Il nuovo Pd riparte da Bocci (con Marini)

Il nuovo Pd riparte da Bocci (con Marini)

Dall’Assemblea investitura (quasi) unitaria per la segreteria | Così si è arrivati al “compromesso storico” | Pensi-Meloni l’alternativa giovane spinta da Leonelli

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Il nuovo Pd umbro riparte da Gianpiero Bocci. Con la benedizione della governatrice Catiuscia Marini e l’investitura quasi unanime dell’establishment del partito. L’Assemblea regionale lo ha “incoronato” nuovo segretario del Pd ad un mese e mezzo dalle primarie. Se così non sarà, vorrà dire che i più alti in grado del Pd regionale non hanno più il consenso della base. E in tal caso, si aprirebbe tutto un altro scenario, in vista delle amministrative del 2019 e soprattutto delle regionali del 2020.

L’Assemblea: presenti e assenti

Davanti al commissario Chiacchieroni, con la presidente Marini ed il segretario in pectore Bocci, ci sono nelle prime file gli assessori Cecchini, Barberini e Bartolini, i consiglieri regionali Guasticchi, Brega, Porzi, Smacchi e, un po’ defilata e con un impegno improrogabile prima della fine della seduta, Casciari. Non c’è Leonelli, che ha già fatto, pubblicamente, tutt’altra professione di fede. Manca anche un altro renziano doc, ora seguace di Zingaretti, l’assessore Paparelli. E poi ci sono alcuni sindaci, come Germani, Presciutti, Betti, al quale prima dell’inizio Bocci sussurra amichevolmente qualcosa all’orecchio. Mancano altri giovani amministratori, che Bocci, dirà poi, intende riportare alla causa comune.

Ubi Bocci, Guasticchi cessat

Se c’è Bocci, Guasticchi farà un passo indietro, è il pensiero comune. Anche se, tra i bocciani, il consigliere regionale è quello che più di altri, in questi anni, ha fatto di testa propria. Ma di uomini di Guasticchi se ne vedono in sala già prima del suo arrivo. E quando fa il suo ingresso al Park Hotel, ai cronisti conferma che è un onore fare un passo indietro. Un concetto che spiegherà poi all’Assemblea, quando Chiacchieroni lo chiama ad intervenire, ringraziandolo per il sacrificio. E Guasticchi spiega che la sua candidatura è stata avanzata “in un momento in cui sembrava che il Pd avesse bisogno di qualcuno indicato da Roma” e da queste ci si è allora sentiti “defraudati“. Una condizione che è cambiata martedì, quando “Gianpiero ha rotto gli indugi“.

Pur nel clima da libro “Cuore” in cui si è svolta questa Assemblea, con così tanti sorrisi da non sembrare un’assise del Pd umbro, Guasticchi non ha rinunciato a qualche stilettata. Ai “politici consumati” che si vogliono ergere “al di sopra delle correnti“, ma il cui successo “è frutto delle correnti“. La seconda, al candidato alla segreteria Pensi, che in un post afferma, in sintesi, che il centro non c’è più. “Errore – ribatte Guasticchi – i moderati sono tanti, anche nella nostra regione“. E almeno su questo, pare che Guasticchi sia in sintonia con Leonelli, preoccupato, anche per la sua storia, che i suoi delfini nuotino troppo e solo nella parte sinistra della vasca.

Marini: “Io e Gianpiero? Già tante volte abbiamo lavorato insieme

E’ poi la volta della governatrice Marini. Che va subito al cuore delle possibili obiezioni: “Non esistono operazioni trasformistiche“. Questa, spiega, è un’operazione che prova a costruire una visione comune, in modo responsabile. Parla del livello nazionale, Marini, dove il Pd è il baricentro dell’opposizione. E del voto amministrativo del prossimo anno in Umbria, a cominciare da Perugia, il cui esito sarà importante anche per la Regione. Un po’ con lo sguardo sotto casa, un po’ all’amata Bruxelles: il voto del 26 maggio 2019, ricorda, sarà anche per la tenuta di un’Europa democratica.

Di fronte a questi appuntamenti, sottolinea Marini, “importante sarà come noi svolgeremo il Congresso“, per unire forze, capacità, esperienze politiche, amministrative, della società civile. Un Congresso che non dovrà essere “una conta dei dirigenti“, un percorso che non deve concludersi il 16 dicembre. Perché il Pd ha bisogno “di tenere tutte le energie“, dice ricordando “le considerazioni fatte da alcuni nostri amministratori, anche di chi è in Regione“.

Poi, l’impegno a lavorare insieme a Bocci. “Lo abbiamo fatto tante volte in questi anni – spiega – a volte con piena sinergia, a volte – ammette – anche con aspri confronti”.

