Omicidio Presta, il marito le ha sparato alle spalle. Arresto convalidato ma non c'è premeditazione - Tuttoggi

Omicidio Presta, il marito le ha sparato alle spalle. Arresto convalidato ma non c’è premeditazione

Sara Minciaroni

Omicidio Presta, il marito le ha sparato alle spalle. Arresto convalidato ma non c’è premeditazione

L'autopsia rivela che Raffaella ha cercato di difendersi | Francesco Rosi in lacrime nelle tre ore e mezzo di interrogatorio
Ven, 27/11/2015 - 19:22

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Tre ore e mezzo di interrogatorio nel quale Francesco Rosi ha pianto, molto e spesso. Ma rispondendo alle domande del giudice si è scrollato di dosso una delle aggravanti più pesanti, quella della premeditazione. Secondo quanto riferito dal legale dell’uomo, avvocato Luca Maori ci sarebbero state delle divergenze tra quanto affermato dal padre dell’omicida e quanto ricostruito dalla difesa e evidentemente spiegato anche dal 43enne che da mercoledì sera si trova in carcere per l’omicidio della moglie 40enne Raffaella Presta.

Il Gip Andrea Claudiani ha ritenuto quindi plausibile che l’arma del delitto non fosse in soffitta posta sottochiave. Ma che invece si trovasse già nell’appartamento teatro del delitto, anche se il reo confesso non aveva mai conseguito o fatto richiesta di un porto d’armi. Per difendersi dai ladri, che per ben due volte erano entrati in villa (come ha raccontato anche una ex dipendente della famiglia a Tuttoggi.info) ecco perchè secondo la difesa l’arma era lì, diventando poi strumento di un delitto atroce, al momento in cui è esplosa la follia.

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Per l’avvocato Maori si tratterebbe quindi di dolo d’impeto. Ma innescato da quale particolare accadimento è ancora da chiarire e su questo il legale preferisce non andare oltre “ci sono ancora troppi elementi da chiarire e troppo importanti”, spiega, ma quello che è certo è che il tutto è maturato nel rapporto conflittuale della coppia. Tra quei litigi, ormai troppo frequenti sfociati nel più irreparabile dei gesti. Francesco Rosi resta in carcere quindi, l’arresto è convalidato e le lacrime versate continuamente durante l’udienza dentro le mura della prigione ogni volta che veniva nominato il figlio non serviranno a riportare in vita Raffaella Presta.

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Ma oggi è stata anche la giornata dell’autopsia. L’autopsia sul corpo di Raffaella Presta, è iniziata questa mattina presto e si concluderà domani. Serve più tempo al medico legale Laura Paglicci Reattelli per accertare anche il più piccolo particolare utile a ricostruire il tremendo fatto di sangue che si è consumato mercoledì nella villa di via del Bellocchio a Perugia.

Due colpi, uno alle spalle. Quel corpo trafitto da due colpi di fucile all’inguine e alla spalla rivela molto di più di quanto non abbia fatto il reo confesso Francesco Rosi. Dice che un colpo dalla traiettoria trasversale avrebbe trafitto l’inguine destro e la coscia sinistra, non solo, dice anche che Raffaella, con un gesto d’istinto avrebbe tentato di difendersi, che imponendo le mani tra sé e il suo aguzzino riportando una ferita da difesa al polso, molto profonda, causata dal passaggio della pallottola. Dice anche che il foro d’entrata di uno dei due colpi sarebbe all’altezza della scapola destra, passante, per poi fuoriuscire all’altezza dell’emitorace sinistro. Se questi elementi verranno confermati Raffaella è stata colpita alle spalle, forse nel tentativo di fuggire raggiunta dal primo colpo.

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Perizia sulla lesione al timpano. Testimoni hanno raccontato in queste ore che Raffaella Presta durante una lite con il marito sarebbe stata anche picchiata in passato e avrebbe riportato una lesione al timpano. Elemento che è al vaglio dell’esame autoptico. Affidato ad una consulenza otoiatrica che deve ancora essere repertata.

Con i suoi familiari si era confidata. Nell’ultimo periodo in cui era scesa a casa in Puglia, dove andava di frequente, aveva confidato che il suo matrimonio non navigava in acque tranquille. Che i rapporti con il marito Francesco erano ormai deteriorati ma che lei aveva tutta la volontà di tenere unita la famiglia. Forse erano solo delle rassicurazioni per non far preoccupare i genitori. O forse nel frattempo Raffaella aveva cambiato idea e aveva deciso di spezzare quel legame che la faceva soffrire, con quel marito geloso e opprimente, che all’esterno appariva in un modo (padre premuroso, compagno leale) e dentro casa invece era diverso. Nell’ascoltare le voci di chi a Raffaella è stato vicino si consolida l’idea di una donna che stava vivendo un tormento, che ha lasciato il posto di lavoro perchè lui non voleva che rimanesse in quello studio dove si era specializzata nel diritto di famiglia.

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