Terremoto, cittadini rischiano di pagare smaltimento macerie | Quelle di Misciano usate per la strada di Castelluccio

Da collaborazione tra Vus, Regione e Università di Perugia progetto per l’uso circolare delle macerie | Ma è caos su smaltimento delle demolizioni delle case private: legge non prevede deroghe, se il sito di conferimento è oltre 11 km paga il cittadino

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Fino a 10mila euro da pagare per smaltire le macerie provenienti dalla demolizione della propria abitazione inagibile, un costo che lo Stato copre solo per alcuni cittadini: è il preventivo nelle mani di una famiglia di Norcia, con casa da demolire, con l’ipotesi di conferire quelli che per legge vengono considerati rifiuti speciali a Camerino.

Il sito di raccolta delle macerie di Misciano

La “discarica” temporanea di Misciano di Norcia – che finora ha accolto circa 92mila tonnellate di macerie – non può ospitare infatti per legge le macerie dei privati, se non quelle di edifici che ingombrano il suolo pubblico. Per la normativa, infatti, con le deroghe post sisma, queste ultime o il materiale che deriva dalla demolizione di edifici pubblici può essere trattato come normale rifiuto (al pari dell’immondizia insomma) e quindi gestito dalla Vus (grazie ad un appalto con la Regione fino al 31 dicembre che dovrebbe poi essere prorogato), mentre gli edifici di proprietà privata che saranno demoliti per essere poi ricostruiti sono rifiuti speciali e vanno smaltiti altrove.

Un problema da risolvere al più presto, perché rischia di paralizzare del tutto la già ferma attività di ricostruzione pesante. Se le macerie private vengono smaltite oltre 11 km dal proprio comune, infatti, il costo è a carico del privato cittadino e non più dello Stato. Il problema è che in Valnerina non ci sono siti idonei, se non una discarica privata autorizzata a Sellano, troppo piccola per la quantità di materiale che si stima. Certo, a Norcia potrebbero essere aperti dei siti similari da parte di imprenditori (ce ne sarebbero già alcuni interessati), ma il problema è il tempo: per aprire nuovi impianti di questo tipo occorre acquisire le necessarie autorizzazioni. Finché non si demolisce e non si smaltiscono le macerie, però, non si possono ricostruire le case. L’alternativa è appunto pagare di tasca propria e smaltire altrove. Come è stato prospettato alle quattro famiglie della città di San Benedetto a cui è stato ipotizzato di trasportare il materiale della demolizione della loro quadrifamiliare a Camerino, con un costo totale di 40mila euro a loro carico (10mila ciascuno), secondo quanto raccontato dall’assessore comunale nursino Giuliano Boccanera.

Macerie pubbliche trasformate in materiale da cantiere

La problematica è emersa giovedì durante la conferenza stampa indetta dalla Vus presso il sito di Misciano per presentare il sistema di economia circolare avviato dall’azienda partecipata insieme a Regione Umbria e Università degli studi di Perugia che consente di riutilizzare le macerie trasformandole in materiale utilizzabile nei cantieri stradali. Si è trattato  della prima uscita ufficiale del nuovo presidente Lamberto Dolci e del nuovo Cda della Valle umbra servizi (Manuel Petruccioli e Daniela Riganelli). A Norcia c’erano anche i membri del collegio sindacale ed il presidente del controllo analogo, il sindaco di Sant’Anatolia di Narco Tullio Fibraroli, oltre al sindaco di Cascia Mario De Carolis, al vicesindaco di Norcia Pietro Luigi Altavilla ed all’assessore di Spoleto alle partecipate Alessandro Cretoni.

Lamberto Dolci

Contento di fare la sua prima uscita pubblica a Norcia il neo presidente Vus Lamberto Dolci, che ha raccontato il suo forte legame con questo territorio: “I miei ricordi più belli sono tutti indissolubilmente legati a Norcia, nel 1979, a 19 anni, venni con gli scout di Foligno a Maltignano di Cascia a cercare di fare quello che si poteva fare. Siamo qui oggi – ha spiegato – a raccontare una storia di grande successo, un esempio di una collaborazione molto produttiva”. Quella cioè tra la Vus (rappresentata al tavolo dei relatori dal direttore Walter Rossi), tra l’Università di Perugia (l’ingegner Alessandro Corradini) e la Regione Umbria (il dirigente Boris Vujovic). Grazie alla collaborazione tra i tre enti, le macerie del terremoto del 2016 in Valnerina sono tornate ad essere materia nobile da utilizzare, a costo zero, dagli stessi Comuni che le hanno conferite. Nel sito di deposito temporaneo e trattamento di Misciano, infatti, le macerie che arrivano (quelle assimilate appunto a ‘rifiuto comune’) vengono prima pesate e fotografate, poi gli vengono tolte le impurità ed infine ferro ed acciaio. Quindi gli inerti trattati sono certificati dal Dipartimento di ingegneria civile ed ambientale dell’Università di Perugia e possono essere utilizzati dagli enti per cantieri edili, stradali in primis. E molto è stato già fatto finora: delle quasi 100mila tonnellate arrivate finora (ne sono attese altre 50mila circa, ma è in corso una stima da parte dei Comuni sulla macerie pubbliche che devono ancora essere smaltite), ne sono state trattate 70mila e 30mila utilizzate per i lavori lungo la strada provinciale 477 di Castelluccio. Gran parte del resto del materiale, comunque, viene differenziato. Risultati che secondo il presidente di Vus sono la “coniugazione di scienza, managerialità e tecnica e la sintesi non può che essere Norcia, oggi sinonimo di speranza e resilienza. Bisogna avere fiducia e speranza nella rinascita, come indicato anche nell’operosità della regola di San Benedetto”.

