Anche alle stragi c’è il rischio di far l’abitudine. E lasciarle cadere nel dimenticatoio. Una qualche prova si è avuta questo pomeriggio a Campello sul Clitunno dove, nella sala consigliare che ospitava il Convegno “E’ obbligatorio non morire sul lavoro”, non c’era la gente che lo scorso anno affollava la stessa stanza. Neanche un terzo di quella che appena ieri riempiva l’aula del Tribunale dove si è aperto il processo a Giorgio Del Papa, l’amministratore della Umbria Olii dove morino, il 25 novembre 2006, 3 operai della ditta Manili di Narni e lo stesso titolare.
E’ per questo che è così diventata ancor più importante l’iniziativa lanciata dal sindaco di Campello, Paolo Pacifici, e dal presidente del consiglio comunale di Torino, Giuseppe Castronovo, di lanciare una rete di Comuni, enti pubblici e associazioni al fine di contrastare la piaga delle morti e degli incidenti sul lavoro.
Torino e Campello, una metropoli piemontese e una piccola cittadina umbra, accomunate da due disgrazie che hanno ben pochi precedenti: quella alla Tk, dove morirono 7 operai, e quella appunto della Umbria Olii.
E proprio durante il convegno è stato presento un “Ordine del giorno” attraverso il quale implementare non solo i sistemi di controllo ma sensibilizzare le comunità, i lavoratori e le imprese sulla delicata materia della sicurezza nei posti di lavoro. Un documento che si spera possa esser presto sposato da altre amministrazioni.
Ai lavori erano presenti gli onorevoli Giuseppe Giulietti (Artiolo 21) e Antonio Boccuzzi (ex operaio scampato al rogo della ThyssenKrupp), il giornalista Santo della Volpe, l’assessore regionale Damiano Stufara e quello provinciale Giuliano Granocchia. In sala alcuni parenti delle vittime insieme ad autorità politiche (fra gli altri il consigliere regionale Giancarlo Cintioli e, per il comune di Spoleto, l’assessore Margherita Lezi) ed esponenti del sindacato (per la Cisl il segretario Giancarlo Antonini e il dirigente Carlo Ugolini, per la Cgil il responsabile della Camera del lavoro di Perugia Mario Bravi e il segretario territoriale Fiom Francesco Giannini.
L’appello è stato immediatamente recepito dagli assessori Stufara e Granocchia che si sono impegnati affinchè il territorio umbro e le sue istituzioni aderiscano al più presto a questo Ordine del giorno.
Al termine del convegno è stata inaugurata una mostra fotografica sulla tragedia ThyssenKrupp, (“Chi muore al lavoro”), integrata da alcuni toccanti scatti raccolti in questi tre anni sull’incidente Umbria Olii. “Chi muore a lavoro” è un’opera promossa dal Consiglio comunale di Torino e dalla rivista cittAgorà, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. L’esposizione fotografica rimarrà aperta gratuitamente al pubblico fino a sabato 28 novembre.
Intanto dalla cancellata della azienda olearia è stata rimossa la catena e i lucchetti – che riportavano i nomi dei caduti sul lavoro a Campello, Torino ed in altre località – che era stata affissa ieri pomeriggio da alcuni esponenti del Comitato Coletti, nato per volontà di alcuni famigliari delle vittime della Umbria Olii.
Forse mani ignote, forse gli stessi responsabili della ex Umbria Olii. Che potevano, fossero stati questi ultimi, ovviamente averne diritto, visto che si tratta di proprietà privata. Ma che magari avrebbero potuto attendere 24 ore prime di rimuovere quei 'pezzi di ferro'; che per coloro che li avevano messi, rappresentavano molto più di una semplice, 'fredda' catena in ferro. Giusto il tempo di far terminare il giorno del terzo anniversario della strage. Giusto per un pò di sensibilità. E un pizzico di umanità.
(Ca. Cer.)
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