Terremoto, timori per il Lago di Pilato | Sos al Parco dei Sibillini

Terremoto, timori per il Lago di Pilato | Sos al Parco dei Sibillini

Un’escursione sulle vette dei Sibillini mostra una situazione preoccupante per i laghetti a forma di occhiale, appello alle istituzioni perché verifichino la situazione della falda

Il terremoto potrebbe aver compromesso per sempre il lago di Pilato, lo straordinario invaso nei pressi del monte Vettore e raggiungibile in passato dalla zona di Castelluccio di Norcia. La segnalazione arriva da alcuni appassionati dell’area del parco nazionale dei monti Sibillini ed in particolare da Gianluca Vignaroli, autore della pagina Facebook “Avventure di montagna”. Il timore è quello che le scosse del 2016 (quelle del 24 agosto ma soprattutto quelle di fine ottobre) possano aver creato delle variazioni nella falda acquifera sottostante i due laghetti uniti a forma di occhiale, uno scenario unico al mondo anche perché lì vive un particolare ed unico crostaceo, il chirocefalo del Marchesoni.

Ad accrescere i timori è stata un’escursione compiuta domenica nella zona da Vignaroli. Sebbene ci sia ancora un po’ di neve a coprire gli invasi, il lago di Pilato sembra non essere più lo stesso. Da qui la sollecitazione degli appassionati di montagna, lanciata sui social network, all’ente Parco nazionale dei Sibillini ed agli esperti di compiere un sopralluogo in quota e studiare se veramente la falda sia stata compromessa da fratture sotterranee.

“Quella di ieri (domenica ndr), che doveva essere una entusiasmante cavalcata lungo le creste più belle dei Sibillini si è invece trasformata – scrive Vignaroli nella pagina ‘Avventure di montagna’ – in una brutta constatazione di quello che le scosse di terremoto che ci sono state negli ultimi mesi hanno generato, anzi distrutto. In questo lungo lasso di tempo, come ben sapete, non mi sono fermato e nei limiti del possibile, cercando anche di non infrangere divieti (qui la ‘mappa’ delle zone vietate e di quelle accessibili all’interno del Parco dei Sibillini, ndr), ho girato in lungo ed in largo osservando e documentando quanto accaduto alle nostre montagne. Per un’analisi corretta ho aspettato il disgelo, ovviamente con la neve è impossibile vedere cosa è accaduto sotto il suo manto, e quello che ho visto ieri mi ha lasciato parecchio sconcertato. Nei prossimi giorni, con calma, pubblicherò tutte le fotografie, per ora vi mostro queste due, le più emblematiche, scattate quasi dallo stesso punto, a distanza di circa due anni l’una rispetto all’altra: la prima è del 28 Giugno 2015; la seconda è del 14 Maggio 2017. Non notate nulla di strano?”.

Il lago di Pilato a giugno 2015 (foto Avventure di montagna)

Il lago di Pilato a giugno 2015 (foto Avventure di montagna)

Il lago di Pilato il 14 maggio 2017 (foto Avventure di montagna)

Il lago di Pilato il 14 maggio 2017 (foto Avventure di montagna)

“Sulla foto scattata ieri – spiega Vignaroli – ho cercato di tracciare in azzurro la posizione dove di solito si trova il Lago di Pilato: quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un inverno parecchio nevoso e mi sarei aspettato di trovare molta più neve e acqua negli invasi che ospitano il lago ed invece…”. Il blogger, che spiega di non voler creare allarmismi, evidenzia però che il suo timore è che le forti scosse abbiano modificato il sistema di falde acquifere posizionate sotto il lago. Anche perché le montagne circostanti hanno subito dei danni rilevantissimi: “la cima del Pizzo del Diavolo è completamente distrutta e la sua altezza è sicuramente calata di qualche metro, sulla Cima del Lago ci sono spaccature larghe più un metro, Punta di Prato Pulito idem, così come il Pizzo di Palazzo Borghese e così via“.

Non sono un geologo, sono solo un Ingegnere appassionato di alpinismo, qualcuno più competente ed afferrato in materia di me dovrebbe salire e sincerarsi di quanto sta avvenendo: di solito in questo periodo dell’anno il lago inizia ad aprirsi e le sue acque cristalline iniziano a farsi largo tra il gelo, cosa che quest’anno reputo abbastanza remota visto che gli invasi sono praticamente asciutti…”. Un appello, quello dell’escursionista, che viene rilanciato da tantissimi appassionati di montagna e dei monti Sibilini in particolare che hanno condiviso e commentato il post della pagina Facebook.

E da molti arriva la sollecitazione all’Ente Parco affinché intervenga per controllare la situazione. Anche perché in varie zone dei Sibillini, ma anche in altre del centro Italia più prossime agli epicentri delle scosse di terremoto, corsi d’acqua ed invasi hanno subito delle variazioni. Basti pensare a quanto successo in Umbria, dove a Norcia è riaffiorato il torrente Torbidone, che non scorreva più in superficie dopo il terremoto del 1979, e dove si è creato un lago sul fiume Sordo. Ma anche nelle Marche ci sono state situazioni significative da questo punto di vista, con portate di acqua aumentate o diminuite e nuovi invasi.

E se, in attesa di un chiarimento ufficiale da parte degli esperti e del Parco, molte  persone frenano sulla situazione del lago di Pilato, in attesa del disgelo, un contributo qualificato arriva da una biologa, che su Facebook spiega: “Ho studiato per cinque anni, dal 1986 al 1991, il ciclo biologico di Chirocephalus marchesonii e poi per mio conto ho continuato a monitorare il Chirocephalus marchesonii anche negli anni successivi. Oltre al Chirocephalus marchesonii ho fatto uno studio molto approfondito e dettagliato del bacino del lago di Pilato, in quanto il ciclo biologico del chirocefalo è strettamente legato al ciclo dell’invaso. In questi cinque anni ho realizzato delle batimetrie che mettono in evidenza il periodo di massimo invaso allo scioglimento delle nevi e le variazioni di livello a cui il lago va incontro nel corso della stagione estiva fino agli inizi di ottobre. Da quei rilevamenti ho capito che il livello delle acque dipende solo ed esclusivamente dalle precipitazioni nevose, infatti a niente contribuiscono le precipitazioni piovose nella stagione primaverile ed estiva. In quegli anni ho avuto modo di capire che quando le precipitazioni nevose sono abbondanti come è accaduto in questo anno, allo scioglimento delle nevi il lago raggiunge il massimo invaso ed assume la caratteristica forma ad occhiali. Infatti, nel 1990 le precipitazioni nevose furono scarse ed il lago allo scioglimento delle nevi era circa quattro metri sotto il livello di massimo invaso tanto che nel mese di agosto si prosciugò. Questa foto tuttavia mostrano una situazione molto preoccupante, che non coincide con le mie batimetrie anche con quelle del 1990… Spero tanto di sbagliarmi ma è accaduto qualche cosa alla falda! Grazie di cuore di queste immagini, penso che sia estremamente importante iniziare a capire cosa stia accadendo. In questo sisma c’è disinteresse e abbandono in ogni ambito. Magari si può intervenire diminuendo la quantità delle captazioni. Diffondiamo questo messaggio almeno qualcuno potrà iniziare a interessarsi prima che sia troppo tardi!”.