Legge contro l'omotransfobia, salta numero legale e non si discute | Omphalos protesta - AGGIORNAMENTI - Tuttoggi

Legge contro l’omotransfobia, salta numero legale e non si discute | Omphalos protesta – AGGIORNAMENTI

Alessia Chiriatti

Legge contro l’omotransfobia, salta numero legale e non si discute | Omphalos protesta – AGGIORNAMENTI

Riunione Pd in mattinata | L'incontro della comunità LGBTI con Matteo Renzi | Dalla Cgil, "legge sia approvata con da testo in Commissione"
Mar, 28/03/2017 - 12:18

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Aggiornamento ore 15.47 – Alla fine è mancato il numero legale e la legge contro l’omotransofobia in Consiglio Regionale non è stata discussa. Tutto rinviato al prossimo 4 aprile. E’ questo il racconto di una mezza giornata a Palazzo Cesaroni, dove, dopo la discussione di alcuni punti all’ordine del giorno nel question time, intorno alle 13 la seduta è stata rinviata perché i membri di maggioranza erano 10 su 13. Nello specifico erano assenti la presidente Marini, per impegni a Roma relativi alle questioni legate al sisma, la consigliera Carla Casciari, a Strasburgo. Assenti giustificati anche fin dall’inizio dei lavori i consiglieri Marco Vinicio Guasticchi (PD), la cui presenza era garantita dopo le 15, e Raffaele Nevi (FI), mentre altri hanno abbandonato l’Aula durante i lavori. La seduta è stata dunque tolta.

Da Palazzo Donini, insieme all’ufficio della presidente del Consiglio Donatella Porzi, si sono affrettati a chiarire il problema: “stamani – si legge in una nota della Giunta –  dalle ore 11 alle 13,20, la presidente Marini è stata impegnata in una riunione con il presidente del Consiglio dei ministri e i presidenti delle Regioni, per affrontare le tante problematiche post terremoto. La presidente Marini aveva comunque assicurato la sua presenza in Consiglio regionale nella seconda parte della giornata”.

Nonostante il rinvio, e nonostante la legge sia stata illustrata già oggi in prima battuta durante i lavori in aula, i consiglieri del PD, Gianfranco Chiacchieroni e Giacomo Leonelli, i proponenti della legge insieme a Solinas transitato recentemente nel Gruppo Misto, assicurano: “contiamo di proseguire la discussione e di addivenire all’approvazione di questa importante legge che l’Umbria attende da anni, per favorire e supportare una coscienza collettiva che rifiuti l’omofobia, agendo lungo le fondamentali linee dell’istruzione, dalla formazione professionale e dell’integrazione sociale”.

Dopo l’interruzione del Consiglio, il consigliere Leonelli ha avuto un confronto con i rappresentanti di Omphalos, giunti a Palazzo Cesaroni per manifestare in occasione della legge. Durante il colloquio, dai toni comunque civili e pacati, Leonelli ha rassicurato che il 4 aprile la legge verrà discussa e che l’interesse da parte della maggioranza dell’Assemblea c’è. Dal canto suo, Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos Perugia, si è detto “allibito per quanto sta accadendo. Due settimane fa eravamo qui in Consiglio per discutere di un problema relativo alla stessa legge. Oggi ci troviamo davanti a un rinvio. Ci chiediamo: ma c’è ancora una maggioranza in Regione Umbria?”. Un commento che ha a che vedere con l’emendamento presentato nei giorni scorsi dal consigliere del piddì, Andrea Smacchi. “Un emendamento irricevibile“, ha commentato Bucaioni, “che non ha senso a livello regionale. Poteva avere ratio a livello nazionale, ma qui non è ammissibile”.  E che ha a che vedere, direbbero i più dietrologisti, con un regolamento di conti tra le aree cattoliche del partito. Altri definiscono la stessa legge un “cavallo di troia“, che aprirebbe la strada a leggi di più ampio respiro. A riguardo da Omphalos rispondono: “questa è una legge che ha a che vedere con le discriminazioni. Dare questo tipo di lettura sminuisce il senso della legge stessa“. Anche per questo dalla comunità LGBTI chiedono che la legge venga discussa: e chiedono di capire chi è a favore e chi contro al provvedimento. “Abbiamo consegnato una lettera a Matteo Renzi domenica scorsa, il quale ci ha detto che avrebbe lavorato a riguardo. Continueremo a chiedere conto ai vertici nazionali del Pd, per capire se c’è la volontà politica in Umbria che questa legge passi o no”. Poco dopo il confronto con Leonelli, i membri di Omphalos hanno parlato con la presidente del Consiglio, Donatella Porzi, che dal canto suo ha illustrato nello specifico il perché del rinvio dela seduta.

