Vendesi Castelfranco, la Pompei medievale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Vendesi Castelfranco, la Pompei medievale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Romeo Canali, presidente della Comunanza Agraria di Ancarano, "Vendiamo a malincuore per garantirne il recupero e la fruibilità"

share

Vendesi Castelfranco. La comunanza agraria di Ancarano è intenzionata a vendere Castelfranco, antico centro fortificato, per salvare questa minuscola Pompei medievale nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L’annuncio della vendita sta per essere pubblicato sui più importanti siti internazionali.

«L’abbandono crescente – afferma Romeo Canali, presidente della Comunanza Agraria di Ancarano – ci spinge a vendere a malincuore questo pregevole bene culturale per garantirne il recupero e la fruibilità, per trasformare questa risorsa culturale in un’occasione di sviluppo economico del territorio».
Castelfranco è un castello di pendio sorto sul finire del XIV secolo per volere del Comune di Norcia al fine di controllare militarmente la Valle Castoriana. Il nome Castelfranco deriva dal fatto che per permetterne il popolamento, il Comune nursino concesse agli abitanti del castello dei privilegi ed esenzioni dalle tasse franchigie) ma, quello spazio murato, fu sentito dagli abitanti come un insediamento artificiale e vessatorio per cui venne presto abbandonato in favore del sottostante e più comodo nucleo di Capodelcolle. Gli abitanti di Castelfranco godettero della fama di essere ottimi soldati e si addossarono l’appellativo di “mirmilloni” ossia di gladiatori, nome che, secondo la tradizione, non facevano a meno di ostentare nel corso dei secoli anche in occasione dell’offerta dei pallii per la festa di San Benedetto.
«Rilevanti, anche se danneggiati – afferma il presidente Canali – sono ancora oggi le mura castellane di Castelfranco, la chiesa trecentesca e il torrione settentrionale, unico esempio in tutto il territorio nursino che conservi quasi intera la mole e la forma originaria, fatto straordinario dal momento che i terremoti e il tempo hanno cancellato dappertutto simili manufatti o li hanno resi irriconoscibili». All’interno della cinta muraria, inoltre, sono visibili gli spazi concepiti per la vita dei castellani: abitazioni, volte sotterranee, spiazzi, viuzze, fonti, serbatoi idrici e fortilizi.
Grazie al ‘Rotary Club Norcia San Benedetto’ qualche anno fa è stato elaborato anche un progetto di recupero per la messa in sicurezza del sito, per la ricostruzione di alcuni piccoli tratti di muratura, per la realizzazione di un percorso per la visita ai ruderi di Castelfranco e soprattutto per avviare una campagna di scavi archeologici. Infatti, gli aspetti urbanistici ed archeologici insieme a quelli ambientali sono il punto di forza di Castelfranco che tuttora, nonostante l’abbandono, rivela un rapporto profondo esistente tra l’uomo e il territorio e ne racconta dal vivo la storia affascinante. Una storia che la Comunanza Agraria di Ancarano vuole tutelare e valorizzare privandosi, a malincuore, di questo prezioso bene culturale poiché non dispone delle risorse necessarie per poter far sì che Castelfranco esca dall’attuale stato di abbandono e possa diventare punto di attrazione turistico-culturale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini oltre che volano di sviluppo per il territorio.

Foto: Sibilliniweb e I luoghi del silenzio

 

share

Commenti

Stampa