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Commissione inchiesta Gesenu, consiglio regionale bloccato

Alessia Chiriatti

Commissione inchiesta Gesenu, consiglio regionale bloccato

La minoranza con i cartelli "fuori la mafia dall'Umbria, basta Pd basta rifiuti" | Tutto rinviato al 2 dicembre
Mer, 18/11/2015 - 00:16

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Commissione inchiesta Gesenu, consiglio regionale bloccato
Nulla da ratificare, almeno per ora. Finisce con un nulla di fatto la richiesta, avanzata dai consiglieri della minoranza di Palazzo Cesaroni, sede dell’Assemblea Regionale dell’Umbria, di istituire una commissione d’inchiesta regionale sulla mafia nella gestione dei rifiuti, dopo quanto accaduto nella vicenda Gesenu, a seguito dell’inchiesta di magistratura e Corpo Forestale dello Stato.
Il punto era l’ultimo all’ordine del giorno per la seduta di oggi, 17 novembre. Ma l’assemblea vota il suo anticipo nella discussione. A quel punto, sono i capigruppo a riunirsi per decidere nel merito l’atto da votare. La certezza riguarda solo la sua composizione: 7 i membri, di cui 4 della maggioranza e 3 della minoranza. Dopo la lunga discussione, durata dalle 12 alle 17 circa, il rinvio della votazione è stato motivato sulla base di quanto previsto dall’articolo 60 del Regolamento interno (questione
pregiudiziale e sospensiva) per una valutazione dei limiti di ammissibilità dei punti elencati nell’atto rispetto alla definizione della competenza regionale. Una valutazione richiesta formalmente in Aula agli uffici di Palazzo Cesaroni.
E’ stato il primo firmatario dell’atto, Marco Squarta (FDI), a illustrare i contenuti dell’atto interno: “La Commissione di inchiesta, limitatamente all’ambito di competenza specificato nell’oggetto, dovrà verificare sia le procedure degli affidamenti in essere nei quattro Ati del servizio di gestione dei rifiuti sia le modalità di gestione dei rifiuti da parte dei titolari degli affidamenti, anche al fine di delimitare eventuali possibili connessioni dei gestori con la vicenda Gesenu. Approfondire gli assetti societari delle imprese titolari della gestione dei rifiuti in Umbria anche al fine di escludere la possibilità di eventuali connessioni con i soggetti coinvolti nell’inchiesta ‘Mafia Capitale’. Quantificare i danni ambientali derivati da eventuali condotte illecite attuali e pregresse. Valutare se l’attuale sistema di programmazione e pianificazione della gestione dei rifiuti determini una particolare agibilità rispetto all’infiltrazione di attività criminose. Verificare l’esistenza di eventuali conflitti di interesse a carico dei gestori delle discariche e degli impianti di incenerimento rispetto ai soggetti affidatari dei servizi di raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti. Verificare l’effettivo raggiungimento di tutti gli obiettivi del vigente Piano regionale dei rifiuti e delle direttive europee di riferimento, anche nella prospettiva di elaborazione di un nuovo Piano. Verificare l’attuale stato di saturazione delle discariche e gli attuali risultati raggiunti, anche in termini di efficienza, rispetto al recupero di materia degli impianti di trattamento meccanico-biologico e rispetto all’adeguatezza della dotazione impiantistica per il trattamento dei rifiuti così come censita nel vigente Piano dei rifiuti. Verificare se e come siano stati effettuati eventuali controlli sulla correttezza delle procedure poste in essere dai gestori, se e quali esposti siano pervenuti negli ultimi cinque anni in riferimento a eventuali irregolarità. Verificare lo stato di avanzamento delle operazioni di bonifica e di messa in sicurezza dei siti di interesse regionale presenti nell’anagrafe del Piano di bonifica delle aree inquinate della Regione. Verificare lo stato di avanzamento della costituzione dell’Auri e valutare tutti gli aspetti connessi al suo subentro agli attuali Ati. Utilizzare ogni strumento utile alle suddette verifiche e valutazioni, come audizioni con i soggetti di volta in volta interessati e sopralluoghi”.
