L'ASSOCIAZIONE "CASA ROSSA" RICORDA L'IMPEGNO DEL COMUNE A INTITOLARE UNA VIA A FRANCO SPITELLA - Tuttoggi.info

L'ASSOCIAZIONE “CASA ROSSA” RICORDA L'IMPEGNO DEL COMUNE A INTITOLARE UNA VIA A FRANCO SPITELLA

Redazione

L'ASSOCIAZIONE “CASA ROSSA” RICORDA L'IMPEGNO DEL COMUNE A INTITOLARE UNA VIA A FRANCO SPITELLA

Lun, 03/01/2011 - 10:26

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di Aurelio Fabiani (*)

4 anni fa, alle ore 21 del 2 gennaio 2007, moriva Franco Spitella. Oggi torniamo a chiedere il rispetto dell'impegno della città di dedicargli la via dove abitò fino alla morte. Franco era un uomo di fede e un soldato. Fede nell'uguaglianza tra gli uomini, soldato della libertà. Nulla a che vedere con i politici di oggi e di ieri, di sinistra e di destra, era un comunista e tale è restato fino alla morte. Pur in possesso di una memoria di ferro, capace di recitare senza alcuna esitazione la Divina Commedia o interi brani delle opere di Stecchetti ( pseudonimo di Olindo Guerrini), e di una viva intelligenza, ha sempre rifiutato di far parte attiva del circo della politica, da sempre disgustato dagli arrivisti e dagli opportunisti. Ciò non gli ha impedito mai di fare il suo dovere e di tenersi stretta in tasca la tessera comunista, del PCI prima, di Rifondazione poi, e di essere il 25 aprile, portabandiera, quale glorioso combattente, dell' Anpi di Spoleto. Ricordo il giorno della sua morte, straziante, come una scena di guerra. Cesare (il badante di Franco) mi telefona e piangendo mi dice che “sta morendo”, mi implora di correre subito come Franco gli aveva lasciato detto, mi precipito, salgo le scale e mi trovo Franco steso su pavimento, sopra di lui gli uomini del pronto soccorso, che provano e riprovano ad animarlo, ce la mettono tutta, ma alla fine sono costretti ad arrendersi. Tre quarti d'ora d'agonia e poi la fine. Ricordo il suo funerale, il corpo di Franco steso sul letto nella divisa Garibaldina. Poi al cimitero, intorno alla bara tanti giovani, e vecchi compagni partigiani, di Spoleto, di Terni; l'orazione funebre, del Sindaco, la mia, quella del Presidente dell'ANPI, della nipote Vanessa.Ho tanti forti ricordi di questo soldato della libertà. Quelli che ho conosciuto attraverso il suo memoriale, quelli che ho visto con i miei occhi, quelli che ha raccontato alle mie orecchie. Ricordi che partono da lontano, da molto lontano, dal 1939, quando venne rimandato a settembre in tutte le materie per cattiva condotta, a seguito di uno scontro violento con chi facendosi beffe della libertà di un popolo, festeggiava la presa di Barcellona da parte di falangisti.Poi la Resistenza sulle Montagne, siamo nel 1943 e poi nel 1944, a Monteluco con una audace azione salva la vita a 4 ragazzi destinati alla fucilazione, arrestato fugge dal carcere della Rocca calandosi con le lenzuola da un'altezza di 35 metri, portandosi dietro 13 compagni di fuga. Partecipa alla battaglia di Mucciafora e a stento riesce a sottrarsi al rastrellamento e al massacro che ne segue. Un mese dopo viene di nuovo arrestato e portato a Perugia per essere fucilato. Ma grazie all'aiuto di alcuni partigiani e di un magistrato che nasconde la sua pratica arriva il 10 giugno e può di nuovo fuggire dal carcere mentre i fascisti sono allo sbando.Nel 1956 scrive la satira: “nella comoda poltrona”, dove parla di “aristocrazia, dispotismo, oligarchia” come mali che tornano anche tra chi governa in nome del proletariato. Ricordo, era il 1991, quando un pomeriggio entrò nella sede di Rifondazione, allora a Pontebari, un personaggio che era già stato tutto o quasi, Assessore, Presidente della Comunità Montana e via dicendo e che nel momento dello scioglimento del PCI lo aveva trattato a male parole, dicendogli di aggiornarsi invece di continuare a parlare di comunismo; quando Franco lo vide andò su tutte le furie, urlando a tutti, se entra questa gente esco io, e così fece, sbatté la porta e si allontanò. Ricordo, era il 2005, come brillavano gli occhi di Franco mentre mi raccontava come aveva difeso la nostra comune convinzione politica nel Partito ( sempre controcorrente, ma così forte tra noi a Spoleto), dalle insinuazioni di chi voleva con maldicenza far passare lui come un vecchio incapace e me e gli altri compagni come coloro che lo plagiavano. Volle dettarmi, parola per parola, quella discussione che lo fece tanto arrabbiare, parole tutte che io caramente conservo.

(*) Associazione Culturale Casa Rossa

Il testo inviato all'Amministrazione comunale:

“L'Associazione Culturale Casa Rossa, si rivolge al Sindaco della città di Spoleto, agli Assessori alla Cultura e alla Pubblica Istruzione, ai membri della Giunta, perché sia dato adempimento all'impegno preso dalla precedente Giunta Brunini, in sede di Consiglio, per bocca dello stesso Sindaco, di dedicare una via della città al Partigiano Francesco Spitella, Croce di Guerra al Valor Militare, e segnatamente la strada che oggi porta il nome di via delle Mura, sulla quale si affaccia l'abitazione in cui Spitella abitò dal dopoguerra fino alla morte. L'impegno venne preso dalla Giunta poco tempo dopo la morte di Spitella, contestualmente ad altri simili, come quello di dedicare una via ai militari italiani morti nella guerra irachena a Nassyria ( preso lo stesso giorno), con la promessa di assolverli quanto prima, a partire dal momento in cui sarebbero riprese le intitolazioni, cosa che è avvenuta recentemente, come gli organi di stampa hanno registrato. Siamo quindi a ricordare quell'impegno e a chiedere quanto prima ( non sono certo materie complesse, ne scelte economicamente costose ) che si proceda all'atto conseguente a quella manifestazione di volontà. Rimaniamo in attesa di una Vostra risposta, certi che quella volontà allora espressa dalla Giunta Brunini, di dare il giusto rilievo, nel ricordo della città, ad una delle figure che più si impegnarono per la libertà, pagando con la galera e il rischio della fucilazione il proprio atto di coraggio, oggi non è venuta meno.”


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