Operazione "Hirudo", 5 misure di custodia cautelare per usura - Tuttoggi

Operazione “Hirudo”, 5 misure di custodia cautelare per usura

Marco Menta

Operazione “Hirudo”, 5 misure di custodia cautelare per usura

Mer, 03/11/2021 - 13:00

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Con l'operazione "Hirudo" cinque misure di custodia cautelare nei confronti di alcuni soggetti ritenuti responsabili del reato di usura.

Operazione “Hirudo”: nelle prime ore della mattinata il personale della Squadra Mobile della Questura di Terni e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione a cinque misure di custodia cautelare nei confronti di alcuni soggetti ritenuti responsabili del reato di usura, nonché a un decreto di sequestro preventivo, per un equivalente di circa 600.000 euro, operato su beni mobili e immobili riconducibili agli stessi.

Tre degli arrestati, tra i quali figura una donna 65enne, sono residenti a Terni; gli altri due, fratelli di 55 e 56 anni, risiedono a Roma. Dei cinque due sono in carcere, tre, invece, si trovano agli arresti domiciliari.

Tutto nato da altra inchiesta nel 2020

L’attività ha preso le mosse da un’altra inchiesta sempre coordinata dalla Procura della Repubblica di Terni, nell’ambito della quale, il 10 febbraio 2020, la Squadra Mobile aveva arrestato, per il reato di usura e per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, un 49enne di origine romana residente a Terni. Il 12 febbraio, poi, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P., presso il Tribunale di Terni, erano scattate le manette ,sempre per il reato di usura, per un 31enne ternano. Tra i destinatari delle misure cautelari di oggi anche i suddetti, con il 49enne indagato persino per spaccio di stupefacenti.

Usura comprovata dalla ricostruzione delle posizioni economiche degli indagati, e non solo

Nel prosieguo delle indagini, sulla base dei risultati emersi dalle attività tecniche, dalle escussioni testimoniali e dalla puntuale ricostruzione delle posizioni economiche e patrimoniali degli indagati, è stato delineato un quadro indiziario che proverebbe l’illecita attività usuraria posta in essere dal sodalizio criminale.

Un flusso di denaro da 1,6 milioni di euro

L’approccio operativo adottato dagli investigatori, in un perfetto connubio tra tecniche di polizia giudiziaria e sapiente utilizzo degli strumenti di analisi economico finanziaria, tra cui mirati accertamenti bancari e approfondimenti di segnalazioni di operazioni sospette, ha permesso la scoperta di un importante flusso di denaro, complessivamente pari a circa 1,6 milioni di euro, che, rapportato ai profili economico-reddituali degli indagati, non ha trovato alcuna ragionevole giustificazione.

Gli aguzzini pretendevano una quota di interessi tra il 10% e il 20% del capitale prestato

Il meccanismo di usura avrebbe imposto, attraverso il ricorso a minacce e intimidazioni, il pagamento settimanale o mensile di una quota di interessi fissa oscillante tra il 10% ed il 20% del capitale prestato, fino a quando le vittime non avessero restituito, in un’unica soluzione, anche l’intero ammontare del prestito elargito. Il rischio, quindi, era quello di non porre mai fine al soffocante rapporto con gli aguzzini.

60% degli interessi del capitale sull’intero periodo

Le indagini hanno consentito di accertare che tra versamenti in contanti, ricariche di carte prepagate, bonifici e versamenti di assegni bancari, le vittime, tra le quali anche imprenditori locali, hanno visto “lievitare” la pretesa restitutoria del prestito iniziale di diverse decine di migliaia di euro, con l’applicazione di interessi usurari calcolati in oltre il 60% del capitale sull’intero periodo, superando di gran lunga la soglia stabilita dal Dipartimento del Tesoro, fissata al 16%.

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