Bibliotecaria spostata all’Urbanistica per i libri “gender”, ricorso al giudice del lavoro

Bibliotecaria spostata all’Urbanistica per i libri “gender”, ricorso al giudice del lavoro

Il provvedimento annunciato a giugno diventato effettivo a novembre scorso | A marzo l’udienza al Tribunale di Spoleto, la difesa “Danni anche alla collettività”

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Finisce in tribunale la vicenda della bibliotecaria spostata all’urbanistica per la vicenda relativa ai libri “gender” da catalogare. La storia, relativa al Comune di Todi ma che era finita alla ribalta nazionale, aveva creato clamore quando era emersa a giugno, quando appunto l’amministrazione comunale aveva annunciato il trasferimento della bibliotecaria Fabiola Bernardini. Una decisione motivata come “una normale rotazione del personale previsto dalla legge”.

Fino all’autunno inoltrato, in realtà, la dottoressa Bernardini era rimasta al suo posto, nel settore cultura dell’ente. Ma nessun ripensamento da parte del Comune: il trasferimento è infatti avvenuto a novembre. Così, contro esso, la bibliotecaria ha presentato ricorso davanti al giudice del lavoro del Tribunale di Spoleto, difesa dall’avvocata Nunzia Parra del foro di Perugia, per accertare l’illegittimità del trasferimento dal settore cultura al settore urbanistica dell’ente. La prima udienza è stata fissata per il 28 marzo davanti al giudice del lavoro Marta D’Auria.


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Secondo la difesa, lo spostamento effettuato dal Comune di Todi sarebbe “lesivo dell’interesse pubblico (inteso come buon andamento dell’azione amministrativa) nonché della professionalità e dignità dell’ex bibliotecaria”.

Secondo il legale, infatti, “la legittima applicazione della normativa in materia di anticorruzione avrebbe dovuto evitare lo spostamento in quanto la dottoressa Bernardini non ha competenze specifiche nel settore urbanistica. Il settore cultura, tra l’altro, non è a rischio secondo l’anticorruzione”. Al contrario appunto invece di quello urbanistico, con un rischio medio-alto: “una elevata competenza dal punto di vista tecnico garantisce una maggiore professionalità ed un minore rischio di corruzione” rileva l’avv.  Parra. “Riteniamo quindi che le giustificazioni sull’anticorruzione non siano fondate, anche in base alle normative nazionali. Deve comunque essere infatti salvaguardata la professionalità della dipendente, assunta con un contratto ad alta specializzazione e destinata al settore umanistico, così si crea un danno non solo a lei, ma anche alla collettività”.

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