Nel dettaglio, delle 92.768 tonnellate arrivate a Misciano alla data del 1 novembre, ben 73.073 sono arrivate dal territorio comunale di Norcia (400 le demolizioni effettuate finora), 7.534 da Preci, 6.819 da Cascia, e poco più di 500 da Cerreto di Spoleto e da Arrone, mentre 4.226 dalla stessa Vus Spa. L’azienda ha anche un sito di stoccaggio macerie a Castelluccio (sia questo che quello di Misciano vedono l’impermeabilizzazione del terreno al di sotto per evitare ripercussioni di tipo ambientale), area che consente di lavorare anche in condizioni climatiche difficili.

Si spera in una soluzione per le macerie private

Se dunque la gestione ed il riutilizzo delle macerie pubbliche post sisma in Umbria è senza dubbio un modello (iniziato dopo il 1997), tanto che la Vus si candida a trattare anche quelle dei privati e delle regioni limitrofe – come ha detto Dolci –  il grande problema è che ad oggi la normativa vigente non consente questa ultima ipotesi. E la questione è di una rilevanza enorme, visto che si pensa che le macerie provenienti dalle demolizioni private (ma anche dalle attività di ricostruzione senza demolizione intera dell’edificio, che produce comunque inerti da smaltire) saranno più di quelle pubbliche. “Noi abbiamo l’esigenza di non portare via le macerie da Norcia – ha osservato l’assessore comunale Boccanera – ed abbiamo aree da tombare, ma fare un percorso autorizzativo per un sito del genere richiede tempo. Ci sono vari imprenditori interessati, ma ci dobbiamo sbrigare“.

Il tema è particolarmente sentito dalle istituzioni locali, ma una soluzione ancora non c’è: servono modifiche normative. E di questo si è parlato mercoledì a Foligno, durante una riunione alla presenza di amministratori e tecnici del Comune di Norcia, dei dirigenti della Regione e dei soprintendenti dell’Umbria Marica Mercalli e quello speciale del Mibac per le aree terremotate Paolo Iannelli.

La messa in sicurezza della basilica di San Benedetto ed altre chiese

Durante l’incontro si è infatti  anche parlato della conclusione della messa in sicurezza e rimozione delle macerie della basilica di San Benedetto“La rimozione delle macerie proseguirà senza alcuna interruzione, contestualmente alla messa in sicurezza completando quanto prima la gabbia metallica nella parte della controfacciata” ha detto il sindaco Nicola Alemanno. “Dopo aver espletato queste operazioni si potrà procedere al rilievo ed all’avvio delle procedure del concorso internazionale che sono state definite nei giorni scorsi dalla Commissione di indirizzo per la basilica, presieduta dal professor Antonio Paolucci. La basilica avrà un volto antico e un’anima nuova. Quello che abbiamo chiesto e auspicato sin dall’inizio, è stato confermato. Riavremo la nostra piazza di rinomata e apprezzata bellezza in tutto il mondo”.

Anche per la chiesa di Santa Rita è stato definito un piano di completamento della messa in sicurezza dando seguito al progetto che il Comune aveva presentato per la rimozione delle macerie dell’edificio, sconsacrato da tempo e adibito a deposito. Questo consentirà la rimozione del ponteggio in Via Cavour. La soprintendenza si è resa disponibile ad avviare un percorso per addivenire al finanziamento per la ricostruzione, ad oggi non previsto. Saranno inoltre rimosse le macerie sul retro della chiesa di Santa Scolastica (canonica interna al cimitero) così come quelle della ex stazione ferroviaria, di proprietà del demanio. Si procederà poi alla completa demolizione del fabbricato in via Circonvallazione a tutela degli importanti resti di un criptoportico romano.

La semplificazione e la ricostruzione sono al centro di ogni tematica. A tal fine comune, soprintendenza e ufficio speciale per la ricostruzione, hanno avviato la predisposizione di un vademecum per i tecnici, ricompreso nel nuovo regolamento per l’arredo urbano della città che verrà consegnato al Comune entro fine anno. Tale vademecum, se rispettato, consentirà di velocizzare le pratiche senza problematiche particolari e sarà così possibile acquisire un parere favorevole in tempi stretti. Dinanzi a pratiche particolarmente complesse, invece, potrà essere richiesta una pre istruttoria con gli uffici competenti, per agevolare le procedure di rilascio delle previste autorizzazioni.

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