Monsignor Accrocca è il nuovo vescovo della Diocesi di Assisi - Nocera - Gualdo: "Francesco sia la nostra bomba atomica" - Tuttoggi.info

Monsignor Accrocca è il nuovo vescovo della Diocesi di Assisi – Nocera – Gualdo: “Francesco sia la nostra bomba atomica”

Flavia Pagliochini

Monsignor Accrocca è il nuovo vescovo della Diocesi di Assisi – Nocera – Gualdo: “Francesco sia la nostra bomba atomica”

Mer, 25/03/2026 - 20:33

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ASSISI – “Oggi dico a noi tutti, autorità civili, religiose e confratelli: lavoriamo insieme perché il sogno della pace si avveri. Questo ci aiuterà a trovare vie e percorsi di vita pastorale che abbiano, su questo tema, dei cardini fondanti. Il Signore ci aiuti, la Vergine santa ci sostenga e interceda per noi e con lei intercedano dal cielo i nostri Santi”. È l’appello finale dell’omelia di monsignor Felice Accrocca, nuovo vescovo della Diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, in attesa della presa di possesso anche della Diocesi di Foligno di sabato 28 marzo. Mercoledì 25 nella Cattedrale di San Rufino il passaggio di consegne – con lo scambio del pastorale – tra monsignor Domenico Sorrentino, amministratore apostolico della Diocesi, e il nuovo pastore. Poco prima il monsignor Accrocca era salito a piedi per fare il suo ingresso in cattedrale dove, sul sagrato, ha ricevuto l’omaggio di una rappresentanza dell’Ente Calendimaggio e delle due Parti in costume. A seguire, il suggestivo e toccante rito di insediamento con il discorso caloroso del vescovo emerito Sorrentino, la lettura, da parte del delegato generale, don Giovanni Zampa, della lettera apostolica di papa Leone XIV di elezione del nuovo pastore, l’annuncio da parte di Sorrentino dell’insediamento di Accrocca e il passaggio di mitra e pastorale, con i quali il nuovo vescovo sale e siede sulla cattedra della diocesi.

Nel resto dell’omelia il nuovo vescovo, partendo dal Vangelo del giorno, ha sottolineato la forza della “Parola di Dio che ci aiuta e ci spinge a riflettere sulle scelte di Dio. L’unico che ha potuto cercare una madre per sé andando a prenderla in un villaggio sconosciuto, non nei centri dell’impero: una ragazza povera, perché, come disse il Signore stesso a Samuele quando si recò a Betlemme, per ungere un nuovo re Dio non guarda ciò che guarda l’uomo: l’uomo guarda l’apparenza, Dio guarda il cuore. E Maria, donna di fede, si mette nelle sue mani e si affida a Dio perché operi attraverso di lei. Mi chiedo oggi perché a me – ha chiesto monsignor Accrocca – ?. Perché gli studi francescani che sono stati menzionati anche nella bolla papale non bastano. Perché a me? Non lo so. Dio lo ha permesso e io mi affido a lui, serenamente. Non ho programmi, mi sembra irrispettoso presentarmi con programmi già fatti: ci conosceremo a poco a poco e indicheremo assieme mete nuove: non ho progetti né programmi, ma ho un sogno: salendo in città, venendo dalla Porziuncola, poco prima della prima rotonda, ci accoglie una scritta: ‘benvenuti in Assisi città della pace’. Ecco – ha continuato – sogno una chiesa di pace, per la città della pace. Una pace tra noi, innanzitutto, perché dobbiamo fare della chiesa un coro, dove le voci si accordano insieme, dove le diversità siano valorizzate. d’altronde diceva Tonino Bello, ‘la pace è la convivialità delle differenze’. Vorrei che questa città contribuisse a instaurare una pace diversa nel mondo in un momento in cui il mondo è su un crinale pericoloso: la guerra si ammanta di parole come giustizia e libertà, ma gli interessi sono altri e a muoverli sono poche persone, a spese degli anelli deboli della catena che sono i primi a morire”.

“Prima al Vescovado – ha aggiunto – ho fatto vedere ai giornalisti il Cristo di Benevento spezzato dalle bombe, che ha resistito a tanti terremoti e fu raso al suolo dal fuoco amico, dopo che era stato firmato l’armistizio. Fu sventrato da una deflagrazione, da un ordigno, e mi chiedo allora: cosa succede nelle viscere di una persona? Cosa succede oggi in cui la guerra nasce per motivi economici e di potere? Vorrei richiamare Rufino da Bologna, autore del “De Bono Pacis”, scritto qualche decennio prima di Francesco. Nel libro dice: ‘la terra è data a tutti gli uomini’, non possono esserci pochi che sprecano e molti che soffrono. E la situazione attuale dice qualcosa di molto doloroso e pericoloso: vorrei avere la forza che Francesco ebbe predicando da Bologna: chi lo vide, uno studente croato che lo raccontò decenni dopo disse ‘la persona era spregevole, la faccia senza bellezza, con un abito sudicio, ma Dio dette tanta forza alle sue parole e famiglie scosse dalla guerra furono piegate a patti di pace’. Noi abbiamo la bomba atomica di Francesco e dobbiamo far esplodere questa bomba come fece lui con gesti paradossali ma evangelici, perché il Vangelo – ha proseguito – ha le sue ragioni che la ragione non ha. Ai potenti e a chi procura tanta sofferenza vorrei dire: possano incontrare Dio ora come Padre prima di doverlo incontrare come giudice”.

