Omicidio Raggi, lo Stato citato in giudizio

Omicidio Raggi, lo Stato citato in giudizio

Azione legale civile contro Ministeri dell’Interno e della Difesa

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A breve distanza dall’Appello a carico dell’assassino di David Raggi la ricerca di responsabilità per la sua morte non è ancora terminata. Con la condanna A 30 anni di carcere nei confronti di ‘Aziz’, si è chiuso solo il processo principale. Ieri davanti al Tribunale di Roma, il legale della famiglia Raggi, Massimo Proietti, ha depositato la citazione, per un procedimento civile, a carico dei Ministeri dell’Interno e della Giustizia e, in subordinato contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Per quanto concerne i due Ministeri, tutto ruota sul fatto che l’assassino non doveva trovarsi nella condizione di commettere quel crimine: secondo l’avvocato Proietti, infatti, Aziz non avrebbe dovuto trovarsi in stato di libertà, perché già condannato a quasi 7 anni per reati commessi precedentemente nelle Marche e, lo stesso Aziz, non doveva trovarsi in Italia, visto che la sua richiesta di protezione internazionale non avrebbe potuto trovare accoglimento per la mancanza di requisiti.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri, invece, secondo l’avvocato, sarebbe inottemperante a una normativa europea, la direttiva 80 del 2004, secondo la quale la famiglia della vittima avrebbe avuto diritto a un fondo che lo Stato avrebbe dovuto costituire, entro il 2005, per reati di natura transnazionale (caso tra i quali rientrerebbe anche l’omicidio di David). Il fondo, invece, non è stato istituito, venendo meno così all’essenza della direttiva stessa, cioè quella di garantire ai familiari delle vittime un risarcimento economico che alcuni colpevoli non potrebbero altrimenti sostenere.

Nell’udienza di ieri mattina, dopo la costituzione delle parti, il giudice del tribunale di Roma, dopo aver deciso che non ci sarà l’istruttoria vista la natura documentaria del processo, ha stabilito che arriverà direttamente la decisione il 6 febbraio 2018.

La legge 122 – Con la legge 122 votata il 30 giugno 2016 ed entrata in vigore il 23 luglio 2016, l’Italia ha cercato di adeguarsi alle indicazioni dell’Unione Europea, ma, secondo l’articolo 12 di tale norma, una delle condizioni per accedere al fondo è che la vittima non abbia un reddito superiore a 11mila 528 euro, somma prevista “per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato”.

Non solo. Nel testo della legge, per accedere al fondo di Stato, si prevede anche che “la vittima abbia già esperito infruttuosamente l’azione esecutiva nei confronti dell’autore del reato per ottenere il risarcimento del danno dal soggetto obbligato in forza di sentenza di condanna irrevocabile o di una condanna a titolo di provvisionale, salvo che l’autore del reato sia rimasto ignoto”, vale a dire che bisognerebbe presentare una documentazione che dimostri che si è fatto di tutto per esigere dal colpevole la cifra richiesta “allungando spesso i tempi – commenta Proietti – non avendo certezza di percepire quanto spetta e con gravi danni per le famiglie delle vittime”.

L’avvocato è deciso a presentare un ricorso al Tribunale Civile di Roma contro l’incostituzionalità delle legge 122, sulla scorta di altri due casi di omicidio che il legale sta seguendo: quello di Carlo Macro, 33enne ucciso a Roma nel 2014 da un cittadino indiano che non aveva i requisiti per trovarsi sul territorio nazionale, e l’omicidio di Pietro Raccagni, il macellaio di Brescia ucciso sempre nel 2014 nella sua villa da una banda costituita da cittadini albanesi.

Lo stesso sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, aveva scritto una lettera ai parlamentari umbri per modificare la legge: “E’ assurdo considerare il reddito di David Raggi – si legge in un passo della lettera – tale da non consentire alcun risarcimento, il tetto di 11.500 euro è troppo penalizzante, lo è ancor di più per un ragazzo come David che lo ha superato per poche centinaia di euro. Si penalizza ancor di più un giovane operoso, che non voleva pesare sulla sua famiglia, un ragazzo esemplare che ha trovato una morte assurda e priva di ogni giustificazione” .

 

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