Il Pd strizza l’occhio a Ricci, il centrodestra si infuria

Il Pd strizza l’occhio a Ricci, il centrodestra si infuria

Regione, agitazione intorno all’emendamento “salva-gruppo” | E l’ex sindaco di Assisi va avanti con il Partito Popolare della Nazione

Da quando De Vincenzi, passando al Gruppo misto in Consiglio regionale, lo aveva lasciato orfano del “suo” gruppo Ricci Presidente, l’ex sindaco di Assisi si è gandhianamente messo sull’Aventino: partecipa ai lavori assembleari (del resto, un tempo era lo Stachanov del Subasio), ma non prende parte alle votazioni.

La cosa, finora, non aveva sconvolto più di tanto i colleghi di Palazzo Cesaroni: a destra lo si guardava sogghignando; a sinistra, ci si voltava dall’altra parte ma si continuava a sorridere, ricordando le sue previsioni stellari.

Poi, però, c’è stato il 4 marzo. A sinistra, di voglia di ridere ne è rimasta ben poca e si sta pensando con preoccupazione a come puntellare Palazzo Donini, in vista del 2020. Rimandando, ma solo per ora, la soluzione dei problemi, tutti locali, interni al Pd.

Ma anche a destra adesso si ride poco, dopo l’euforia post grande-impresa. La vittoria del 4 marzo potrebbe rivelarsi localmente un boomerang, se non si riuscirà a formare un governo stabile. E comunque, l’approdo a Roma di Raffaele Nevi (con l’ingresso di Maria Rosi), impone alcuni aggiustamenti, al di là della già prospettata promozione di Squarta a portavoce della coalizione.

L’atto 1494 bis

Ad agitare le acque, l’Atto 1494 bis, cioè la proposta di ulteriore modifica della legge 28/2012 che regolamenta il funzionamento e il finanziamento di alcuni organi istituzionali. L’occasione, per Ricci, per riavere il suo gruppo consiliare e uscire dal Gruppo Misto in cui siede “l’odiato” De Vncenzi. Un emendamento presentato dallo stesso Ricci punta infatti a modificare, attraverso la proposta di legge che sta per approdare in Aula, lo Statuto di Palazzo Cesaroni, che attualmente impone a un candidato alla presidenza della Regione di avere almeno un altro componente, eletto in una lista a lui collegata, per poter formare un autonomo gruppo consiliare. Cosa, appunto, venuta meno dopo che De Vincenzi ha ritenuto opportuno separare la propria strada da quella intrapresa da Ricci, considerata dall’ex compagno di viaggio quantomeno incerta, autonoma e comunque lontana dal tragitto, a fianco del centrodestra, delineato nel 2015. Con la nuova norma, invece, un candidato alla presidenza, eletto in Consiglio, può costituire, anche autonomamente, il suo gruppo.

Stessa dignità … economica

Ricci argomenta che l’emendamento va a sanare una stortura del Regolamento, che ai candati alla presidenza non riconosce la stessa “dignità” degli altri consiglieri. Dove nella dignità sono compresi anche i finanziamenti a disposizione, minori (ma comunque esistenti) per chi si accasa nel Gruppo Misto. Fatto, questo, che lo stesso Ricci aveva sottolineato anche all’incontro con i suoi civici, organizzato a Ponte San Giovanni all’indomani dello scioglimento del gruppo Ricci Presidente. La proposta di emendamento puntualizza infatti che al candidato alla presidenza, eletto in Consiglio, “spettino le stesse prerogative di tutti i Gruppi consiliari. Per cui l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea legislativa deve assicurare la disponibilità di strutture, personale, servizi e contributi per le spese di funzionamento”. E le spese in più? Non cambia nulla, si torna all’assetto previsto all’indomani del voto del 2015, è la spiegazione contenuta nella relazione che accompagna l’emendamento.

La stampella 

Gli ex colleghi del centrodestra, infastiditi ormai anche dalla voce del loro ex portavoce, si sentono male solo all’idea di ritrovarsi Ricci alla conferenza dei capigruppo. Martedì hanno disertato l’incontro convocato per analizzare il testo della nuova legge. La maggioranza, però, ha i numeri per votarla. Compreso l’emendamento che il centrosinistra sembra disposto ad accogliere. In fondo, al netto delle accuse di brogli elettorali durate un anno, da avversario Ricci si è dimostrato più affidabile di certi elementi in casa propria. Magari, nei due anni di legislatura che restano, la sua stampella potrebbe risultare utile. E comunque, in prospettiva 2020, vista la volatilità del voto degli umbri evidenziata anche dal professor Bracalente, magari un aiuto da altre galassie può servire.

Certo, bisognerà prima convincere Ricci che, in una ipotetica alleanza elettorale, non potrà essere lui il candidato del centrosinistra. L’ex sindaco di Assisi va però avanti per la sua strada. Uno sguardo a Perugia e uno a Roma, rivolge un accorato appello ai moderati nel centrodestra e nel centrosinistra: “Non c’è più tempo da aspettare e il Partito Popolare della Nazione deve ‘nascere’ in tempi brevi”. E aggiunge: “In Umbria le liste civiche verso le elezioni regionali del 2020 daranno un contributo a tale progetto ora essenziale per l’Italia”.

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