A Umbria Jazz il fascino del "cantare la voce" con Cecile McLorin Salvant - Tuttoggi

A Umbria Jazz il fascino del “cantare la voce” con Cecile McLorin Salvant

Carlo Vantaggioli

A Umbria Jazz il fascino del “cantare la voce” con Cecile McLorin Salvant

Mar, 13/07/2021 - 13:58

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Il fascino di Cecile McLorin Salvant, di casa a UJ e del pianista Sullivan Fortner. In 2^ serata con il progetto Bokantè di Michael League, e Malika Tirolien

Una serata magnifica, quella del 12 luglio, e un concerto notevole a UJ21, perchè altrettanto importante è la bravura di Cecile McLorin Salvant, anche lei di casa a Umbria Jazz da anni e protagonista all’Arena Santa Giuliana.

Non a caso citiamo sin dal titolo di questo pezzo, la famosa definizione del compianto Demetrio Stratos (e titolo di un celebre lavoro), ovvero quella del “cantare la voce”.

McLorin Salvant non usa tecniche della diplofonia o altri virtuisismi al limite dello strumento gola, ma pur avendo una rispettabilissima estensione vocale, la bellezza del suo lavoro e dei brani presentati è esattamente quella di cambiare piano esecutivo e prospettiva anche in chi ascolta, quasi si trattasse di un campo ad ostacoli per allenarsi all’ascolto della vastità del mondo del Jazz.

Non a caso tutto era iniziato con buoni studi in America e nel Conservatorio Darius Milhaud di Aix-en-Provence, dove la madre, francese, l’aveva mandata a perfezionarsi nella vocalità classica e barocca.

Con Cecile, anche il talentuoso pianista Sullivan Fortner, che in più casi riesce a meravigliare il pubblico per come è incollato ai rapidissimi cambi di esecuzione della McLorin Salvant. Sicuramente una sintonia di lunga data, ma anche una tecnica strepitosa.

Fortner è di quella genia di pianisti speciali che quando suonano si piegano su se stessi e percorrono il seggiolino il lungo e largo e anche più se ne avessero a disposizione.

Tanti i generi affrontati, sia su standard che su pezzi originali, e cantati in più lingue, una dedica speciale alla nonna e molti racconti e ricordi fanno di Cecile McLorin Salvant una artista di un fascino ed una disponbilità generosa senza eguali. Anche quando rende partecipe il pubblico dell’acquisto di un paio di sandali eccentrici usati per le serate importanti come quella di Perugia.

Una serata quella di ieri cominciata con qualche imbarazzo a causa dell’arena desolatamente vuota. Tant’è che la McLorin strabuzza gli occhi e dice “ehi, dove sono finiti tutti??”.

Per fortuna dopo i primi due pezzi la platea inizierà prendere forma e con tantissimi appassionati dell’artista che la osannano ad ogni suo brano, salvando così la reputazione della manifestazione che riesce ad omaggiare concretamente il lavoro del duo che sarà poi calorosamente applaudito.

Bokantè e l’esperienza di Snarky Puppy alle spalle

Si dice che nella vita spesso le opportunità migliori nascono per caso. Certamente per un puro caso è nato Bokanté, che è molto più di un nuovo supergruppo di world music.

Pensate ad un mix di musiche dell’Africa occidentale, blues del Delta, Led Zeppelin e suoni caraibici. E altro ancora. Bokanté, che ha pubblicato nel 2017 il suo disco di esordio, “Strange Circles”, deve le sue origini ad un incontro fortuito.

Michael League, fondatore e leader di Snarky Puppy, una delle band più popolari degli ultimi anni, ascoltò mentre era a Montréal per altri progetti la voce di Malika Tirolien, una ragazza cresciuta a Guadalupe e naturalizzata canadese. Ne rimase tanto colpito da cominciare a scrivere musiche e melodie apposta per lei. Gliele inviò affinché vi aggiungesse le liriche nelle sue due lingue, creolo e francese. Parole che raccontavano la realtà di oggi, dal dramma dei rifugiati al razzismo, dalle sofferenze di tante persone alla crisi dell’ambiente.

Attorno a loro due, al loro incontro (Bokanté significa “scambio” in creolo) prese forma la band, costituita da otto musicisti provenienti da quattro continenti e tra loro diversi per lingua, cultura e generazione.

Tutti portarono la propria conoscenza e la propria tradizione con la mission, per dirla in modo semplice con le parole di League, di “fare buona musica”. Insieme a League (basso e chitarra baritono) e alla Tirolien c’erano anche altri due Snarky Puppy, Chris McQueen e Bob Lanzetti, il grande percussionista Jamey Haddad (Paul Simon, Sting), il virtuoso della pedal steel guitar Roosevelt Collier (Lee Boys, Karl Denson), i percussionisti André Ferrari (Väsen) e Keita Ogawa (Banda Magda, Yo-Yo Ma).

Un organico insolito per un suono ricco, innovativo, frutto di una miriade di incroci. Molti dei musicisti non si erano mai incontrati fino a quando con questa formazione cominciarono a registrare il loro primo disco nei leggendari Dreamland Studios di New York. Prima della fine della settimana di registrazione, la band si è però sentita coesa in un modo incredibile.

Il disco successivo, “What Heat”, con la Metropole Orkest, si è aggiudicato una nomination al Grammy come Best World Music Album. La formazione del tour, oltre a League, Tirolien, Lanzetti, Haddad, Collier, Ferrari, Ogawa, prevede anche Jordan Peters alla chitarra e Jay White al basso.

Foto: Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)

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