Città di Castello centro simbolo della prevenzione al bullismo, Paolo Picchio incontra 250 studenti

Città di Castello centro simbolo della prevenzione al bullismo, Paolo Picchio incontra 250 studenti

Il padre della prima vittima italiana riconosciuta del Cyberbullismo invitato dalla Fondazione Hallgarten-Franchetti

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E’ stata ancora la Fondazione Hallgarten-Franchetti, assieme alla Comunità Educante Alto Tevere e con la collaborazione del Comune di Città di Castello, a promuovere una riflessione sulle tematiche della prevenzione al bullismo, con Paolo Picchio, dopo la sua presenza alla 4^ conferenza europea tenutasi a Villa Montesca nello scorso settembre.

Picchio ha parlato ad oltre 250 studenti della scuole medie (Alighieri Pascoli di Città di Castello, Burri di Trestina, Leonardo da Vinci di San Giustino) e superiori di Città di Castello (Liceo Plinio, Istituto Tecnico Franchetti Salviani, Istituto Patrizi-Baldelli-Cavallotti, Liceo Sales).

Paolo Picchio (a sinistra) è un personaggio che parla al cuore dei ragazzi. E’ il padre di Carolina, la prima vittima italiana riconosciuta del Cyberbullismo; oggetto persecuzione tramite Facebook, sua figlia (allora 14enne) ha deciso di togliersi la vita nel 2013. Un gesto estremo che ha lei stessa commentato in una lettera, che il padre ha letto ai ragazzi in una atmosfera commossa e in un silenzio innaturale, considerato gli oltre 250 adolescenti.

Tornate a parlarvi – ha detto Picchio – Tornate ad incontrarvi e a confidarvi. I social non bastano, dovete assumervi la responsabilità delle vostre azioni anche se il cellulare può apparire un filtro che vi protegge”.
Un messaggio accolto con grande interesse, come testimoniano le numerose domande scaturite con spontaneità. I ragazzi presenti hanno fatto a gara per intervenire e per partecipare. Anche perché alla fine dell’intervento, sotto la regia di Ivano Zoppi, direttore della Fondazione dedicata alla ragazza, sono stati coinvolti nel “gioco delle parole”: un entusiasmante percorso volto a scoprire il vero significato di termini che i ragazzi usano e scrivono con frequenza, di cui non hanno sempre consapevolezza, e che li ha portati a discutere di temi complessi, ma anche quotidiani e a riscoprire il valore di alcuni concetti apparentemente vecchi, invece assai attuali: comunità, confronto, dialogo e riflessione.

Dopo il saluto dell’Assessore Rossella Cestini, che ha sottolineato l’interesse del Comune di Città di Castello per iniziative di grande respiro e l’impegno a fare il possibile per proteggere l’infanzia e l’adolescenza, è intervenuta Maria Rita Baracchini, vicepresidente della rete Europea anti bullismo e responsabile della progettazione della Fondazione Franchetti, che ha dichiarato: “L’invito fatto a Paolo rappresenta un modo di prevenire atti di bullismo, non fatto di statistiche e notizie che sembrano astratte, ma basato su storie di vita vissuta, dolore, miseria e vera umanità. La Fondazione tifernate supporta questo processo da ormai 10 anni e anche se il fenomeno sembra in continua crescita, nei risultati raggiunti si leggono storie di ragazzi anche qui di Città di Castello, che grazie alle continua opera di informazione hanno potuto trovare il coraggio di confidarsi con un adulto o con un amico”.

Alla riflessione hanno preso parte anche i rappresentanti delle forze dell’ordine, Sovrintendente Giancarlo Salvadori e il Luogotenente Fabrizio Capalti, che hanno sottolineato l’estrema importanza di educare e non di reprimere, ribadendo come Polizia e Carabinieri siano sempre al fianco dei ragazzi. Luigi Marinelli, presidente della Comunità Educante, ha indicato come questa iniziativa sia solo un elemento di un complesso di attività fatta in collaborazione con le scuole e il mondo dello sport. Il presidente Angelo Capecci ha espresso piena soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa, sottolineando il ruolo assunto dalla Fondazione Hallgarten-Franchetti come strumento di riferimento per la realtà scolastica territoriale e come elemento di stimolo culturale, unanimemente riconosciuto anche a livello internazionale.

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