Lirico Sperimentale, applausi calorosi per il debutto di "Lontano da qui" di Filippo Perocco - Tuttoggi

Lirico Sperimentale, applausi calorosi per il debutto di “Lontano da qui” di Filippo Perocco

Carlo Vantaggioli

Lirico Sperimentale, applausi calorosi per il debutto di “Lontano da qui” di Filippo Perocco

Il prima e il dopo di un evento drammatico scandito da una partitura entusiasmante | Sapienti la direzione di Marco Angius e la regia di Claudia Sorace
Sab, 08/09/2018 - 10:57

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Lirico Sperimentale, applausi calorosi per il debutto di “Lontano da qui” di Filippo Perocco

Saremmo tentati di dire che Lontano da qui di Filippo Perocco, al suo debutto ieri sera 7 settembre al Teatro Caio Melisso, rappresenta una tappa fondamentale della storia del Teatro Lirico Sperimentale, oggi alla sua 72ma Stagione. E questo per una serie di motivazioni che hanno a che fare con la qualità strutturale della partitura, per il momento storico-temporale in cui l’Opera viene rappresentata e per il coraggio di un Ente come lo Sperimentale che, nonostante le note difficoltà economiche, non rinuncia alla programmazione della rassegna Opera Nuova, con cui mettere in scena il meglio della composizione originale contemporanea, anche in prima mondiale come nel caso di Lontano da qui.

Se siamo indotti in tentazione, è perchè non riusciamo a liberarci del peccato originale. Ed è così che ascoltando attentamente il lavoro di Perocco, impreziosito  a Spoleto dalla messa in scena e regia ad opera di Claudia Sorace,  della drammaturgia di Riccardo Fazi, delle scene e video di Maria Elena Fusacchia, non riusciamo a non pensare a cosa ha generato Lontano da qui.

Il dramma del terromoto nel 2016, ha lasciato in eredità non solo le macerie materiali e quelle  psicologiche, la necessità di ricostruire una vita sfidando l’ineluttabilità della morte con il sentimento di chi sopravvive, ma obbliga anche a decidere  se il luogo della ricostruzione debba essere lo stesso di prima. In questo senso l’Opera di Perocco può anche essere intesa come una esortazione ad andare lontani, con la mente e con il corpo.

L’attesa dell’evento drammatico, nello svolgersi quotidiano di un rapporto madre  e figlia, in un ambiente  senza struttura, come se ci si trovasse in una rappresentazione pratica del corpo eterico antroposofico, di memoria steineriana, è scandito dalla magnifica partitura di Perocco che sembra ticchettare come un metronomo ogni frazione di tempo,  ogni centimetro percorso dalle due donne, ogni movimento, fosse  quello di vestirsi o lavarsi.

Affascinante dunque l’idea di velare il palcoscenico al boccascena proiettando una serie di dialoghi che si sovrappongono a cantanti e ensemble strumentale che vivono quasi una seconda realtà, mentre sullo sfondo vengono contestualizzate le immagini della natura vivente, oltre la devastazione di ciò che l’uomo costruisce pensando sia per sempre.

Una attesa incessante, dai tempi straordinariamente accorciati dalle note di Perocco, al punto da non avere più una dimensione essi stessi. E se l’effetto in teatro è quello dello straniamento, l’autore in due distinte occasioni tenta di inserire in partitura elementi della memoria umana e del territorio, per ritrovare il punto di svolta, quell’interruttore a cui destinare la decisione se rimanere o andare Lontano da qui.

Ecco dunque emergere le note rassicuranti di quelli che sembrano essere antichi madrigali che, come nella scena in palcoscenico, velano il corpo materiale dell’opera nel tentativo di dare una dimensione alla memoria o di ciò che ne rimane dopo la distruzione.

Come se ci si trovasse nell’opera beckettiana L’ultimo nastro di Krapp, anche le nostre due protagoniste, madre e figlia, nel vivere il “dopo” dell’evento drammatico, cercano di riavvolgere il nastro per ritrovare l’entusiasmo o i brandelli della memoria quotidiana del “prima”, muovendosi  lentamente in scena a ritroso, ripassando negli stessi punti e compiendo gli stessi gesti in senso antiorario, mantenendo palpitante la circolarità ineluttabile di ciò che è, oltre ogni intenzione umana.

Come sempre di grandissima sapienza la conduzione musicale del Direttore Marco Angius, ormai una solida pietra d’angolo della sezione Opera Nuova. Bravissimi, nella oggettiva difficoltà esecutiva della partitura, l‘Ensemble dell’OTLiS e l‘Ensemble L’Arsenale.

La complessità della parte vocale è stata resa con matura sicurezza dal soprano Livia Rado-Figlia, dal mezzosoprano Daniela Nineva-Madre e dal soprano Emanuela Sgarlata-Natura.

L’Opera è stata coprodotta con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia.

Un lungo e convinto applauso ha salutato i protagonisti di Lontano da qui.

Come altrettanto calorosi sono stati gli applausi da parte degli abitanti della Valnerina per l’anteprima del 6 settembre, appositamente a loro dedicata, sempre al Teatro Caio Melisso. Coloro che hanno vissuto il terremoto in prima persona si sono emozionati nel vedere in scena “le proprie case, con i panni stesi o le pecore al pascolo”.

Emozione e bisbiglii in sala quando sono apparse le prime immagini sulla scena. Immagini che raccontavano proprio di quel mondo che gli abitanti della Valnerina vivono nel loro quotidiano. E dopo lo spettacolo, mentre nel foyer del Teatro si consumava un piccolo rinfresco offerto dal Teatro Lirico Sperimentale agli ospiti e protagonisti speciali della serata, la sig.ra Agnese Benedetti, sindaco di Vallo di Nera, ha mostrato tutta la propria commozione nei camerini con gli artisti, così come la sig.ra Stefania Mercantini, curatrice di questo evento per il Comune di Scheggino. Erano presenti abitanti dai Comuni di Cascia, Norcia, Scheggino e Vallo di Nera. 

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Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)


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