Meteo Bocci: la prossima primavera prevede sereno

Dopo il ringraziamento al sacrificio di Guasticchi, il prescelto ringrazia anche la governatrice. Ricorda i “momenti difficili” attraversati dal loro rapporto, rivendicando però di aver sempre lavorato “nell’interesse generale dell’Umbria”.

Sulla sua candidatura, lanciata ufficialmente innanzi all’Assemblea da Chiacchieroni, all’insegna “dell’unità e del pluralismo“, Bocci dice: “Onestamente non pensavo di candidarmi alla segreteria regionale. E’ stata una cosa molto recente“. Poi aggiunge: “Non intendo essere il candidato di una parte del Pd“. E quasi parafrasando un celebre passo dell’Ecclesiaste, Bocci ricorda che c’è un tempo per ogni cosa: questo è uno di quei momenti in cui “non si può essere aggressivi“, non ci si può contrapporre per mozioni, “non è consentito a nessuno dividere l’Assemblea“.

L’ex sottosegretario previene i possibili colpi di chi proverà a sottrargli lo scettro di segretario. La contrapposizione tra “vecchi” e “nuovi”. “Mai mettere le generazioni contro” ammonisce. Perché “il cambiamento ha bisogno della partecipazione di chi ha qualche anno in più di esperienza“. Di chi può “far crescere i giovani e farli diventare bravi amministratori e dirigenti del partito“.

Altro punto: la pacificazione umbra che annulla le correnti nazionali. “Che il Congresso regionale non sia dentro quello nazionale non è un limite – afferma – ma un’opportunità“. “Noi – è il suo appello – dobbiamo costruire la casa dei democratici umbri“.

Del resto, proprio in quelle ore il segretario nazionale Martina rassegna le dimissioni. Un atto annunciato, è vero, ma qui nessuno ne tiene conto.

E lo racconta, Bocci, il partito che immagina in Umbria: a “gestione collegiale”, “inclusivo”, dove “ci sono tutti, con responsabilità”, perché “sensibilità diverse sono una ricchezza”, purché si trovi “un denominatore comune”. Un partito “in cui dare spazio a giovani e competenze”.

Un partito che pensi positivo: “Quando il Pd è stato unito ha sempre vinto”. E la mente va alle sconfitte di quest’anno, specie alle politiche, dopo la Notte dei lunghi coltelli in cui sono state formate le liste con le caselle dell’uninominale. Un partito che intanto superi la paura dopo le ultime batoste: “Lasciamoci dietro le preoccupazioni” è l’invito di Bocci ai democratici dell’Umbria, per i quali prevede che “la prossima primavera sarà bella”.

La trattativa

L’Assemblea perugina che aveva dato il via libera alla candidatura di Giuliano Giubilei aveva anticipato il nuovo corso democratico in Umbria, all’insegna del serrate le fila per evitare di consegnarsi al nemico prima ancora della battaglia.

Evidentemente, ottobre porta consiglio. Il rientro in grande stile di Bocci, in realtà, è maturato infatti già all’inizio del mese. E non a caso l’ex segretario in questi ultimi giorni è stato avvistato più volte in piazza Italia.

Il primo punto della trattativa è stata l’assegnazione “bocciana” della futura segreteria del partito. Nel nome del capo? Da Umbertide, Giulietti, che con Bocci aveva condiviso la bruciante sconfitta alle politiche, ha dato subito il proprio nullaosta. Marini, pare, avrebbe preferito qualcuno come la presidente Porzi (nome di garanzia già uscito la scorsa primavera) o l’ex assessore discolo Barberini. No, se Bocci accetta, inutile dare la palla ai centrocampisti, pur talentuosi. Un incontro tra il maestro e il discepolo in una pasticceria di Fontivegge pare che abbia sciolto le ultime riserve. Sarà segretario, dunque. Per una gestione collegiale, però. Ma soprattutto, per approdare dove, si chiedono poi in molti?

(Non) tutto è compromesso

Di fronte all’Impero ricompattato, i ribelli tentano la resistenza intorno al comandante Leonelli. Tra lui e Bocci c’è ancora il conto aperto del collegio di Perugia. L’ex sottosegretario lo vede come il treno buono per Roma da cui è stato fatto scendere malamente dal capo stazione; il consigliere regionale, come la Cambogia dove è stato abbattuto dal fuoco amico.

