Al via da giovedì primo ottobre la caccia al cinghiale in Umbria, che da calendario venatorio 2026/27 si concluderà il 31 gennaio prossimo.
Si potrà caccia nei giorni di giovedì, sabato e domenica. Tre giornate con le vecchie norme. Le modifiche al regolamento 34, infatti, entreranno in vigore da giovedì 8 ottobre, passati i 15 giorni dalla pubblicazione.
Nuove norme che, dopo un sostanziale accordo iniziale, hanno portato, almeno sui tempi, ad una divisione tra le associazioni venatorie. La Giunta regionale e la maggioranza di centrosinistra, su istanza dell’assessora Simona Meloni, hanno però voluto accelerare affinché le nuove norme entrassero in vigore già da questa stagione venatoria, pur differite, appunto, di una settimana, per tempi tecnici, rispetto all’apertura della caccia al cinghiale.
Questo – è stato più volte spiegato dall’assessore Meloni – con l’obiettivo di aumentare gli abbattimenti dei cinghiali. Per contrastare il rischio della diffusione della pesta suina africana (Psa), specialmente dopo i nuovi casi in Toscana e nel Lazio. Ridurre gli incidenti provocati dagli attraversamenti di animali selvatici (mezzo milione di euro l’ammontare dei risarcimenti pagati dalla Regione lo scorso anno). Ridurre i danni alle colture agricole.
Sui cinghiali, poi, c’è stato anche uno scontro istituzionale tra la Provincia di Terni e la Regione Umbria, a ulteriore conferma di quanto il tema sia spinoso in questo momento.
Il commissario contro la pesta suina africana ha fissato per quest’anno a 32.500 capi l’obiettivo degli abbattimenti per l’Umbria. Una quota inferiore a quella dello scorso anno, ma comunque consistente.
I cacciatori – e su questo c’è unanimità di vedute tra le associazioni – chiedono però che ci sia anche un maggior controllo sulle aree protette (anche con una loro presenza negli organi di gestione, laddove esistenti) perché i danni da parte dei cinghiali sono molto più rilevanti nei settori a ridosso di queste zone dove gli animali possono poi rifugiarsi e riprodursi.
La nuova sperimentazione, poi, dovrà mettere alla prova l’efficacia del sistema previsto per i cacciatori singoli, a cui viene assegnato il 10 per cento dei settori. La caccia in forma singola (insieme ad altre modalità come la girata o l’aspetto) si pratica principalmente nei territori non riservati alle squadre autorizzate o non assegnati.