Dopo l’interruzione della seduta non sono mancate le reazioni: “se la presidente Catiuscia Marini avesse delegato un membro esterno della Giunta, non computato ai fini del numero legale, avrebbe consentito, con la sua presenza, la discussione della legge”. Così i consiglieri regionali Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari (M5S), rimarcando che “in Aula mancava il numero legale, poiché i membri di maggioranza erano solo 10 su 13: come non di rado già avvenuto, nemmeno il minimo sindacale per far funzionare l’Assemblea”. Gli esponenti dell’opposizione sottolineano che “negli ultimi 15 giorni la maggioranza in Regione Umbria non ha trovato un accordo minimo nel suo seno e anche oggi non c’erano i numeri in Aula. Avremmo votato la legge sull’omofobia, ma Catiuscia Marini era assente: eppure poteva tranquillamente spedire l’assessore esterno a Roma per l’ennesima riunione sul terremoto, finora gestito a suon di annunci. Con ogni evidenza non c’è stata la volontà, al di là di parole, annunci, grafiche sui social, ma solo la cinica pretesa di tenere saldamente i piedi su due staffe, nonostante impegni assunti addirittura da 10 anni. Il Pd sia per una volta responsabile e riporti in Aula la legge, con tutti i crismi, fugando i residui dubbi sul piano procedurale, in modo da assicurare il rispetto delle regole democratiche, a garanzia di ognuno”.

Immediata la reazione anche da Arcigay: “uno spettacolo imbarazzate e indegno“, ha affermato il segretario Gabriele Piazzoni, che si scaglia contro l’Assemblea legislativa della Regione Umbria. “Oggi quell’aula ha fatto arrossire di vergogna tutto il Paese: non bastassero i teatrini puerili e omofobi degli integralisti, allarma l’evidente mancanza di responsabilità della forza di maggioranza, il Partito Democratico, che firma la proposta di legge ma poi non è in grado di garantire le presenze in aula per procedere al voto. Un ostruzionismo calcolato, un fuoco amico imperdonabile rafforzato dalla complicità del M5S che, quando si tratta di fare malapolitica, si presta volentieri a far da stampella ai suoi nemici giurati. Questo nulla di fatto è la sintesi sconcertante della politica italiana oggi, in cui i partiti non esprimono più un paradigma di valori e un programma politico, ma sono solo il terreno in cui si consuma una lotta tra bande autoreferenziale e disinteressata alla vita e ai bisogni delle persone. La fumata nera di oggi è il simbolo eloquente di una politica allo sbando, incapace di corrispondere alle attese minime dell’elettorato e alla continua ricerca di alibi. Agli eletti e alle elette che oggi hanno utilizzato i giochetti dell’aula per sabotare l’approvazione di una legge a tutela delle persone discriminate, assicuriamo che ogni ora che ci separa da quel voto sarà un’ora di rabbia e di vibrante protesta”, conclude Piazzoni.

Dalla minoranza a Palazzo Cesaroni, si alza una voce univoca, ossia quella del Consigliere Claudio Ricci (Ricci presidente), il quale ha ribadito che voterà no il prossimo 4 aprile, perché “sono per la famiglia tradizionale”. “Qualunque sia l’esito del percorso normativo – affermano invece da Lega Nord –  l’incompatibilità sostanziale ormai evidente delle varie anime del Pd, ricade sulla testa dei cittadini umbri con politiche inconcludenti e scelte errate”.

Ore 12.18 – Tempo di legge, tempo di voto. Arriva questo pomeriggio, nell’aula del Consiglio Regionale dell’Umbria, a Palazzo Cesaroni, la discussione sulla legge contro l’omotransfobia, che tanto negli ultimi giorni ha fatto discutere, a seguito, in particolare, della presentazione di un emendamento da parte del consigliere del Pd, Andrea Smacchi, definito da Omphalos “salva omofobi”.

