoriali”.

Inaccettabile è che ancora una volta – conclude Andrea Fora – tutto il peso si scarichi sul personale sanitario massacrato da turni infernali, che lottano quotidianamente tra richieste incalzanti dei pazienti e dei loro familiari per garantire un diritto alla salute pubblica che ormai pare essere una chimera da mantenere. Inaccettabile è anche che il servizio pubblico si rifiuti di inviare pazienti gravi nelle strutture per mancanza di budget. Ma soprattutto è inaccettabile che questa Regione continui a navigare a vista, improvvisando scelte e decisioni sulla scorta di un’emergenza sanitaria che dura da due anni e che pare stiamo trattando come fosse esplosa da qualche giorno. Se due anni fa l’alibi della maggioranza a trazione leghista di questa regione era quello di aver ereditato un sistema sanitario deficitario, oggi quale sarà la motivazione che verrà data a questa situazione di emergenza?”.

Pd punta il dito su chiusura delle Usca

 “In queste ore l’amministrazione Tesei sta compiendo l’ennesimo scempio sanitario. È dunque urgente che i responsabili del mondo della sanità regionale riferiscano quantomeno in Commissione sul tema delle Usca”. Lo dichiarano i consiglieri regionali del gruppo PD all’Assemblea legislativa, Simona Meloni, Michele Bettarelli, Tommaso Bori, Fabio Paparelli e Donatella Porzi.

“Il piano di superamento delle Usca, così come avevamo ampiamente previsto da giorni, è già letteralmente naufragato perché i medici, uno dopo l’altro, stanno disertando in massa la firma dei nuovi contratti, con la conseguenza che il sistema di gestione domiciliare dei pazienti Covid è ormai fuori controllo. Dalle interlocuzioni avute con il mondo della sanità regionale risultano condizioni economiche e operative irricevibili e perfino scarsa attenzione ai temi della sicurezza e del contenimento del virus. Emerge anche – proseguono i consiglieri di opposizione – una grande preoccupazione per il fatto che i medici che confluirebbero nelle nuove Uca, visiterebbero a domicilio i pazienti Covid per poi proseguire con l’attività di guardia medica in ambulatorio o in reparto, correndo il rischio di amplificare la trasmissione del virus”.

“Nella seduta del Consiglio regionale prevista per martedì prossimo – annunciano – proporremo un ordine del giorno a tutte le forze politiche, affinché la Giunta regionale sia chiamata a riconsiderare la scelta della chiusura delle Usca, e, conseguentemente, a stabilirne la proroga fino a fine anno, così come è stato fatto in Sardegna e in Emilia Romagna. Riteniamo che – concludono – al di là degli schieramenti politici, per chi ha un minimo di buon senso, il ripristino delle Usca sia la sola cosa da fare prima che la situazione sfugga definitivamente di mano“. 

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