Sesso a pagamento a Spoleto, sfruttata da padre e fidanzato | Ecco da dove parte l’inchiesta

Sesso a pagamento a Spoleto, sfruttata da padre e fidanzato | Ecco da dove parte l’inchiesta

Udienza al tribunale del Riesame per i due uomini, nei prossimi giorni la decisione | Il padre vuole tornare a casa | Il legame con l’indagine sulle “Baby squillo”

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Il fidanzato sfruttava i sentimenti che la giovane nutriva nei suoi confronti per convincerla a scendere in strada e darsi ai clienti. Il padre la minacciava e le faceva pressioni per andare con quegli uomini che lei non voleva e che lui stesso le procurava. Il gestore dell’albergo sulla Flaminia, alle porte di Spoleto, chiudeva un occhio e consegnava la stanza ad ore senza registrare la presenza della ragazza ma solo quella dell’uomo che la “comprava” per qualche ore e una manciata di euro.  Ma, cosa agghiacciante, una lunga lista di uomini, incurante delle condizioni di quella ragazza, erano disposti ad avere rapporti con lei.

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I carabinieri hanno osservato tutto per giorni, mettendo insieme i pezzi di un quadro accusatorio che ha inchiodato i due uomini sotto il peso di accuse che vanno dall’induzione allo sfruttamento della prostituzione, con le aggravanti di averlo fatto sottoponendo a minacce una giovane con problemi psichici e pur essendo il padre della vittima.

Su quella panchina la ragazza aspettava “ubbidiente” i suoi clienti che la facevano salire in auto e poi la portavano in qualche angolo nascosto, isolato e appartato, oppure in albergo, per poi riaccompagnarla in città. I ritmi sono intensi, anche più di un cliente al giorno, si pensi che l’osservazione diretta riporta sequenze accertate del 30 agosto, 8, 9, 10, 12, 14 e 15 settembre, un continuo insomma. Alcune volte, tra un cliente e l’altro, la ragazza si incontrava con il padre in esercizi pubblici (ad esempio si vedono in un bar di pieno centro storico) e, secondo i carabinieri, in quel momento gli consegna i proventi di quel mercimonio del suo corpo.

Il padre della ragazza, il 46enne R.S., e il “fidanzato” rumeno (V.M., 32 anni) però vogliono smontare, o per lo meno smorzare, la tesi accusatoria. E per questo i loro difensori, rispettivamente l’avvocato Antonia Marucci e l’avvocato Andrea Troiani, si sono rivolti al Tribunale del Riesame di Perugia, davanti al quale oggi si è tenuta l’udienza. Al termine della quale i giudici si sono riservati la decisione sulla conferma o meno dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti dei due uomini. In particolare l’avvocato Marucci ha chiesto per il suo assistito gli arresti domiciliari, in forza anche del fatto che la figlia ora si trova in una struttura protetta. Se ne saprà di più fra qualche giorno.

Ma la città di Spoleto non è nuova ad inchieste scabrose che hanno come protagoniste giovani donne sfruttate. E nelle righe delle carte esiste il collegamento fra queste due vicende. Risalendo all’indagine denominata “Baby Squillo” (2014) – vicenda di prostituzione minorile tra Terni e Spoleto – il nome della ragazza oggi vittima di questa triste storia era già presente. Lei, ora 25enne, venne  sfruttata già a quell’epoca, quando era chiaro che gli allora indagati l’avevano indotta “a compiere e subire atti sessuali, consistiti, fra l’altro, in rapporti completi, da essi (i due indagati spoletini per Baby Squillo, ndr) intrattenuti con la medesima, abusando delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa affetta da ritardo mentale”. Questo accadeva a Spoleto da gennaio a marzo del 2014. Per questo filone d’inchiesta è in corso una consulenza tecnica d’ufficio, davanti al giudice Carla Giangamboni, proprio per stabilire le condizioni della ragazza. Il perito sarà sentito il prossimo 28 febbraio. In seguito sarà discusso il rito abbreviato degli imputati.

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Ma è stato grazie all’intuizione dei militari di Spoleto, che l’hanno notata ferma in attesa dei clienti all’ingresso della città, che la giovane è stata nuovamente controllata. A partire dal mese di agosto 2016 hanno chiesto e ottenuto intercettazioni telefoniche. “Vai alla stazione dai vecchiii” le intimava il padre, mentre con il “fidanzato” rumeno si contendeva i proventi delle sesso a pagamento. Ma, stando agli atti di indagine, ad un certo punto emerge la figura di un terzo uomo, di cui la ragazza si innamora. Ancora una volta, però, non è altro che un soggetto maschile che cerca di sfruttarla.

(Ha collaborato Sara Fratepietro)

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