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Scontro politico sull’aumento delle quote Atc

Massimo Sbardella

Scontro politico sull’aumento delle quote Atc

Mar, 05/05/2026 - 17:49

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Scontro politico sulla ridefinizione delle quote Atc a carico dei cacciatori umbri, dove la scelta di uniformarla in tutto il territorio regionale, elevando a 51,65 euro il costo anche per gli Ambiti 1 e 2.

Il centrodestra va all’attacco, con i consiglieri della Lega Donatella Tesei ed Enrico Melasecche: “Un anno fa la sinistra in Regione ha imposto una stangata fiscale da 184 milioni di euro a carico di cittadini e imprese. Oggi lo schema si ripete: di fronte alle difficoltà, invece di amministrare meglio, si chiede ai cittadini di pagare di più. In questo caso a essere colpito è il mondo venatorio”.

“Non è la prima volta – ricordano i due esponenti della Lega, nella precedente consiliatura presidente e assessore della Regione – che viene prospettata la possibilità di aumentare le quote degli Ambiti Territoriali di Caccia: già in passato gli Atc avevano paventato questa ipotesi, ma la precedente
amministrazione regionale di centrodestra si è sempre opposta, evitando di scaricare ulteriori costi sui cacciatori. Oggi, invece, la sinistra ha scelto consapevolmente di percorrere la strada dell’aumento”. 

“I cacciatori umbri – proseguono Tesei e Melasecche – sono una risorsa: pagano una licenza, contribuiscono economicamente al sistema e svolgono un ruolo concreto nella gestione faunistica e nel presidio del territorio. Colpirli con nuovi costi significa non riconoscere questo contributo e trattarli, ancora una volta, come un bancomat”.

Tesei e Melasecche vanno oltre la mera questione economica: “Si è deciso di intervenire senza affrontare i nodi veri: la gestione degli Atc, l’utilizzo delle risorse già disponibili, la mancanza di una programmazione seria. Senza un confronto reale, si è scelto di scaricare il peso delle inefficienze su chi paga. Il risultato è
sempre lo stesso: si coprono i problemi con nuovi costi. Prima con una manovra fiscale che colpisce tutti gli umbri, oggi con un aumento che colpisce in modo mirato i cacciatori”. 

“Auspichiamo – concludono Tesei e Melasecche – che l’aumento delle quote venga rivisto e che si apra finalmente un confronto serio sulla gestione del sistema venatorio umbro. Continuare a chiedere di
pagare di più non è soltanto il segno di dell’incapacità amministrativa della sinistra, ma anche di una visione ideologica dell’ambientalismo, rigida e scollegata dalla realtà, che finisce ancora una volta per scaricare sui cittadini il peso delle scelte politiche”. 

La replica dell’assessore Meloni

A stretto giro è arrivata la replica dell’assessore alla Caccia, Simona Meloni, che parla di “polemica priva di fondamento”.

“È opportuno ricordare – premette l’assessore – che gli aumenti delle quote degli Atc, come da prassi, vengono decisi e proposti dagli stessi Ambiti territoriali di caccia e non dalla Regione. La Regione, infatti, con apposita delibera, si limita a ratificare le proposte discusse e approvate all’interno dei Comitati di gestione degli Atc, organismi nei quali sono rappresentate tutte le associazioni portatrici di interesse del settore: venatorie, agricole e ambientaliste”.

Meloni sottolinea inoltre che “le richieste di aumento sono arrivate da Atc costituiti durante la scorsa legislatura, al cui interno ci sono rappresentanti indicati dalla precedente amministrazione regionale”.

“Nel caso specifico – precisa l’assessore – la Regione ha ricevuto due proposte, da parte dell’Atc 1 e dell’Atc 2, con aumenti votati e approvati dagli stessi Ambiti. Si tratta di adeguamenti che allineano il costo delle quote (51,65 euro) a quanto già in vigore nell’Atc 3 nel 2011. Parliamo, dunque, dell’aggiornamento di quote ferme dal 1995, oltre trent’anni”.

Meloni evidenzia poi che, nel complesso, considerando quota Atc e tassa di concessione regionale, l’Umbria resta comunque tra le regioni italiane con la spesa più bassa per singolo cacciatore a livello nazionale.

“È importante inoltre precisare – conclude Meloni – che la Regione sta lavorando con gli stessi Atc per una riduzione complessiva dei costi a carico dei cacciatori, a partire dalla riduzione del costo delle fascette per la caccia di selezione. Allo stesso tempo, i maggiori introiti derivanti dagli adeguamenti delle quote Atc, saranno destinati allo stesso mondo venatorio, attraverso interventi per il ripopolamento della selvaggina di piccola taglia come da loro richiesto, per la prevenzione e per il ripristino dei danni causati dalla fauna selvatica in aggiunta al cospicuo fondo ripristinato da questa Giunta regionale”.

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