Commovente l’abbraccio con monsignor Sorrentino che, in apertura della celebrazione, gli aveva rivolto queste parole: “Caro fratello Felice metti i piedi, e non è certo nuovo per te, in una terra di Santi: il patrono San Rufino, i compatroni San Rinaldo a Nocera e beato Angelo a Gualdo, San Francesco e Santa Chiara, tanti altri che li hanno seguiti fino al giovanissimo Carlo Acutis. Santi, che attirano il mondo, come ancora s’è visto per l’ostensione appena conclusa dei resti morali del Padre Serafico. Una Chiesa, la nostra, davvero privilegiata. Non potrei tuttavia fingere – le parole di monsignor Sorrentino – dopo vent’anni di ministero, che essa non conosca le odierne fatiche della fede. E si vedono tutte, se solo lo sguardo passa dal numero impressionante di pellegrini, alla vita quotidiana, tra le strade e le case, dove i bimbi diminuiscono e con essi il futuro, e dove la fede perde colpi nella tenuta del matrimonio, nella perseveranza cristiana degli adolescenti e dei giovani, nell’altezza etica della cultura e dei media sempre meno sintonizzati con il Vangelo. Cristo, insomma, non va più dato per scontato. Il Vangelo va riannunciato, come e più del tempo di Francesco”.

SALUTO DEI FRATI A SANTA MARIA DEGLI ANGELI

Prima della messa per la presa di possesso a San Rufino, monsignor Accrocca aveva simbolicamente visitato la città in sei tappe, a partire dalle ore 15.30 con la preghiera in Porziuncola: ad accoglierlo il custode della Basilica di Santa Maria degli Angeli e vicario episcopale per la Basilica, padre Massimo Travascio e dal provinciale dei Frati Minori, fra Francesco Piloni: “La Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna accoglie con profonda gioia il nuovo pastore monsignor Felice Accrocca, studioso appassionato e conoscitore autentico del francescanesimo, la cui lunga esperienza accademica presso l’Istituto Teologico di Assisi testimonia un legame vivo e fecondo con il carisma di san Francesco”, le parole di fra Piloni. “Nel giorno dell’Annunciazione, che richiama anche il 25 marzo 1569, quando fu posta la prima pietra della Basilica di Santa Maria degli Angeli – aggiunge padre Travascio – questo inizio assume un valore ancora più significativo. Nell’ingresso del vescovo nella sua nuova diocesi proprio alla Porziuncola riconosciamo un segno provvidenziale, e alla Beata Vergine degli Angeli tutta la Fraternità francescana affidiamo il suo ministero perché sia ricco di ogni grazia e benedizione”. Dopo la preghiera e l’omaggio floreale in Porziuncola nella Cappella del transito il nuovo vescovo ha salutato uno ad uno i frati della comunità francescana.

ACCOGLIENZA AL SERAFICO

Alle ore 16 il vescovo ha incontrato, al Serafico di Assisi, la presidente della struttura, Francesca Di Maolo, accompagnata dal cappellano, fra Alfredo Avallone, da alcuni ragazzi e dagli operatori. “L’inizio del cammino di monsignor Accrocca, con lo sguardo rivolto ai più fragili, mostra fin da subito il tratto del suo ministero. La visita al Serafico lo conferma: non un gesto simbolico, ma l’impronta di un futuro che sceglie la prossimità”, le parole di Di Maolo. Il vescovo ha preso la parola sottolineando come Fra Ludovico da Casoria, (Fondatore del Serafico n.d.r.) “è stato un uomo che ha tradotto in maniera concreta il concetto dell’amore. Grazie – ha aggiunto – per quello che siete e per quello che fate”. Uscendo dopo il discorso ha salutato uno ad uno i ragazzi.

PREGHIERA A SAN FRANCESCO E SALUTO DEL CUSTODE

È seguita la preghiera nella Basilica di San Francesco, dove monsignor Accrocca è stato accolto dai francescani conventuali e dal custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni. “Come frati – le sue parole – abbiamo il privilegio di conoscere e apprezzare mons. Felice Accrocca da molto tempo, soprattutto per la sua profondissima competenza negli studi francescani, sempre messa a disposizione con chiarezza e particolare capacità divulgativa. Negli incontri con lui abbiamo potuto anche riconoscere la sua empatia a livello interpersonale e intuire la sua bella sensibilità pastorale, segnata sicuramente dall’amore per Francesco d’Assisi e la sua spiritualità”.