Dalla riunione dei capigruppo era emerso un emendamento unitario che modificava il titolo dell’atto specificando il termine del 31 marzo 2016 entro il quale la Commissione d’inchiesta dovrebbe svolgere la sua attività, mentre mentre avrebbe dovuto riferire all’Assemblea entro entro il 30 aprile 2016. Dopo tale termine la Commissione sarà automaticamente sciolta.
Le reazioni – La richiesta delle opposizioni per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta  non è stata ratificata, contravvenendo a quanto previsto da Statuto e Regolamento. Si vuole impedire libertà, informazione e trasparenza”.  Così in una nota i firmatari del documento, Marco Squarta (FdI), Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5S), Emanuele Fiorini e Valerio Mancini (LN),  Raffaele Nevi (FI), Claudio Ricci e Sergio de Vincenzi (Rp),  che chiedevano appunto di istituire una “Commissione d’inchiesta sul tema dei rifiuti, afferente  dell’interdittiva antimafia notificata dal Prefetto di Perugia a GESENU, Ecoimpianti e Gest Srl è stata rinviata, dall’Assemblea legislativa, senza alcun motivo né giuridico e né tecnico, in palese violazione dei Regolamenti e dello Statuto, malgrado ci fosse stato un iniziale raccordo su oggetto preciso, tempi e modalità fra tutti i consiglieri regionali”.
Per i firmatari dell’atto “è palese che si voglia nascondere ed ostacolare la verità sul sistema dei rifiuti in Umbria per il quale, pur auspicando un veloce lavoro degli organi giudiziari di controllo, si suppone, insieme a quanto già emerso sulla stampa, l’esistenza di inefficienze, sprechi e mala gestione con incrementi dei costi, per comuni, cittadini e imprese, molto rilevanti , valutati a circa il +30 per cento”.
Dopo il voto in consiglio regionale che ha rinviato al 2 dicembre la discussione sul varo di una commissione d’inchiesta consiliare su rifiuti e Gesenu, alcuni esponenti delle opposizioni hanno esposto in aula dei cartelli con scritto “Fuori la mafia dall’Umbria, basta Pd basta rifiuti”. La presidente dell’assemblea, Donatella Porzi, dopo aver invitato i consiglieri a rimuovere i cartelli, ha dichiarato chiusa la seduta.
Al termine del dibattito, Giacomo Leonelli, il presidente del Gruppo del Partito Democratico a Palazzo Cesaroni, ha voluto chiarire che “la Commissione di inchiesta su Gesenu si farà. Il Partito Democratico è favorevole alla sua istituzione, (purché non interferisca coni poteri della magistratura), come ha dimostrato avendo voluto anticipare la trattazione (dall’ultimo al primo punto all’ordine del giorno) e chiedendo chiarimenti sulla sua eventuale emendabilità. Infatti noi ritenevamo che il nostro emendamento fosse interamente sostitutivo di quello originariamente presentato dall’opposizione, che non ci convinceva nell’oggetto e di cui non condividevamo le premesse, in quanto di fatto “criminalizzava” l’intero sistema della gestione dei rifiuti in Umbria. A quel punto abbiamo chiesto parere agli uffici giuridico-legislativi dell’assemblea legislativa se, tenuto conto dello statuto e del regolamento e anche delle riserve di legittimità costituzionali espresse dalla Presidente Marini, tali premesse fossero emendabili da parte nostra. Preso atto della risposta degli uffici di non poter rispondere immediatamente, non abbiamo potuto che rimandare la trattazione dell’atto al prossimo 2 dicembre. Nessuna volontà quindi, da parte nostra di insabbiare l’atto o tergiversare ma solo la richiesta di capire i confini dell’oggetto della commissione costituenda e soprattutto di essere messi nella condizione di sapere cosa votare“.
©Riproduzione riservata

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