“Color Glass” di Trestina, lo spettro di un nuovo “caso Calzolaro” | Dibattito in commissione

“Color Glass” di Trestina, lo spettro di un nuovo “caso Calzolaro” | Dibattito in commissione

Causa l’aumento di produzione dell’azienda, dubbi sulle lavorazioni ed emissioni odorigene notturne verrà effettuato un sopralluogo allo stabilimento prima del pronunciamento della conferenza dei servizi regionale

La commissione “Assetto del Territorio” effettuerà un sopralluogo nello stabilimento della “Color Glass” di Trestina che sarà propedeutico alla formulazione, in conferenza di servizi regionale, di un parere di compatibilità urbanistica, da parte dell’amministrazione comunale, sul progetto presentato dall’azienda per aumentare e ottimizzare la propria produzione. E’ la decisione scaturita dall’ultima seduta dell’organismo consiliare, alla presenza degli assessori Massimo Massetti e Luca Secondi.

La “Color Glass”

Grazie al contributo del consulente dell’azienda Mauro Mariotti, il confronto sulla “Color Glass” ha permesso di acquisire ulteriori elementi conoscitivi sulla natura dell’attività, di proprietà di un gruppo di Trento, che trasforma in biossido di titanio i fanghi provenienti dalla produzione industriale di catalizzatori in ceramica di un’impresa di Ferrara, e focalizzare il progetto sul quale sarà chiamata a pronunciarsi la conferenza di servizi convocata dalla Regione, che prevede un incremento dei materiali in lavorazione da 12mila a 15mila tonnellate annue e la realizzazione di un impianto di trattamento interno al capannone per migliorare la produzione finale.

Le rassicurazioni del tecnico

Il tecnico ha sottolineato che non si tratta di una modifica del ciclo produttivo, ma solo di una sua “ottimizzazione“, e ha fornito rassicurazioni “sull’assenza di pericolosità dei fanghi recuperati e trasformati, sottolineando che in 10 anni di attività l’azienda ha rispettato tutte le prescrizioni degli organismi di controllo, senza ricevere alcuna sanzione, dando la disponibilità ad avviare uno studio sulle caratteristiche odorigene delle emissioni e ad aprire lo stabilimento per un sopralluogo che permetta di visionare le lavorazioni effettuate.

I dubbi delle istituzioni e le preoccupazioni dei residenti. Il dibattito

Nel sottolineare l’approccio costruttivo dell’azienda, l’assessore Massetti ha spiegato che, “oltre all’esigenza di approfondire il progetto di sviluppo dell’azienda per formulare un parere consapevole in conferenza dei servizi, presentato solo quando il quadro sarà chiaro, c’è la preoccupazione della popolazione residente, già sensibilizzata da questioni ambientali sorte nel territorio negli ultimi mesi (Calzolaro docet, ndr), a richiedere di sgomberare il campo da ogni dubbio sulle potenziali sorgenti di inquinamento dello stabilimento, anche in considerazione della vicinanza dell’impianto all’abitato”.

Sull’esigenza di “una riflessione, anche nella prospettiva dell’attuazione del nuovo Prg, sulle criticità rappresentate da insediamenti industriali e artigianali storici che negli anni sono stati circondati dai nuclei residenziali” si è soffermato l’assessore Secondi, trovando la condivisione di Mirko Pescari (Pd), che ha chiesto una “verifica ex ante del rispetto delle prescrizioni imposte all’azienda, che preceda il rilascio dell’autorizzazione ambientale da parte della conferenza di servizi”. Luciano Domenichini (Pd) ha rappresentato “la preoccupazione della popolazione di fronte alla richiesta di aumento del 30% dei quantitativi trattati, in assenza di elementi conoscitivi certi sulla natura delle lavorazioni e delle emissioni dell’azienda, che alimentano perplessità anche sulle motivazioni della scelta di un sito così lontano dall’impresa di Ferrara da cui provengono i fanghi e hanno motivato anche la sottoscrizione di una petizione da parte della comunità residente”.

A sollevare perplessità sulla potenziale pericolosità delle emissioni e delle procedure di lavaggio è stato Vincenzo Bucci (Castello Cambia), che ha chiesto all’amministrazione di “verificare l’attuazione delle prescrizioni provenienti dagli organismi di controllo e appurare la natura dei fumi liberati nell’aria mediante l’insediamento di una centralina di monitoraggio dell’Arpa”. Nel giudicare legittime le preoccupazioni della popolazione residente e nel condividere le eccezioni di incompatibilità di un’attività di natura chimica con il vicino abitato, Nicola Morini (Tiferno Insieme) ha evidenziato la necessità di “comprendere le scelte imprenditoriali dell’azienda e chiarire la reale natura della sua produzione”, avanzando dubbi sul fatto che “l’aumento della capacità produttiva in futuro possa essere legato anche alla lavorazione di fanghi di natura diversa”.

A riferire dei “timori diffusi della popolazione residente per la possibile insorgenza di patologie connesse all’esposizione ai fumi dell’azienda” è staro Riccardo Augusto Marchetti (Lega Nord), che ha chiesto di fornire ai cittadini tutti gli elementi conoscitivi sulle emissioni e sul rispetto dei parametri riguardanti la produzione, mentre Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d’Italia) ha giudicato necessario approfondire la conoscenza dell’attività dell’azienda “per arrivare alla formulazione di un parere che tuteli i cittadini e non penalizzi gli interessi dell’imprenditore”.

A portare la posizione dei residenti è stato Alvaro Fiorucci della Pro Loco di Trestina, che ha dato conto della “preoccupazione generata dalla scarsa informazione sull’attività dell’azienda, al cospetto di emissioni percepite in orario notturno che generano allarme, e dall’attività di controllo dell’Arpa, di cui non sono noti i risultati”, sottolineando la necessità che le autorizzazioni ambientali “vengano concesse in sede regionale in presenza di fatti e non di semplici promesse sul miglioramento dell’impianto”.

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