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Ast Terni, preoccupazione dei sindacati dopo audizione azienda in Commissione della Camera

Redazione

Ast Terni, preoccupazione dei sindacati dopo audizione azienda in Commissione della Camera

Nella giornata di ieri è stato avviato in Commissione attività produttive della Camera, presieduta dall'On. Barbara Saltamartini della Lega, un ciclo di audizioni su Ast Acciaierie Terni
Gio, 09/01/2020 - 10:36

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Ast Terni, preoccupazione dei sindacati dopo audizione azienda in Commissione della Camera

Nella giornata di ieri è stato avviato in Commissione attività produttive della Camera, presieduta dall’On. Barbara Saltamartini della Lega, un ciclo di audizioni su Ast Acciaierie Terni, “alla luce del prolungamento della cassa integrazione e di prospettive non rassicuranti per il futuro”. Così la stessa Saltamartini e l’On. Virginio Caparvi, segretario Lega Umbria, in una nota congiunta.

“Forte preoccupazione è stata espressa dai sindacati in merito alla problematica sulla ridistribuzione della produzione di acciaio e in particolare per l’arrivo di semi-lavorati dall’Indonesia che hanno invaso il mercato europeo: si parla di 50mila tonnellate di bramme tra prodotto già arrivato e quello che arriverà nei prossimi mesi. Questioni che pongono in discussione anche la centralità della siderurgia italiana e in particolare del Polo di Terni”.

Si è discusso anche di infrastrutture inerenti l’attività di Ast, coinvolgendo Comune di Terni e Regione Umbria. In tal senso va riconosciuta una presenza costante delle istituzioni locali e in particolare del sindaco di Terni, Leonardo Latini, su tutta la vicenda.

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Nel corso dell’audizione, il deputato Caparvi, nel ringraziare le parti intervenute, ha sottolineato come “la stategicitá del Polo ternano debba essere il risultato di una presa di posizione del Governo rispetto alla produzione industriale in Italia e nello specifico nel siderurgico”. Il presidente della Commissione, Saltamartini, ha annunciato di aver convocato in Commissione i vertici aziendali per cercare di avere “un quadro più preciso delle strategie intraprese”.

Preoccupazione espressa anche dai sindacati. Per il futuro di AST la Fim Cisl “ritiene necessario da subito verificare gli impegni sottoscritti nel
piano industriale che scadrà nel settembre del 2020 e mantenere l’obiettivo di gettare le basi per il futuro piano industriale, in quanto oggi gli effetti delle contromisure introdotte dall’Unione Europea per contrastare le importazioni proveniente dall’Asia e i dazi imposti da Trump da sole non sono sufficienti senza una politica di strategia industriale nazionale ed europea, in grado di attuare altre possibili misure.

Tuttavia – silegge in una nota diffusa dal sindacato confederato – riteniamo sempre più necessario che Ast continui ad investire sia sotto il profilo impiantistico per aumentare la sua capacità produttiva e gli standard di qualità, in ricerca e sviluppo, sia sul versante ambientale .
Urgenti poi restano i lavori di completamento delle infrastrutture, sia quelle materiali che quelle immateriali di competenza territoriale, regionale e nazionale, necessarie allo sviluppo del sito e dell’economia ternana, a partire dal completamento che aspettiamo da anni della Orte-Civitavecchia.
Inoltre è necessario che il governo si impegni a sollecitare il Gruppo ThyssenKrupp a sostenere la strategicità del sito ternano Ast all’interno della grande riorganizzazione che il gruppo ha portato avanti in questi anni, soprattutto alla luce delle nuove tensioni internazionali.”

La Fiom Cgil, tramite il segretario Alessandro Rampiconi precisa che “Il sito produttivo rappresenta l’37% del Pil provinciale e il 63 % del Pil comunale. Chiediamo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto il 3 dicembre del 2014 che si poneva due obiettivi fondamentali: dal punto di vista occupazionale 2.350 occupati diretti e a livello produttivo 1 milione di tonnellate di acciaio fuso annuo.

Il non raggiungimento di questi due obiettivi – prosegue Rampiconi – anche a causa dell’importazione delle bramme dall’Indonesia, mette in discussione l’intero accordo e la sopravvivenza di almeno una linea produttiva. A fronte di questa situazione la proprietà ThyssenKrupp ha registrato una perdita di 300 milioni di euro.

Il Governo e il Parlamento – conclude – devono intervenire e prendere una posizione in questo quadro di ristrutturazione della siderurgia nel suo complesso e per affrontare la fase di transizione industriale ed ecologica. Occorre convocare un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico per discutere della crisi della siderurgia, che è un settore industriale strategico, da cui dipendono diverse produzioni. Un tavolo che si rende necessario anche per il rinnovo dell’accordo del 2014 in scadenza a settembre 2020”.


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