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Vertice PD consolida le opposte visioni tra maggioranza e dissidenti. L’aria resta tesa, ma ci sono speranze sull’approvazione del bilancio. Nei commenti il documento finale

Redazione

Vertice PD consolida le opposte visioni tra maggioranza e dissidenti. L’aria resta tesa, ma ci sono speranze sull’approvazione del bilancio. Nei commenti il documento finale

Mar, 17/07/2012 - 13:38

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Vertice PD consolida le opposte visioni tra maggioranza e dissidenti. L’aria resta tesa, ma ci sono speranze sull’approvazione del bilancio. Nei commenti il documento finale

di Fabio Muzzi
All’Università della Terza Età, in una sala conferenze stracolma di esponenti del PD e di iscritti al partito, si è tenuto ieri il vertice che avrebbe dovuto ricucire lo strappo tra la maggioranza e i tre dissidenti al suo interno, tra questi Graziano Angeli nel suo intervento ha sottolineato come il documento se non altro, ha avuto “il merito di riempire la sala come mai prima d’ora”. Sotto la supervisione del segretario regionale del Partito Democratico, Lamberto Bottini, c’è stato un lungo scambio di battute tra consiglieri, assessori e semplici iscritti al partito. Oltre a Bottini e alla segretaria del PD Foligno, Patrizia Epifani, che hanno diretto l’incontro, erano presenti, tra gli altri, Mismetti, Gentili, Flagiello, Patriarchi, Zampolini, Stella, Riommi, Lorenzetti e, naturalmente, i tre dissidenti Borscia, Angeli e Trombettoni.
L’introduzione di Patrizia Epifani
Patrizia Epifani che ha aperto l’incontro, come premessa è tornata sulla Festa Nazionale Ambiente e Biodiversità, che si è appena conclusa, dicendosi delusa per la scarsa presenza da parte dei dirigenti folignati del partito. La segretaria si è poi concentrata sul tema caldo del mese di luglio, sottolineando quanto l’approvazione del bilancio sia un atto di grande importanza e quanto i membri della maggioranza abbiano il dovere di dimostrare agli elettori il proprio impegno. “è sbagliato assentarsi per avanzare proposte, in quanto il luogo deputato al dibattito è proprio il consiglio comunale” ha detto Epifani.
Il documento dei dissidenti come stimolo per un rilancio
La prima dei dissidenti a parlare è stata Lorella Trombettoni, che ha sottolineato come il documento non costituisca un testo rivoluzionario, ma si tratti piuttosto di uno stimolo perché la politica attuale acquisisca un altro ritmo, placando il graduale allontanamento della gente dalla politica. “I troppi indugi hanno portato all’immobilismo che ha alimentato l’antipolitica – ha detto la Trombettoni – la mia assenza voleva richiamare l’attenzione ai contenuti cari ai cittadini. Il sindaco non può dirsi stupito perché già altre volte avevo manifestato tali sensazioni.” Quanto alla replica del sindaco ha poi sostenuto la Trombettoni che “non approvo la replica del sindaco che vuole farmi apparire demagoga ed è sterile quanto egli afferma sulla ripavimentazione. Vorrei capire quale ruolo si vuole dare al centro storico.” Il secondo tra i firmatari del documento a parlare è stato Graziano Angeli che ha sostenuto di aver firmato il documento non per rivendicare poltrone, ma perché “credo in quanto vi è stato scritto. Se qualcuno pensa che io abbia avuto atteggiamenti irresponsabili, gli chiedo di farsi avanti. Dietro il documento c’è la mancata valorizzazione di tutti i consiglieri comunali: sembra che alcuni possano dire e fare tutto, mentre altri non sono liberi di esprimere le proprie posizioni. Non c’è volontà di rivendicare alcunché, né di mettere in difficoltà il sindaco. Quello che chiediamo è che il documento costituisca un punto di partenza per il rilancio dell’attuale amministrazione.” A chiudere gli interventi è stato Borscia, il quale ha rivendicato la “possibilità di condivisione e di ascolto. Nulla più corrisponde alle intenzioni di tre anni fa. Le scelte non appaiono più efficaci. Le nostre scelte di dialogo non sono state apprezzate, ma rispedite al mittente e le richieste fatte non hanno ad oggi ricevuto alcuna soddisfazione. Non abbiamo chiesto né teste né poltrone e rispediamo indietro le accuse di ipocrisia e demagogia. Sono amareggiato dal trattamento riservatoci dal sindaco e dalla segretaria. Il nostro obiettivo è quello di rimodulare l’agenda programmatica con il contributo di tutte le forze.”
Patriarchi, Flagiello e Gentili additano l’assenza come grave errore censurabile
Per il presidente del consiglio comunale Sergio Gentili, quella dell’assenza dal consiglio comunale è “una scelta censurabile, come è inaccettabile sottrarsi al confronto inviando una lettera direttamente a sindaco e stampa.” Sulla stessa linea Giovanni Patriarchi che ha definito quanto accaduto “un grave errore politico. Quando Borscia parla di amarezza, rispondo che per me l’amarezza, ben maggiore, è stata farsi deridere dall’opposizione e dalla città tutta. Altre amarezze e mancanze di rispetto sono state sia il non presentarsi alla successiva riunione con il sindaco, sia la consegna di un documento alla stampa senza passare per i colleghi di partito. Non presentarsi, non avvertire e negarsi al telefono sono fatti gravi. La priorità è l’approvazione del bilancio, in seguito si potrà discutere dei problemi interni.” Anche Flagiello si è detto stupito dall’accaduto, esprimendo “difficoltà nel comprendere i fatti accaduti dal 2 luglio in poi, anche alla luce degli interventi ascoltati. Neanche la città di Foligno ha percepito i contenuti, ma ha avvertito piuttosto un’incapacità del nostro partito. Il 19 luglio il bilancio dovrebbe essere approvato, come ci ha rassicurato Borscia, ma quella non sarà una toppa sufficiente a ricucire lo strappo.”
Cosa accadrà nel consiglio comunale di giovedì
Nonostante l’aria all’interno del partito di maggioranza resti tesa, sembra che ci siano i presupposti perché giovedì 19 luglio, il consiglio comunale approvi il bilancio. Restano tuttavia posizioni contrastanti all’interno dello schieramento che sembrano non riuscire a riavvicinarsi sulla questione del documento: una larga parte contesta la scelta fatta dai dissidenti e invoca le scuse, mentre i firmatari risultano fermi sulle proprie posizioni, insistendo sul fatto che il documento non avesse voluto costituire una critica al bilancio in senso stretto, quanto un tentativo di scuotere il partito da uno stato di torpore.

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