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“Pe' la Santa Cannelòra de l'immèrno semo fòra”, i segreti dell'antica tradizione del 2 febbraio

Redazione

“Pe' la Santa Cannelòra de l'immèrno semo fòra”, i segreti dell'antica tradizione del 2 febbraio

Sab, 02/02/2013 - 13:33

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“Pe' la Santa Cannelòra de l'immèrno semo fòra”, i segreti dell'antica tradizione del 2 febbraio

“La nee de febbràru, è come paja: come che còce se squàja” = “La neve che cade in febbraio, è come la paglia (fuoco di paglia), basta un po’ di sole per farla dissolvere.” Nel mese di febbraio il clima è già stemperato ed i rigori invernali danno meno preoccupazioni. “Pe’ la Santa Cannelòra de l’immèrno semo fòra. Se piòe o tira ventu, de l’immèrno semo dentro. Se ce fa lu sulicillu, n’andri quaranta jorni d’immernicìllu.”= “Nel giorno della Candelora il 2 febbraio, dall’inverno siamo fuori. Ma se piove o tira vento,l’inverno non è ancora terminato. Se invece c’è un po’ di sole, ci spettano altri quaranta giorni d’inverno.” E’una filastrocca popolare, a mò di scioglilingua. In questo giorno, si è soliti portare a benedire candele di forma sottile ed allungata (da qui il termine cannelora = dal latino Candelarum festum, candelaria, candelatio). La tradizione deriva da un rito pagano. Tale festa fu introdotta dal Patriarca di Roma Gelasio 474 d.c. in sostituzione della cerimonia popolana dei Lupercali, della quale è rimasta l’usanza di tenere le candele benedette in casa – sia per devozione cristiana, sia come usanza pagana – per scongiurare calamità. La tradizione delle candele è legata anche alla vittoria della luce sulle tenebre, nel periodo in cui le giornate “tornano ad allungarsi”. “Sant’Antoniu da la varba vianga, se non piòe la nee non manga.”= “Sant’Antonio dalla barba bianca, se non piove, la neve non manca.” Il giorno di Sant’Antonio (17 gennaio), che si festeggia in pieno inverno, non sarà certamente una bella giornata. “Sotto la nee ce sta lo pane, sotto lo ghjelo ce sta la fame” = “Sotto la neve si trova il pane, sotto il gelo c’è la fame.” Le nevicate, possono essere utili al fine di preparare il terreno alle successive coltivazioni, mentre le gelate rischiano di compromettere in parte o totalmente il futuro raccolto. Vi sono poi termini per indicare nevicate di modesta entità o principi di nevicata: “Pinnicchja, svuficchja, spimbinicchja, nenguicchja.” “Anco’ no’ nengue, ma ‘ncumincia a pinnicchja’. Stete attenti che s’attacca, c’è piriculu che sguillàte (da guizzare o sguizzare, muoversi rapidamente con agilità). ” = “Ancora non nevica, però stanno cadendo leggeri fiocchi. Fate attenzione che se dovesse attecchire sulla strada, rischiate di scivolare.” Quando nevica intensamente, si dice che bufa o vufa. “Ma do’ jete? Sta a bufa’ che n’ se smiccia a ‘n parmu!” = “Ma dove andate / dove pensate di andare? Sta nevicando così tanto, che non ci si vede ad un palmo dal naso!” “E’ nnengùtu cuscì tanto che n’ ze po’ apri’ manco lu portone” = “Ha nevicato così tanto, che non si può nemmeno aprire la porta di casa”.


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