Legge contro l’omotransfobia, bagarre tra Smacchi e Marini per emendamento “salva omofobi”

Questa mattina, dopo la ‘bufera’ e le spaccature tra le varie anime del PD a proposito della legge, riunione a porte chiuse in Regione Umbria tra i membri del gruppo: sull’esito c’è il massimo riserbo e bocche cucite da parte degli stessi rappresentanti. Nel frattempo, Omphalos, come già annunciato nei giorni scorsi e proprio in occasione della discussione in Consiglio, arriva in piazza e organizza un presidio, convocato per le 14.30 di oggi pomeriggio, “con tutti i cittadini e le cittadine che credono in un mondo più giusto e più inclusivo”, scrivono dall’associazione sulla loro pagina Facebook. Una linea che l’associazione intende mantenere, anche a fronte di quanto accaduto al 110 Cafè a Perugia, domenica 26 marzo, quando i rappresentanti della comunità LGBTI umbra hanno incontrato il segretario del PD, Matteo Renzi, per chiedere che, dopo i provvedimenti nazionali, anche a livello locale si approvi una legge nel suo testo integrale e senza modifiche, dopo un iter durato circa 10 anni. Chiaro e netto, naturalmente da parte di Omphalos, la condanna nei confronti dell’emendamento di Smacchi.

In una sua nota, la Cgil regionale chiede “l’approvazione del testo così come licenziato dalla commissione consiliare, visto che non sarebbe utile inserire il richiamo suggerito dal consigliere Smacchi attraverso il suo emendamento all’art. 1. Infatti, quell’emendamento rischia di creare sacche di legittimazione di comportamenti discriminatori in molti ambiti. Comportamenti che dovrebbero essere stigmatizzati e non legittimati da una norma ‘salvacondotto’. Se è vero che la Costituzione garantisce la libertà di espressione, è altrettanto vero che questa libertà non deve essere usata per diffondere odio, paure infondate o discriminazioni, come spesso accade. Il dubbio che questo emendamento salti fuori a pochi giorni dall’approvazione del testo per fini strumentali ci sembra più che fondato. Auspichiamo che la politica ritrovi il coraggio di essere guida laica e disinteressata, soprattutto in tema di diritti, come ha saputo fare in passato con la formulazione di norme di civiltà che sono state e sono ancora alla base del nostro vivere quotidiano: dalla riforma del diritto di famiglia, alla legge 194 e alla legge Basaglia. Tutte norme realizzate in tempi politicamente molto più difficili dei nostri, ma in cui il faro era il bene comune nel lungo periodo, e non il perseguimento di obbiettivi minimi dal corto respiro. Ci auguriamo – concludono dal sindacato – quindi che la legge non venga svuotata del suo significato profondo attraverso l’accoglimento della mozione Smacchi e che l’Umbria dimostri ancora una volta di essere terra di diritti e di inclusione”.
Sulla questione è intervenuto anche Monsignor Sorrentino, dalla Diocesi di Assisi, Gualdo Tadino e Nocera Umbra:persone di diversa ispirazione – cristiana e non – mi chiedono di esprimermi, come pastore, sul dibattito a proposito della legge mirante a respingere ogni sorta di discriminazione legata a orientamenti sessuali. Premetto che il nostro compito di pastori, in genere, si svolge più volentieri nei tempi lunghi dell’evangelizzazione e dell’educazione. Non amiamo interventi estemporanei, e tanto meno quelli che possano dare anche solo l’impressione di interferenze nei legittimi processi di decisione democratica delle assemblee rappresentative.
Sento tuttavia di non poter deludere quanti si aspettano una parola. E da Assisi, luogo simbolo di pace e di dialogo, questo non può che essere un appello accorato alla reciproca comprensione, alla attenta riflessione, alla comune responsabilità.
Quanti hanno a cuore i valori della convivenza ispirata a questi valori, non dimentichino che il tema della famiglia, nella sua verità naturale che fa di un uomo e una donna partners di vita stabile e generatrice di figli, non è una questione marginale. Ne va del presente e del futuro della società.
Il rispetto per altre forme di unione e per le persone che, a diverso titolo, le scelgono, non può giungere a mettere in sordina il valore della famiglia. L’espressione ferma e la testimonianza credibile di questa convinzione, pur sempre nel rispetto delle persone di diversa opinione, è vitale per un dibattito che faccia crescere insieme la libertà, il buon ordine sociale e la democrazia. L’obiettivo di scongiurare la discriminazione in base agli orientamenti sessuali dei singoli è plausibile. Ogni persona merita rispetto, accoglienza ed anzi, cristianamente, amore. Ciò non esime tuttavia dalla valutazione etica dei comportamenti oggettivi. Nessun bavaglio può essere messo ai pensieri e alle parole, tanto meno alla coscienza, e la democrazia senza dibattito è destinata a degenerare nel totalitarismo del pensiero unico.
Lo stile esagitato e gli insulti reciproci non servono. Nel solco di san Francesco, che non esitò a scrivere una lettera ai governanti, chiedo ai credenti l’impegno della preghiera e della testimonianza, mentre invio un cordiale saluto a quanti, nella pubblica opinione o nei luoghi della politica, sono impegnati nel dibattito su questi temi cruciali”.

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