Caso Procure, Palamara si autosospende da Anm

Caso Procure, Palamara si autosospende da Anm

Il Csm convoca la seduta plenaria e chiede altri atti ai pm perugini

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Si dice certo di poter chiarire ogni addebito che gli viene fatto, il magistrato ed ex presidente dell’Anm, Luca Palamara, che ieri è stato ascoltato per tre ore dai colleghi perugini che ipotizzano nei suoi confronti il reato di corruzione.

Palamara ribadisce di non aver mai preso soldi o regali. Ed annuncia di essersi autosospeso dall’Anm. “Sono certo – scrive Palamara – di chiarire i fatti che mi vengono contestati. Il mio intendimento ora è quello recuperare la dignità e l’onore e di concentrarmi esclusivamente sulla difesa nel processo di fronte a tali infamanti accuse. Per tali ragioni mi assumo la responsabilità di auto sospendermi dal mio ruolo di associato con effetto immediato. Sono però sicuro che il tempo è galantuomo e riuscirà a ristabilire il reale accadimento dei fatti“.

Intanto Unicost, Unità per la Costituzione, corrente a cui Palamara appartiene, con unna nota firmata dal presidente Sciacca dal segretario Enrico Infante, annuncia che si riserva di costituirsi parte civile se al termine dell’inchiesta di Perugia dovesse aver luogo un processo: “Più leggiamo gli articoli – scrivono – e ancor più ci convinciamo del danno, forse ancora non compiutamente calcolabile, che la vicenda all’attenzione della magistratura perugina porterà alla magistratura italiana“.

Insomma, l’inchiesta della Procura perugina ha sollevato un vespaio all’interno della Magistratura italiana. Tanto che il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura ha convocato un Plenum straordinario per martedì: “Si impone oggi un confronto responsabile tra tutti i componenti per la forte riaffermazione della funzione istituzionale del Csm a tutela dell’intera magistratura“.

Nella riunione si prenderà anche atto delle dimissioni del consigliere Luigi Spina, indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento dai pm perugini. Ai quali il Csm ha anche chiesto gli altri “atti ostensibili” dell’inchiesta, oltre a quelli già arrivati a Roma.

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