Il 20 marzo, appena passato, alle ore 05.14 della notte, i raggi solari intersecavano perpendicolarmente l’Equatore celeste, mentre la linea immaginaria che separa la zona illuminata da quella in ombra del pianeta passava per i poli terrestri. In parole povere, a quel minuto è corrisposto l’esatto momento dell’equinozio di primavera, dal latino “equi-noctis”, (“notte uguale al dì”).
Lungi dal criticare le parole di Loretta Goggi e del suo celeberrimo singolo, “Maledetta primavera”, il ritrovato caldo otterrà probabilmente ovunque un’ottima ed osannata accoglienza.
Nella tradizione pagana, l’equinozio di primavera viene visto come l’avvento della vita e la resurrezione della natura dopo l’inverno. La stagione è quindi celebrata come periodo di grande fertilità e rinnovamento. In Giappone, questo giorno è considerato festa nazionale e lo si trascorre visitando le tombe di famiglia ed onorando i valori familiari. Nella maggior parte dei paesi arabi, l’equinozio corrisponde con il giorno della mamma, festività molto antica legata al culto della divinità della fertilità. Allo stesso modo, in Stati come l’Afganistan, l’India, la Turchia o l’Egitto viene attribuito a questo evento lo statuto di festività.
Parlando di estremi, nel lontano Polo Nord è cominciata una notte lunga 6 mesi, mentre dalla parte opposta è agli albori un dì della stessa durata.
E con la primavera torna l’ora legale. Le lancette si sposteranno in avanti alle due di domani mattina, 25 marzo, e così resteranno fino al prossimo 28 ottobre, data in cui torneremo al naturale scorrere del tempo. Questa convenzione, adottata in tutti i paesi dell’Unione Europea, e in Svizzera, vige in Italia sin dal 1916 – con alcune brevi sospensioni – e garantisce un importante risparmio energetico. Quest’anno Terna ha stimato che risparmieremo complessivamente 630,2 milioni di kilowattora, stimabili in circa 95 milioni di euro.
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