PREGHIERA SULLA TOMBA DI SAN CARLO ACUTIS E INCONTRO CON I GIORNALISTI

Terzultima tappa del pomeriggio, la preghiera al Santuario della Spogliazione dove monsignor Accrocca, è stato accolto dal Rettore del Santuario, padre Marco Gaballo, dai genitori di San Carlo Acutis e da una rappresentanza di giovani, per un breve momento di preghiera e un breve momento con la stampa “Dobbiamo pregare per la pace del mondo prima che scoppino altre guerre e trovare la via per sprigionare Francesco. Francesco è un ‘pazzo’ e dobbiamo trovare il modo di slegare questa pazzia. Assisi è una città prodigiosa, si vede da lontano un asse che va da San Francesco a Santa Chiara: Francesco è attuale perché ci ricorda il Vangelo ed è ora che noi cominciamo a fare scelte evangeliche. Il Vangelo non ci consente scelte di testa: parafrasando Pascal, il Vangelo ha delle ragioni che la ragione non ha e noi dobbiamo lasciarci spiazzare dal Vangelo che non ci consente di ragionare con il buonsenso umano. Francesco è una bomba atomica che dobbiamo innescare. Per fare questo – ha aggiunto – dobbiamo fare scelte paradossali: la povertà oggi è una scelta paradossale come anche la non violenza. Sono convinto che noi abbiamo la bomba atomica e che se provochiamo la scissione dell’atomo qualcosa può cambiare”. Rispondendo a una domanda sul suo impegno per le aree interne ha sollecitato i politici a “fare scelte di lungo periodo che vanno oltre al proprio mandato”.

SALUTO ALLE CLARISSE DEL PROTOMONASTERO DI SANTA CHIARA

Alle ore 17.30 la preghiera nella Basilica di Santa Chiara e il saluto alle Clarisse del Protomonastero, dove il vescovo è stato accolto dal ministro provinciale dei Frati Minori, insieme al vicario della comunità dei frati padre Mario Macrì e dalla clarissa esterna suor Chiara Paola.

ACCOGLIENZA IN PIAZZA DEL COMUNE DA PARTE DELLE AUTORITÀ

Prima dell’arrivo a San Rufino, in piazza del Comune l’accoglienza e l’incontro con le autorità civili e militari: a portare i saluti il sindaco della Città di Assisi, Valter Stoppini, insieme alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. “Con grande gioia – le parole di Stoppini – le diamo il benvenuto ad Assisi. Una città aperta al mondo, dove società civile e comunità religiosa convivono per custodire e promuovere il messaggio e i valori di San Francesco. Lei ha seguito il Poverello ben prima di diventare nostro vescovo, come studioso e biografo ha dedicato anni a raccontare la sfida che ha lanciato all’intera società e oggi siamo onorati di accoglierla qui”. “Accogliamo con profonda partecipazione e rispetto – ha aggiunto Proietti – l’ingresso di monsignor Accrocca. È un momento importante per tutta la nostra comunità regionale, che riconosce nel ruolo del vescovo un riferimento spirituale, culturale e civile”.

Nel suo saluto monsignor Accrocca ha sottolineato come “questo nostro incontro segna, nella semplicità, un momento importante, nel quale convengono insieme Istituzioni diverse, poste – ognuna con la propria autonomia e con un proprio fine – a servizio del bene comune. La Chiesa, infatti, non è e non vuole essere estranea alla società in cui vive: vorrebbe anzi costituirne la coscienza critica, ciò che comporta – da parte sua – conoscenza e rispetto delle leggi, un’attenzione vigile a che vengano perseguite legalità e giustizia e siano salvaguardati i valori autentici della persona umana, con un’azione volta a servizio di ogni uomo, a partire dai più deboli, la consapevolezza della necessità di rimanere fuori da ogni interesse di parte, il distacco da quanto esula dalle proprie competenze e finalità. Quanto a me stesso – ha concluso – chiamato da Dio a un compito che sento superiore alle mie capacità, non ho ora che ‘un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere’, quello ‘di poter servire’ non soltanto la Chiesa di Dio che è in Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, ma la città tutta e l’intero territorio diocesano ‘con disinteresse, con umiltà e amore’ (Paolo VI, discorso all’ONU), nel rispetto delle legittime autonomie e dei fini e compiti propri di ciascuna istituzione. Avverto il vostro servizio tanto prezioso per me e per il mio ministero, mentre sento e faccio mie le parole ispirate dei padri conciliari, quando affermarono che «promuovere l’unità corrisponde all’intima natura della Chiesa» (Gaudium et Spes, n. 42). A questo vorrei dedicarmi con tutte le mie forze: possano Iddio, la comunità ecclesiale e la vostra benevolenza e collaborazione sostenermi in questo proposito”.

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