(F.D.A.) – Alla fine hanno votato si. E' passato poco dopo le 20 al vaglio della Camera dei deputati il ddl della riforma Gelmini, su cui oggi si era scatenato un'autentico pandemonio in ogni città universitaria. Sebbene il ddl abbia subito durante la giornata due emendamenti su cui la maggioranza ha dovuto arrendersi, la riforma è stata approvata in ultima istanza con il voto favorevole di Pdl, Lega, Fli, Adc, Mpa e Noi sud-Pid e quello contrario di Pd, Idv, Udc e Liberal Democratici (Api astenuto). Oggi ogni città universitaria d'Italia è stata letteralmente travolta dall'onda di studenti e ricercatori, che manifestavano contro la riforma. Il movimento di protesta ha fatto sentire la sua voce da Roma (Montecitorio è stato blindato), a Torino, da Pisa a Napoli, da Palermo a Padova. Le manifestazioni di scontento di studenti e ricercastori sdoganate dal ministro Gelmini e dal premier Berlusconi come iniziative di giovani “dei centri sociali o fuori corso”. L'iniziativa più originiale a Sassari dove gli studenti hanno processato 10 intellettuali sardi (Antonio Gramsci, Emilio Lussu, Grazia Deledda, Salvatore Satta per citarne alcuni) “colpevoli di incitazione alla cultura e condannati al silenzio e alla morte intellettuale”. (Aggiornato alle 22.47)
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Il centro di Perugia è stato invaso stamattina da centinaia di studenti e ricercatori che sono scesi in corteo -a Perugia come a Roma, Milano e in tanti altri centi – per manifestare contro la riforma dell'università voluta dal ministro Mariastella Gelmini.
Due cortei separati si sono snodati per le vie del centro perugino: uno di studenti, capeggiato dai gruppi dell'Udu (la sinistra universitaria), è salito da piazza Partigiani raggiungendo piazza Italia e via Baglioni; l'altro, di ricercatori e precari in camice bianco, ha manifestato in piazza IV Novembre.
Le due formazioni, inizialmente poco 'nutrite', si sono poi fuse in un unico corteo in corso Vanucci, cui hanno preso parte molti altri universitari dando corpo a un serpentone che ha sfilato con i propri slogan di fronte ai Palazzi: dalla Regione, alla sede delle banche, a palazzo dei Priori, su cui è stato anche srotolato uno striscione contro la riforma.
“Non si tratta di una riforma dell'università pubblica, ma di un regalo agli istituti privati”, spiega Andrea Capotorti, ricercatore in Matematica all'università di Perugia. “E non è vero che con la riforma verrà premiato il merito, come dicono, ma saranno invece tagliate le sedi di rappresentanza, e l'università sarà lasciata in mano a un consiglio di amministrazione di esterni, dunque politici e imprenditori, che ovviamente hanno altri interessi rispetto al diritto allo studio”.
Tra le critiche mosse nei confronti del ddl della riforma Gelmini, si contesta come venga svuotato di potere decisionale il senato accademico, cui siedono professori e rappresentanti degli studenti, a favore di un consiglio di amministrazione presiduto dal Rettore. Se la Gelmini difende il provvedimento, dicendo che in questo modo si colpiranno i “baroni” che controllano l'università, gli studenti vi leggono un tentativo di “esternalizzare” il controllo degli atenei, in una logica fondamentalmente aziendalistica. Capotorti ha poi voluto sottolineare quanti tagli il suo settore ha già dovuto soffrire finora e di come al momento lui, “non precario”, sia una specie in estinzione, visto che le graduatorie per assunzioni sono state bloccate per anni.
Tra i manifestanti, tantissimi giovani e giovanissimi che hanno marciato al grido di “noi la crisi non la paghiamo!”, contro il ministro Gelmini e il suo collega all'Economia Giulio Tremonti.
“Questa è una manifestazione che coinvolge studenti italiani presenti in tutta Europa! In Francia, in Germania, in Spagna stanno manifestando adesso”, ha gridato uno degli organizzatori al megafono, che poi ha invocato i sindacati a unirsi alla riforma e a prendere parte ad uno sciopero generale, come già accaduto in alcuni stati europei.
“Abbiamo schierato degli striscioni bianchi, per dire che non abbiamo parole di fronte a quanto sta accadendo”, ha invece detto la capofila dei precari, esortando i manifestanti a chiedere un'università “pubblica, libera”.
Altra misura contestata del ddl è infatti la riforma dei criteri per la distribuizione dei fondi pubblici tra gli atenei, che nei timori degli universitari potrebbe essere il preambolo per dare spazio a maggiori finanziamenti agli istituti privati, come d'altronde il ministro Gelmini ha più volte ipotizzato.
Nel primo pomeriggio, a manifestazione conclusa, un blitz di circa 200 studenti ha paralizzato per circa un'ora il normale mvimento dei treni in arrivo e in partenza della stazione Fontivegge. La circolazione ferroviaria è comunque tornata alla normalita, seppure con diversi ritardi.
(foto Elisa Piccioni)