Se almeno il candidato uscito dall’accordo Marini-Bocci non fosse quest’ultimo, una mediazione si può trovare. Ma la pallina esce sulla ruota di Bocci. E non si sposta. Così in mattinata, prima dell’Assemblea dell’investitura, la conferenza stampa, ritardata di un giorno, con cui il ticket dei membri dell’ex segreteria Leonelli, Andrea Pensi e Simona Meloni, tenta di fermare la restaurazione. Che poi, fa notare qualcuno, proprio perché loro sono appena usciti dai vertici del partito, la rivoluzione potrebbe essere quella di Bocci. Punti di vista.

Le ambizioni di Pensi e Meloni

Mettere in campo idee nuove e una nuova generazione che sappia interpretarle, fuori dai correntismi esasperati, al riparo da unanimismi di facciata, ma dentro a un progetto partecipato che possa imprimere un cambio di passo all’Umbria e ai suoi territori. Questa l’ambizione dei giovani Andrea Pensi (sindaco di Gualdo Cattaneo) e Simona Meloni (dipendente della Perugina Nestlé).

Il nostro percorso – spiegano – non nasce oggi: abbiamo incontrato nelle scorse settimane militanti e simpatizzanti con cui abbiamo condiviso tracce e spunti, ma vogliamo che la nostra mozione cresca nel confronto e nella partecipazione e sia scritta da quanti vorranno fare un pezzo di strada insieme a noi”.

Un progetto autonomo, sia rispetto “alle dinamiche locali”, sia rispetto “alle tensioni del congresso nazionale”.

Ed a prevenire il messaggio che dà lì a poche ore arriverà dall’assemblea, lamentano quanti accaduto nei Congressi dove, “nel nome di una presunta unità”, sono prevalsi “patti consociativi che non hanno prodotto altro effetto se non quello di delegittimare un attimo dopo i gruppi dirigenti”.

È successo anche con la segreteria di Giacomo Leonelli, lamentano, ed è un errore che il Pd non deve ripetere.

La parola più ricorrente è “giovani”. Spinti da tanto entusiasmo.

Ma con quale autorevolezza? “L’autorevolezza sta nella forza della condivisione e della partecipazione – rispondono – e si misurerà anche sulla capacità di sedersi a un tavolo con il governo regionale e concertare la necessità di una accelerazione forte su alcune tematiche, come ad esempio le liste d’attesa in sanità, le infrastrutture, la tutela dello stato sociale”. Avviso alla presidente Marini.

E poi a tutti gli altri big del partito stretti intorno a Bocci: “Se vinceremo – afferma Pensi – risponderemo a quella maggioranza che ci ha eletti, non ad accordi tra correnti, e ovviamente ci faremo carico della sintesi che serve per creare percorsi unitari. L’unità è un elemento che sta a cuore ai nostri elettori, prima ancora che a noi, ma riteniamo che questa possa arrivare solo all’esito di un congresso fatto per confrontarsi, non prima”.

E se resistenza non avrà la meglio? “Se saremo minoranza – ancora Pensi – non negheremo la nostra disponibilità al segretario”.

Poi, il rimprovero per quell’appello alla candidatura unitaria che arriva da chi ha affossato la disponibilità di Walter Verini “che si era proposto come traghettatore e che non ha ricevuto nemmeno il rispetto che gli sarebbe stato dovuto”.

Meloni indica il primo obiettivo: “Smettere di fare di questo partito un campo di battaglia. E mettere insieme le idee migliori, le persone migliori, le competenza migliori”. Frase che, curiosamente, ripeterà qualche ora dopo anche Bocci.

Leonelli tra passato e futuro

Passa poco dalla conferenza stampa di Pensi e Meloni che arriva l’appoggio ufficiale, del resto noto a tutti, di Leonelli. “Sono due giovani che non vengono dal nulla” esordisce. “Giovani” è ancora la parola chiava. L’altra è “competenza”. I giusti interpreti di quella “nuova generazione del Partito democratico” che “deve avere il coraggio di metterci la faccia, uscendo dagli ‘ombrelli’ delle correnti e dei capicorrente di turno”.

Poi la critica all’unità, “come se un accordo fra le tante anime interne, in particolare tra le più forti – spiega Leonelli –  fosse il viatico ad una fase di pacificazione del Pd. Niente di più sbagliato!”. E ricorda la sua esperienza di segretario: “Io, per esempio, fui eletto in seguito a un accordo ‘largo’ e che sulla carta metteva insieme ‘le tante anime’ che, però, dal giorno dopo e per 4 anni, hanno innescato tensioni e logoramenti con gli effetti che purtroppo tutti conosciamo”.

Da qui il sostegno al progetto di Pensi e Meloni, “gli unici – secondo l’ex segretario – a poter portare avanti un progetto di innovazione per il Pd e per l’Umbria”.

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