Incontro al Ministero, la piattaforma per la E45

Incontro al Ministero, la piattaforma per la E45

Le soluzioni al vaglio per limitare la grave crisi legate alla chiusura | Intanto i distributori chiedono la cassa integrazione straordinaria

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Riaprire il prima possibile la E45, chiusa a seguito del sequestro del viadotto Puleto (da parte della Procura di Arezzo) perché considerato a rischio crollo. Istituzioni, associazioni di categoria e tanti automobilisti e autotrasportatori, insieme a coloro che vivono e lavorano soprattutto nella zona nord dell’Umbria, cercano di capire chi abbia ragione, tra l’Anas che continua ad assicurare che su quel viadotto si può transitare ed i magistrati che prefigurano una possibile sciagura come quella di Ponte Morandi a Genova.

Alla vigilia del vertice che si terrà martedì al ministero delle Infrastrutture per vagliare le possibili soluzioni, Figisc Umbria, l’associazione dei benzinai che aderiscono a Confcommercio, attraverso il proprio presidente regionale, Giulio Guglielmi, lancia l’allarme per la ventina di impianti di distribuzione del carburante attivi lungo la E45, messi in ginocchio dalla sua chiusura. Ad essere penalizzati, infatti, non sono solo quelli più vicini al tratto sotto sequestro, nell’Alta Valle del Tevere, che in alcuni casi sono stati costretti alla chiusura per assenza di traffico. Anche gli impianti nei pressi di Perugia registrano una riduzione degli introiti di circa il 50%. Perché a crollare non è solo la vendita dei carburanti, ma anche di tutti i servizi accessori, a cominciare da quelli di pubblico esercizio.

“Il danno è già enorme – commenta Guglielmi – la preoccupazione è tanta. L’incertezza sui tempi di soluzione della vicenda E45 aggrava la situazione di tanti colleghi che stanno vivendo la chiusura della superstrada come una vera e propria calamità. Le nostre sono piccole imprese, ma insieme pesano nell’economia di questa regione: in questo momento sono a rischio almeno 100 posti di lavoro e il futuro di altrettante famiglie”. A rischio, infatti, ci sono un centinaio di posti di lavoro. Per questo Figisc Umbria ha chiesto alla Regione di farsi carico della necessità di adottare in modo urgente misure di integrazione al reddito dei lavoratori di tali aziende, reintroducendo la cassa integrazione salari straordinaria in deroga, per la sola causale legata a situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori.

Le proposte da portare al Ministero

Intanto, in vista dell’incontro al Ministero, enti e associazioni della Valtiberina toscana e della Valle del Savio hanno presentato una piattaforma comune, con una serie di proposte. Questi cinque punti della piattaforma per la E45, in sintesi:

– accelerare l’interlocuzione di Anas con la Procura affinché si valutino tutte le ipotesi di riapertura della E45, anche con soluzioni parziali e/o di traffico gestito ove non sia possibile una riapertura totale,
sempre nel rispetto delle condizioni di sicurezza e garanzia dell’incolumità;

– accelerare, adottando procedure di somma urgenza, l’affidamento e l’esecuzione dei lavori di manutenzione della E45 da parte di Anas, a partire dal Ponte Puleto, ma riguardanti in generale tutta l’asta della E45;

– l’immediata acquisizione da parte di Anas del tratto della ex S.S. Tiberina 3bis che collega Pieve Santo Stefano a Canili;

– l’immediata attivazione di un piano di emergenza, con relativo stanziamento di fondi capienti e adeguati per il risanamento della viabilità alternativa, a partire dalla urgente sistemazione della strada ex S.S. Tiberina 3bis del Tratto da Pieve Santo Stefano a Canili, ma riguardante anche le strade SP 137, SP142, SP 53 e SR 258 in entrambi i versanti emiliano-romagnolo e toscano, che usciranno dissestate dal
traffico dirottato sulle stesse;

– prevedere sin da subito misure straordinarie di sostengo economico, quali: sgravi fiscali alle aziende locali di ogni settore produttivo per sostenerle in vita; strumenti di sostegno al reddito (ammortizzatori
sociali) per i lavoratori colpiti da cessazione o riduzione dell’attività lavorativa; contributi diretti alle famiglie ed ai lavoratori costretti a subire aggravi di costi, anche per i disagi causati dalla modifica dei
tragitti casa-lavoro e casa-scuola, con conseguenze negative anche sulle imprese di autotrasporto merci e persone.

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